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L’open innovation accelera la crescita di Relatech



Acquisizioni di startup e partnership universitarie e tecnologiche sono elementi strategici nella storia del Digital Solution Provider che si propone come partner della crescita digitale. “È l’unica strada percorribile” dice Pasquale Lambardi, ad dell’azienda. Che ora ha anche un innovation manager

03 Mag 2019


Da sinistra: Angelo Aloia, Innovation and Solution Manager di Relatech, e Pasquale Lambardi, Amministratore Delegato dell'azienda

Quella di Relatech è una storia all’insegna dell’Open Innovation. La società, un Digital Solution Provider che si propone come partner tecnologico per accompagnare i clienti verso la trasformazione digitale, ha fatto dell’innovazione aperta un asso nella manica per aumentare business e clienti. Sede principale a Milano (oltre a diversi uffici a Napoli, Rende e Genova), Relatech è stata una pioniera dell’open innovation, avviando collaborazioni con le università e acquisendo startup già dal 2008. “Allora non sapevamo neanche che si chiamasse così. Ma fare innovazione puntando non solo sulle risorse interne ma anche su quelle esterne ci sembrava l’unica strada percorribile”, racconta Pasquale Lambardi, amministratore delegato dell’azienda.

Relatech, una storia di open innovation

La storia di Relatech si divide in tre fasi. La prima è quella che va dal 2001, anno in cui viene fondata come software house, al 2007: “In questa fase emergono due elementi che resteranno una costante dell’azienda. Il primo è la vocazione innovativa, che si riflette sulle soluzioni proposte ai clienti e lanciate sul mercato; il secondo è la diversificazione dei settori: siamo partiti puntando su media ed entertainment, poi ci siamo aperti al mondo bancario e assicurativo, fino ad arrivare, nel 2007, al mondo fashion e luxury” spiega Lambardi.

La seconda fase copre gli anni dal 2008 al 2014: un arco temporale nel quale l’azienda cresce siglando partnership universitarie e tecnologiche. Inizia così l’era dell’open innovation di Relatech: nel 2008 nasce Ithea, spin-off dell’Università di Cosenza, di cui Relatech detiene il 50% (per poi acquisirla completamente nel 2011). “Ithea oggi è un centro di ricerca e sviluppo. È solo l’inizio delle partnership avviate con le università: oggi abbiamo collaborazioni con molte università del Sud Italia, tra cui Rende e Cosenza, Catanzaro, Napoli, ma anche del Nord, soprattutto con gli atenei lombardi. Le partnership con le università significano per noi attività di ricerca: l’ateneo si occupa della parte teorica, Relatech, invece, si occupa di ricerca industriale applicata alle soluzioni lanciate sul mercato” continua l’AD della società. Oltre alle partnership universitarie, in questa fase, iniziano anche le collaborazioni con alcuni player di rilievo del mondo digitale, come IBM che diventa business partner su mobile cloud e analytics.

L’ultima fase della storia di Relatech, quella più recente, l’azienda accelera sia con le partnership tecnologiche che con quelle di open innovation: la società acquista startup in ambiti diversi (da CleardropLab al fine di potenziare le competenze e la presenza nei mercati pharma e retail, a OKT, spin-off universitario calabrese specializzato in cyber security) e intanto si apre a nuovi mercati mediante lo sviluppo di soluzioni legate all’Internet of Things e a nuove aree di business ponendo l’attenzione su nuove tecnologie, come big data, realtà aumentata, intelligenza artificiale, cyber security e cloud.

L’ultima mossa dell’azienda è la creazione, nel 2018, di RePlatform, una piattaforma digitale in cui far confluire metodologie e framework software sia open source che dei partner tecnologici e integrarli, tramite le competenze interne, alla software factory al fine di proporre soluzioni consolidate in ambito Big Data, AI, IoT, Cyber Security. Per il 2019 il piano è di ampliare ulteriormente l’offerta legata a RePlatform grazie ai risultati delle attività di Ricerca & Sviluppo condotte in collaborazione con Università ed enti di Ricerca e creare nuove soluzioni verticali dedicate a specifici mercati. “Il nostro obiettivo – puntualizza Lambardi – è fare innovazione costante con risorse interne ed esterne, compresi player delle moderne tecnologie digitali e portare risposte concrete alle esigenze del mercato. Un buon biglietto da visita per i nostri clienti”.

Dalle università alle startup: due modi di fare open innovation

Relatech dedica al ramo ricerca e sviluppo (che comprende anche le attività di open innovation) il 7-8% del fatturato, che nel 2018 si aggira sui 14 milioni.

La società che si propone come partner della crescita digitale, ha sempre seguito percorsi di innovazione aperta sia con le università sia con le startup. “Le università sono fondamentali per gli studi e le ricerche: sono in grado di anticiparci i trend e le tendenze tecnologiche permettendoci non solo di puntare sulle tecnologie giuste, ma anche di proporre soluzioni innovative al cliente” prosegue Lambardi.

Diverso, invece, il caso delle startup: “Fare open innovation con le startup ci permette di venire in contatto con team selezionati che hanno una formazione specifica su argomenti di nicchia, come ad esempio blockchain, intelligenza artificiale, internet of things. L’obiettivo, dunque, è portare in azienda un know how fortemente specializzato” spiega l’AD. Se da una parte, dunque, le partnership tecnologiche hanno una motivazione legata al business, perché l’obiettivo della collaborazione con i player digitali è la creazione di nuove soluzioni da lanciare sul mercato, le collaborazioni con le startup sono legate più alle competenze e alle idee innovative, di cui spesso proprio le neoimprese sono portatrici.

Non solo. Relatech è un’azienda che punta sia sull’inbound open innovation che sull’outbound open innovation: nel primo caso si intende l’approvvigionamento di innovazione e l’acquisizione di competenze esterne all’organizzazione e lo studio dell’ambiente esterno per identificare, selezionare, utilizzare e interiorizzare le idee. Per outbound open innovation si intende il lancio sul mercato e la commercializzazione di idee sviluppate internamente nell’ambiente esterno dell’organizzazione. “Un progetto di open innovation di cui andiamo fieri è quello avviato con il Polo Biotecnomed dell’Università di Catanzaro che ha realizzato uno studio sull’analisi vocale.

Grazie allo studio e con alcune tecnologie IBM, abbiamo realizzato una soluzione di voice awareness attualmente allo stato prototipale, VoTA (Vocal Tract & Training Alaysis) che grazie all’analisi di determinati parametri, è in grado di evidenziare patologie dell’apparato vocale”

Un innovation manager in azienda

Da un mese Angelo Aloia è l’Innovation Manager di Relatech. “Può sembrare strano che un’azienda che nasce con la vocazione dell’innovazione abbia bisogno di un innovation manager, figura che dovrebbe essere intrinseca nella natura dell’azienda stessa” dice Aloia. Che all’interno di Relatech ha funzioni ben specifiche.

L’Innovation Manager aiuterà innanzitutto l’azienda ad avviare un percorso strutturato nella scelta delle startup da acquisire o con cui avviare percorsi di open innovation. Finora, infatti, Relatech ha scelto le neoimprese su cui investire solo su consiglio delle università o degli incubatori universitari con cui collabora. Ora, invece, saranno lanciate call e contest specifici. Non solo. Il compito di Angelo Aloia in azienda è fare in modo che le iniziative di open innovation lanciate siano in linea con la strategia aziendale. “Il tipo di innovazione che abbiamo in mente non è solo aperta ma anche collaborativa, cioè fra più soggetti in gioco, correndo il rischio di creare divergenze tra quelli che sono gli obiettivi legati all’ambito della ricerca e quelli che sono invece gli obiettivi strategici dell’azienda. È necessario, quindi, governare questo processo”.

Quest’anno Relatech compie 18 anni. E ha grandi ambizioni per il futuro “Abbiamo intenzione di fare nuove acquisizioni e, per i prossimi 2-3 anni, vogliamo concentrarci soprattutto sul mercato italiano. Continuando, però, a diversificare clienti e settori: la tecnologia stessa è in continua evoluzione, ecco perché non possiamo fare a meno della diversificazione. Food, turismo e industria 4.0 saranno i prossimi ambiti su cui Relatech lascerà la sua firma” concludono l’AD e l’innovation manager.