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OPEN INNOVATION

Mario Martinelli (Sisal): “Acquisiamo startup per avere soluzioni innovative in tempi brevi”

di Luciana Maci

10 Apr 2018

Il gruppo attivo nel settore giochi ha da poco comprato una giovane società di Torino che sviluppa software in ambito retail. E sta valutando ulteriori operazioni, come rivela il CIO, che è uno dei giurati dei Digital360 Awards. «È un modo efficace per avere una vetrina delle proposte innovative in circolazione»

Sisal punta sull’acquisizione di realtà innovative per attuare la sua strategia di open innovation. “Abbiamo appena acquisito una giovane società che offre una soluzione software in ambito retail e stiamo valutando altre M&A: ci sembra la migliore modalità per integrare soluzioni evolute in tempi brevi” dice Mario Martinelli, CIO di Sisal Group, prima azienda italiana a operare nel settore del gioco come concessionario dello Stato. Guidato dall’Amministratore Delegato Emilio Petrone, il gruppo è leader nei mercati dei giochi e dei servizi di pagamento, con circa 45mila punti vendita capillarmente distribuiti sul territorio nazionale. Martinelli è da due anni consecutivi tra i giurati dei Digital360 Awardsiniziativa del Gruppo Digital360 per promuovere la cultura dell’innovazione e dell’imprenditorialità in ambito digitale in Italia. Anche questo un segnale di quanto all’azienda stia a cuore esplorare l’ecosistema alla ricerca di idee e contributi esterni. “È un modo interessante ed efficace di avere una vetrina delle proposte innovative attualmente in circolazione” dice il CIO di Sisal. “Il primo anno erano più numerose le soluzioni portate dalle aziende rispetto a quelle delle startup, quest’anno il riconoscimento si focalizza sulle giovani realtà innovative. Bene, perché ci capita spesso di confrontarci con grandi società, meno con le startup”.

Mario Martinelli, CIO Sisal Group

Che cosa cerca Sisal nelle startup?

L’evoluzione tecnologica, la trasformazione digitale e l’aumento della competitività ci hanno portato a focalizzarci sempre più sull’experience dei giochi e sui servizi di pagamento. Perciò siamo interessati a realtà in grado di offrire soluzioni tecnologiche innovative in questi campi. Manifestiamo il nostro interesse sia attraverso operazioni di M&A, sia con l’integrazione di soluzioni innovative individuate attraverso scouting . Lo facciamo anche solo come sperimentazione, senza iniziali velleità di ritorno economico. Abbiamo appena concluso l’acquisizione di una startup di Torino che ha sviluppato una soluzione software per il retail. Il loro asset si interfaccerà con le nostre soluzioni. Noi, d’altra parte, ne agevoleremo la diffusione sul mercato e punteremo a valorizzarla. Ma stiamo valutando anche altre acquisizioni”.

Quali difficoltà avete incontrato nella fase di scouting?

Fino a poco tempo fa non eravamo strutturati per partecipare attivamente a un mondo non facile da intercettare: non sono così frequenti le iniziative di confronto tra industrie e startup in Italia (per inciso, Digital 360 Awards è una di queste). Ma la situazione sta evolvendo rapidamente e le occasioni stanno diventando più numerose rispetto al passato. D’altra parte noi ci stiamo strutturando per seguire lo scouting e valutare le possibilità di collaborazione e le modalità di investimento. Non abbiamo ancora una struttura dedicata a questo tipo di attività, ma alcune delle divisioni maggiormente esposte sulle tematiche dell’innovazione e della Digital Transformation si stanno dando un’organizzazione per potersi focalizzare sull’open innovation. Ci crediamo, è un pillar della nostra strategia aziendale.

Come incrementare la cultura dell’open innovation in Italia?

L’Italia è ancora indietro negli investimenti in startup rispetto ad altri Paesi come Stati Uniti, Israele, Germania o Francia, anche perché il Paese è in generale poco propenso a questo tipo di rischio. Si cerca di andare su investimenti più sicuri rispetto a venture capital o equity crowdfunding. Invece dovremmo fare un salto culturale e adottare una cultura più propensa al fallimento, perché è normale che le realtà innovative possano fallire. D’altra parte abbiamo una regolamentazione che tende a ingessare i processi. Personalmente ho investito su una piccola startup digitale in ambito delivery food, anche per toccare con mano come funziona l’ecosistema, e mi sono reso conto di quanto sia appesantito dalla burocrazia. Benché siano previste agevolazioni, le tempistiche previste fanno salire i costi e diventano penalizzanti, soprattutto per le imprese più piccole.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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