Oceano Blu: perché è ancora possibile (e come) applicare la strategia dei mercati inesplorati | Economyup

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Oceano Blu: perché è ancora possibile (e come) applicare la strategia dei mercati inesplorati



Ideata nel 2005 da W. Chan Kim e Renée Mauborgne, nel corso degli anni teoria dell’Oceano Blu non ha mai perso il suo valore. L’Osservatorio Startup Intelligence del Polimi ha organizzato un evento sul tema con 130 manager. Ecco come hanno lavorato per attualizzare la strategia, applicando metodologie innovative

di Filippo Frangi

06 Nov 2020


Oceano Blu

La Blue Ocean Strategy (Strategia Oceano Blu) è stata ideata nel 2005 da W. Chan Kim e Renée Mauborgne, entrambi docenti all’INSEAD, con l’obiettivo di descrivere il concetto del così detto “Oceano Blu”, cioè uno spazio di mercato ancora inesplorato dove potersi inserire ed operare senza competizione diretta.

Si tratta quindi di una teoria sicuramente non nuova, ma che nel corso degli anni non ha mai perso il suo valore e la sua attualità, come strumento fondamentale per differenziare il business delle aziende e individuare strade per allontanarsi da ambienti di mercato eccessivamente affollati e dove la competizione rende sempre più complessa la sopravvivenza (i cosiddetti Red Ocean).

L’Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano ha organizzato il 28 ottobre scorso un evento di sensibilizzazione sul tema della Blue Ocean Strategy, a cui hanno partecipato circa 130 Manager delle 44 aziende partner dell’Osservatorio, con l’obiettivo di avvicinarsi alla teoria e apprendere gli strumenti per adottarla in contesti reali.

Come raccontato da Andrea Rangone, Full Professor del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Intelligence, nel corso degli anni diverse aziende sono state capaci di sfruttare opportunità di mercato individuando un Oceano Blu in cui inserirsi: Tesla, Nintendo, Apple, Cirque du Soleil, Nespresso, Ebay, solo per citarne alcune tra le più note. Ma è ancora possibile individuare spazi di mercato inesplorati? In un contesto nel quale sempre più settori si trovano a dover affrontare fenomeni di disruption a causa di nuovi attori nativi digitali, la sfida non è concentrarsi unicamente sulla concorrenza, ma sfruttare conoscenza e innovazione per creare nuovi mercati in cui operare.

Andrea Rangone, Full Professor del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Intelligence

Gli Oceani Blu possono nascere dalla creazione di mercati totalmente nuovi, come nel caso di Ebay che ha fondato il mercato delle aste online, oppure tramite l’alterazione dei confini di mercati esistenti, come nel noto caso del Cirque du Soleil, che ha dato nuova veste all’industria circense, traendo spunto da mercati limitrofi come il teatro e il mondo musicale e dei concerti. Che si tratti di nuovi mercati o di modifiche di condizioni esistenti, posizionarsi in Blue Ocean non significa, solitamente, agire su leve di innovazione tecnologica e progressiva, ma soprattutto sulla capacità di dare nuovo significato a tecnologie, prodotti o servizi esistenti, modificando le proposizioni di valore e creando nuovi significati per il consumatore finale.

Come fare? Tra le diverse metodologie proposte, il Six Path Framework può essere utilizzato proprio come supporto nella fase di esplorazione delle opportunità, suggerendo sei possibili strade che imprese e imprenditori possono seguire per guardare “out of the box” e allontanarsi dal Red Ocean di partenza. Si può guardare ad altri settori, che siano limitrofi o più lontani, così come ha fatto Cirque du Soleil; oppure all’interno dello stesso settore pensare ad altri segmenti di mercato (la WII è nata per attrarre il segmento femminile in un mercato che fino ad allora guardava soprattutto al mondo maschile) o ad altri attori della catena del valore (Nespresso ha inglobato nella sua offerta anche il valore che precedentemente veniva erogato da Bar e Caffetterie). E ancora, si possono considerare i prodotti e servizi complementari all’offerta attuale; si deve mettere in discussione l’attrattività funzionale ed emozionale che attualmente il nostro prodotto ha per i clienti; e infine, si può guardare oltre i confini temporali, ragionando su quelli che potranno essere i trend futuri o rispolverare trend passati per ripensarli e attualizzarli (il desiderio di poter ascoltare musica ovunque non nasce certamente dall’invenzione di iTunes e iPod).

Sono questi alcuni degli spunti su cui hanno potuto lavorare i Manager che hanno partecipato al Workshop del 28 ottobre. Divisi in team composti da aziende differenti, si sono messi alla prova partendo da mercati Red Ocean proposti da alcuni di loro (come il mercato della vendita di energia, i pagamenti in mobilità o le piattaforme di compravendita), hanno analizzato nel dettaglio la situazione di partenza e hanno poi applicato le metodologie apprese durante la giornata (come lo Strategy Canvas e il Four Actions Framework) per provare ad esplorare  nuove opportunità di mercato e cercare di immergersi in Oceani Blu ancora inesplorati. Certamente non una sfida semplice!

Filippo Frangi

Analyst presso Osservatori Digital Innovation