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QUANDO PASSA NUVOLARI

Lo spirito del tempo e il mondo di ieri: innovare in un tempo di paure

di Marco Bicocchi Pichi

12 Ott 2018

Per la sfida di innovare questo è il migliore e il peggiore dei tempi, si può dire citando Dickens. Ci sono grandi cambiamenti ma anche complessità, instabilità, volatilità. Da qui nascono le paure. La missione dell’innovazione è aiutare a superarle. Come? Per esempio attraverso le energie pulite e la creazione di lavoro

Lo scorso 27 Settembre a Trento sono stato invitato a tenere una presentazione in occasione dell’inaugurazione della Scuola d’Innovazione dell’Università di Trento. La scuola d’innovazione di Trento è una prima a livello nazionale in Italia e si propone di fornire – inizialmente a Master e PhD – gli strumenti culturali per analizzare e promuovere l’innovazione in diversi settori. L’approccio è quello interdisciplinare dell’intersezione tra tecnologie ed arti liberali, e fa leva sulle esperienze del Contamination Lab (Clab). La cerimonia di lancio ha ospitato tre “guest speech, due da parte di ospiti internazionali Rudi Kimmie (Kwazulu-Natal University of Durban, South Africa) e Ronald Jonash (IXL Center, United States) ed il mio. In omaggio al profilo internazionale della scuola la cerimonia si è svolta interamente in lingua inglese.

La mia presentazione “Today’s zeitgeist and the world of yesterday; to innovate in a time of fear of the future” ha voluto discutere di innovazione in un tempo in cui per la prima volta dal dopoguerra si sono diffuse in maniera ampia nel mondo occidentale paure e sentimenti contro la scienza e gli esperti.

LO SPIRITO DEL TEMPO

In apertura del World Economic Forum di Davos a gennaio 2017 il Presidente della Cina, Xi Jinping nel suo key note speech iniziò il discorso utilizzando le parole di Dickens nell’incipit del Racconto di due città (A Tale of Two Cities): «It was the best of times, it was the worst of times» facendo riferimento ad un mondo attuale pieno di contraddizioni tra progresso di condizioni materiali, scienze, tecnologie e d’altra parte crisi di terrorismo, migrazione, disoccupazione, diseguaglianze economiche. Grandi sfide da affrontare (anche) con l’innovazione.

Secondo molti osservatori il mondo occidentale ha perso le proprie sicurezze sociali con i quattro attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001 restati nella memoria collettiva come 9/11 o Twin Towers, e le sicurezze economiche con il fallimento di Lehman Brothers il 15 Settembre 2008.

Nel Settembre 2018, dieci anni dopo Lehman Brothers e diciassette anni dopo le Twin Towers, qual è lo Zeitgeist, lo spirito del tempo? (Nota: zeitgeist dal tedesco zeit=tempo e geist=spirito o fantasma).

Cogliamo, amplificato dal tam-tam moderno dei social media che secondo alcune analisi trasmetterebbe le notizie false ad una velocità e con una penetrazione sei volte superiore a quelle vere, una crescita internazionale di movimenti d’opinione che esprimono dubbio verso la scienza (es. movimento novax), opposizione al cambiamento (es. movimenti NIMBY not-in-my-backyard, e NO come NO-TAV, NO-TAP etc.), timore della diversità (es. proteste contro i migranti, xenofobia), e un generalizzato narcisismo (es. selfie mania).

Un profondo osservatore di questo tempo ed interprete del disagio è stato il sociologo Zygmunt Baumann che ha coniato la fortunata espressione “società liquida” e discusso di libertà e della sicurezza. In una intervista ha dichiarato: «Stiamo tornando indietro di 200 anni nelle lotte per democrazia e libertà. Adesso si desiderano più regole. Sicurezza e libertà sono valori fondamentali per la dignità dell’uomo. La sicurezza senza libertà è schiavitù. La libertà senza sicurezza è una sorta di disabilità. Gli uomini, per secoli, hanno cercato di bilanciare le cose e non ha funzionato. Ogni passo avanti per la libertà richiede di rinunciare a parte della sicurezza. Ogni passo verso una maggiore sicurezza implica rinunciare a un po’ di libertà. Non c’è una via diretta per avere sempre più dell’una o dell’altra, è un pendolo che oscilla, spingendo al cambiamento».

Secondo Bauman nella situazione determinatasi negli anni della globalizzazione e post-2008 si è sviluppato un forte timore di perdere quanto acquisito in passato (beni, sicurezze, diritti) e si è spostato il timore dal non poter ottenere ed acquistare in futuro dei beni desiderati al non riuscire a pagare quelli acquistati a debito nel passato. Questa paura influisce in maniera importante sulla domanda di innovazione e sul funzionamento del modello capitalistico che richiede una spinta continua al cambiamento. Dice Bauman: «L’idea della società liquida è che nulla permanga a lungo. Viviamo in un mondo di costanti novità, in cui si invecchia più velocemente di prima».

Ma il cambiamento di questa epoca ha colpito in occidente la classe media, la classe che aveva incarnato il modello di crescita economica e sociale con il “keep up with the Joneses” sostenuto dallo sviluppo dell’industria e della comunicazione di massa. La crescita economica aveva beneficiato tutti (in occidente). L’ordine tripartito, Stati Uniti, Unione Sovietica e “paese non allineati” dominato dalla forza economica e militare americana e fondato sul dollaro americano è stato il sistema in cui si è sviluppata la società del G7 della potenza vincitrice (USA) con gli alleati (UK, Canada, Francia) e le nazioni sconfitte (Giappone, Germania ed Italia) sedi di basi militari USA ed integrate nel sistema di relazioni economiche.

IL MONDO DI IERI

Il “mondo di ieri” è un libro di Stefan Zweig che racconta la sua giovinezza nella Vienna della Belle Epoque e termina nell’orrore di un uomo e di un popolo che si vede privato di tutto: dei propri diritti, dei beni conquistati in tanti anni di lavoro, della libertà intellettuale, del futuro per l’avvento di Hitler e dei nazisti al potere. Termina il libro nel 1942 e poi si dà la morte. Il libro è pubblicato postumo. Il libro attraversa il periodo del primo dopoguerra e di come l’Europa cade nella morsa del nazi-fascismo. Una lettura oggi molto istruttiva. Questo libro ha ispirato anche il bellissimo film The Grand Budapest Hotel del 2014 scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson.

La nostalgia per gli anni della crescita, del “boom economico” per l’Italia suscita una “fuga nel passato” che già era stata colta dagli studiosi di marketing (retrò marketing) [1] e come tendenza storica della civiltà occidentale; secondo Jacques Barzun[2] (2000) vi sarebbe infatti una alternanza e coesistenza di due potenti temi antitetici, il progresso e il primitivismo. Il primo (progresso) caratterizzato da una visione del mondo secolare, scientifica, tecnologica ed orientata al futuro, il secondo (primitivismo) dominato da un profondo senso di perdita, un sentimento di un prezzo da pagare al progresso in termini di distruzione della solidarietà, dell’empatia e vicinanza alla natura del passato.

La fuga nel passato nelle immagini in bianco e nero, in un tempo di gioventù per i genitori dei “baby boomers” e di spensieratezza per gli stessi, coglie solo i simboli positivi. Del resto per protezione, la nostra memoria tende a ricordare ciò che è buono e positivo per allontanare le vicende negative che ci causano dolore; e mitigare i ricordi che ci fanno male è l’effetto più utile della memoria selettiva.

Ma se ci affidiamo solo all’istinto, alla memoria selettiva ragioniamo d’impulso e dimentichiamo la razionalità, l’analisi dei fatti e dei numeri. Si, perché in quei “bei tempi andati” le statistiche ci suggeriscono che tante erano le cose che non erano affatto belle e positive. Quello ieri però anche il tempo della guerra del Vietnam, della Primavera di Praga e di Jan Palach che si dava alle fiamme per la libertà, era Arcipelago Gulag e la repressione del dissenso in Unione Sovietica, era miseria e carestie in Cina ed India, erano morti bianche sul lavoro, immigrazione e cartelli “non si affitta ai meridionali” e tante altre cose che non erano affatto allegre.

Nella mia presentazione in inglese ho utilizzato un acronimo FAST riferito alla crescita ed ai ricordi positivi di quegli anni composto dalle parole Freedom (libertà), Adventure (avventura), Science (scienza) e Trust (fiducia).

Freedom: l’innovazione portata dagli elettrodomestici (lavatrice e lavapiatti, cucina economica e frigorifero) hanno rappresentato una liberazione da fatiche che gravavano sulle donne e contribuito alla loro emancipazione, lo scooter e l’utilitaria hanno dato libertà di movimento e di relazione. Adventure: l’esplorazione spaziale e la conquista della luna pur essendo motivata da ragioni militari, con il programma Apollo fu l’incredibile avveramento dei sogni di avventura di Giulio Verne e del primo cinema – Viaggio nella Luna di Georges Méliès che il meraviglioso film Hugo Cabret di Martin Scorsese ci ha ricordato nel 2011. Science: con il primo trapianto di cuore eseguito dal cardio chirurgo sudafricano, Christiaan Barnard, diventato una vera e propria celebrità mondiale e Trust in un’epoca il Papa Giovanni XIII era autorità morale nel mondo, ed il Presidente John Kennedy era creduto con una larga popolarità. Era un’epoca in cui si credeva alle marche ed alla pubblicità in modo quasi ingenuo e fanciullesco, con il rito Italiano del Carosello.

INNOVARE AL TEMPO DI OGGI

La domanda che un imprenditore, un innovatore si deve porre oggi non può ignorare i sentimenti dello spirito del tempo che influenzano la domanda di beni e servizi e dare per scontato che una novità, una innovazione siano accolte come “progresso” in senso certamente positivo.

Rimane diversa la propensione all’adozione dell’innovazione, al rischio, al cambiamento in diversi paesi e segmenti di popolazione ma è evidente come la segmentazione del mercato, la definizione della value proposition sia più complessa e diversificata in un mondo che in parte guarda “al mondo di ieri” con nostalgia (e senza alcuna razionalità ed analisi di fatti e cifre).

Dobbiamo tuttavia riconoscere che uno “story telling” tutto centrato su sentimenti del tempo del mondo occidentale e G7 o addirittura focalizzato sull’Italia, è al minimo incompleto ma anche fuorviante. Perché se pure la mappa dello Human Development Index (HDI) indica ancora il mondo occidentale come il più ricco e sviluppato negli ultimi anni il trend rapido del “baricentro economico del mondo” si è spostato verso l’Asia.

L’innovazione si misura sul mercato, e lo spirito del tempo ha forti influenze su preferenze, comportamenti, atteggiamenti nei confronti dei prodotti e servizi offerti Nella presentazione ho voluto ricordare alcune definizioni per inquadrare il termine di “innovazione” rispetto a “creatività” ed “invenzione”. La creatività, si riferisce alla generazione di una nuova idea o concetto, l’invenzione all’attività svolta a trasformare una idea creativa in realtà, mentre l’innovazione è la trasformazione di un’idea o concetto in un prodotto/servizio di ampio utilizzo e di successo commercialmente.

Non si deve dimenticare che la maggior parte delle innovazioni sono del tipo incrementale ed innovazione continua e poche, la minoranza sono innovazioni disruptive, innovazioni di radicali di modello di business, prodotto o servizio. E’ importante l’innovazione pervasiva ed industriale con obiettivi non condizionati alla logica dell’asset class dell’alto rischio ed alto rendimento.

La quota di innovazione disruptive caratterizzata da alto potenziale di crescita (scalabile) ed elevato fabbisogno di capitale di rischio è quella d’interesse del modello d’innovazione delle startup e del Venture Capital e si caratterizza per la “legge di potenza” o distribuzione di Pareto con una distribuzione tra insuccessi e successi molto sbilanciata. Si calcola che di mille startup solo da 1 a 3 arrivino ad essere società mature e quotate. In generale si fa riferimento alla proporzione 10-90 per startup ma anche per i fondi VC. In uno studio della società di ricerca Preqin  condotto su n=2.209 venture capital funds tra il 1974 and 2010 al 12/31/2010 i fondi con un TVPI > 2 (Total Value to Paid-In) sono stati 264 pari all’11,95% dei 2.209 fondi analizzati. Di questi l’89% (236) apparteneva alla classe X<200 Milioni di US $ di raccolta.

L’ossessione per fare presto, la società liquida che rende tutto superato in poco tempo ci ha portato ad una sproporzione di investimenti su innovazioni effimere, e più lontano da innovazioni che indirizzino grandi e complessi problemi della società. È un’epoca in cui non si è finanziato il microprocessore ma (soprattutto) i social network, le app per scambiarsi foto, diecine di sistemi di pagamento digitale.

L’allocazione delle risorse miliardarie del VC ha inseguito il mondo dell’audience per monetizzare l’attenzione con advertising e promozione e relativamente poche risorse sono andate a finanziare innovazioni hard tech ed hard science. Si è puntato sulla velocità, sulla scalabilità rapidissima del digitale.

Interessante a questo proposito leggere il rapporto “Europe is back: ACCELERATING BREAKTHROUGH INNOVATION” ed in particolare la illustrazione Table 1: Characteristics of breakthrough innovations in digital and ‘deep tech’ (R&D based). Il rapporto per coincidenza utilizza lo stesso acronimo FAST da me utilizzato per parlare del “mondo di ieri” e della nostalgia del passato degli anni 1960, ma in questo caso però FAST è utilizzato per raggruppare le quattordici raccomandazioni in quattro capitoli: Funding, Awareness, Scale and Talent (“F.A.S.T.”).

CONCLUSIONE

Per la sfida di innovare questo tempo è il migliore dei tempi ed il peggiore dei tempi. Vi sono grandi cambiamenti ed il tempo dei cambiamenti è favorevole all’innovazione, ma è anche tempo di grande complessità, instabilità e volatilità e l’innovazione ha anche bisogno di capitali pazienti e coraggiosi, di fiducia nel progresso e di uno sguardo orientato al futuro.

La paura uccide più sogni di quanti mai potrà il fallimento”. E quindi liberiamoci della paura e non facciamoci condizionare (troppo) dallo spirito del tempo, concentriamoci per risolvere i problemi con la P maiuscola e contribuiamo a sviluppare innovazioni “utili”.

Cerchiamo di capire lo spirito del tempo ma pensiamo non a come assecondarlo ma come aiutare le persone a superare le paure. In questo la missione dell’innovazione è certamente quella di sfamare, dissetare, eliminare l’inquinamento per la produzione dell’energia, curare e creare lavoro.

[1] https://pdfs.semanticscholar.org/960a/640bfe46e9a773722f6344cf91c7050f1375.pdf

[2] Barzun, Jacques (2000), From Dawn to Decadence: 1500 to the Present. New York: HarperCollins.

Marco Bicocchi Pichi

Managing Director di Management3 strategy consulting, è Business Angel and Startup Entrepreneur. Siede nel board di Nextome and Condomani. È stato presidente di Italia Startup dal 2015 al giugno 2018.

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