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L’acqua è il problema (e il mercato) del futuro: a Catania un laboratorio di innovazione a cielo aperto 



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Isola, spazio innovativo a Palazzo Biscari, gestirà a Catania uno dei sei hub europei del Food Accelerator Network di EIT Food, quello sul rapporto tra acqua e cibo. Aperta una call per startup, scade l’8 aprile. I dettagli

Pubblicato il 30 mar 2026

Antonio Perdichizzi

Presidente Isola.Catania e Fondazione Marea



Call per startup dell'acqua a Catania
Call per startup dell'acqua a Catania
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Punti chiave

  • L’acqua è diventata un vincolo strutturale per l’agrifood, con squilibri già concreti in Sicilia.
  • L’EIT Food ha lanciato il Food Accelerator Network con una call alle startup per testare in campo irrigazione di precisione, resilienza e riuso.
  • L’hub di Catania offre progetti pilota, mentorship e finanziamenti per costruire un ecosistema permanente e soluzioni scalabili.
Riassunto generato con AI

C’è un punto, spesso sottovalutato nel dibattito sull’innovazione, in cui le narrazioni smettono di essere teoriche e diventano inevitabilmente concrete: è quando un problema smette di essere emergenziale e diventa strutturale. L’acqua, oggi, è esattamente questo.

Non è più una questione ambientale confinata nei report o nei summit internazionali. È una variabile economica, produttiva e competitiva. E per chi si occupa di agrifood – cioè di uno dei settori più esposti e più strategici per l’Europa – è già il vincolo principale con cui fare i conti.

In questo scenario, la Sicilia non è un caso limite. È un’anticipazione.

Come emerge chiaramente anche dai dati FAO, entro il 2040 la domanda di acqua per l’agricoltura nel Mediterraneo supererà la disponibilità del 25-30%. Ma chi vive e lavora oggi nel Sud Italia sa che questo squilibrio non è futuro: è presente. È quotidiano.

Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di partire da qui.

Dalla crisi dell’acqua alla piattaforma di innovazione

Quando EIT Food – la più grande community europea per l’innovazione nel settore agroalimentare – ha disegnato il suo Food Accelerator Network, ha fatto una scelta chiara: non costruire un programma generico, ma una rete di hub tematici, ciascuno radicato in un territorio dove la sfida è reale. Catania è diventata così il punto di riferimento europeo per i sistemi agrifood water-smart. Non per caso, ma per necessità.

Come Isola Catania abbiamo raccolto questa sfida con una convinzione: l’innovazione funziona davvero solo quando è immersa nei problemi che vuole risolvere. E qui il problema è evidente, urgente e condiviso da un intero ecosistema: agricoltori, imprese, istituzioni, ricerca.

Non stiamo costruendo un acceleratore. Stiamo costruendo un laboratorio a cielo aperto.

La call: non un programma, ma un test di realtà

La call per startup dell’edizione 2026 del Food Accelerator Network è aperta fino all’8 aprile (qui il link per chi candidarsi). Ridurla a una semplice opportunità di candidatura sarebbe un errore. Quello che proponiamo alle startup è qualcosa di più impegnativo – e, proprio per questo, più utile.

Cerchiamo realtà che lavorino su:

  • irrigazione di precisione e gestione idrica in tempo reale
  • soluzioni per la resilienza alla siccità
  • riuso e riciclo dell’acqua in ambito agricolo
  • strumenti di governance e decision support
  • processi alimentari a bassa intensità idrica
  • valorizzazione delle acque reflue

Non è una lista tecnica. È una mappa dei problemi aperti. E il punto centrale è questo: qui le soluzioni non si raccontano, si testano.

Le startup selezionate entreranno in un percorso che combina:

  • validazione industriale, con progetti pilota reali
  • connessione diretta con corporate e investitori europei
  • accesso alle infrastrutture di ricerca del network EIT Food
  • mentorship specializzata su tecnologia, mercato e funding

Il programma si chiude con un demo day, ma non finisce lì: i migliori progetti accedono a finanziamenti fino a 50.000 euro per sviluppare ulteriormente la tecnologia con università e centri di ricerca.

Perché qui (e perché adesso)

C’è una domanda che ogni startup dovrebbe farsi prima di candidarsi: dove è meglio sviluppare una soluzione? La risposta, sempre più spesso, è: dove il problema è più difficile.

La Sicilia offre tre condizioni che raramente coesistono: pressione reale sul sistema idrico; filiera agroalimentare rilevante e diversificata; contesto operativo complesso, quindi altamente validante.

Questo significa una cosa molto semplice: chi riesce a funzionare qui, può scalare ovunque. Non è solo una questione tecnica. È un vantaggio competitivo.

Il vero obiettivo dell’hub di Catania non è selezionare startup per qualche mese. È costruire un ecosistema permanente.

Un luogo in cui le tecnologie incontrano chi le deve adottare, la ricerca dialoga con l’impresa, le istituzioni diventano parte attiva della sperimentazione e il territorio smette di essere periferia e diventa piattaforma

Portare startup e corporate da tutta Europa in Sicilia significa esattamente questo: creare connessioni che restano, oltre il programma. Perché l’innovazione, soprattutto quando riguarda risorse critiche come l’acqua, non è mai un atto individuale. È sempre un processo collettivo.

Da problema locale a opportunità globale

C’è un cambio di prospettiva che dobbiamo fare, anche culturalmente.

Per troppo tempo abbiamo guardato a territori come il nostro solo in termini di criticità. Oggi quelle stesse criticità stanno diventando driver di innovazione. L’acqua è il caso più evidente.

Chi saprà sviluppare soluzioni efficaci per la gestione idrica in agricoltura non risolverà solo un problema locale. Intercetterà un mercato globale in crescita, destinato a diventare sempre più centrale. Ecco perché l’hub di Catania non è un progetto territoriale. È un’infrastruttura europea.

La call è aperta. Ma, soprattutto, è aperta la sfida. Alle startup chiediamo ambizione, capacità di esecuzione e disponibilità a confrontarsi con un contesto reale, non semplificato.

In cambio offriamo qualcosa che non si trova facilmente nei programmi di accelerazione: la possibilità di costruire soluzioni dove servono davvero. Perché alla fine la domanda è una sola: vogliamo innovare in laboratorio o nel mondo reale? A Catania abbiamo scelto la seconda strada.

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