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Mainetti: “Così il Polihub è diventato il terzo incubatore universitario al mondo”

di Giovanni Iozzia

01 Mar 2018

Il CEO dell’incubatore del Politecnico di Milano, Stefano Mainetti, racconta il percorso che ha portato al brillante risultato. «Conta la qualità dei servizi offerti alle startup, il valore generato e l’impatto in relazione al territorio». Dalla valutazione esclusi gli incubatori cinesi e quelli delle università private USA

Un risultato sorprendente per l’ecosistema italiano il terzo posto conquistato dal PoliHub, l’incubatore gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano, nella classifica che ogni anno viene da UBI Global, associazione svedese indipendente che dal 2013 mappa e valuta i programmi di incubazione in 70 Paesi.
Il riconoscimento all’incubare milanese è arrivato in occasione dell‘Incubation World Summit di Toronto.
Questa la classifica finale per il gruppo degli incubatori gestiti direttamente da università:
1) The SETsquared Partnership, United Kingdom, nato dall’alleanza tra le università di Bath, Bristol, Exeter, Southampton e del Surrey,
ex aequo con The DMZ at Ryerson University, Canada
3) PoliHub – Startup District & Incubator, Italy
4)  University of Toronto Entrepreneurship, Canada
5)  Incubadora de Alto Impacto del Tecnológico de Monterrey, Campus León, Mexico

Abbiamo chiesto a Stefano Mainetti, CEO del Polihub, qual è stato il percorso che ha portato a questo risultato, quali sono i criteri di valutazione e che cosa è emerso dall’incontro di Toronto. Ecco la videointervista

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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