La "Revoluzione" secondo il musicista Giovanni Allevi: innovazione è opposizione | Economyup

IL LIBRO

La “Revoluzione” secondo il musicista Giovanni Allevi: innovazione è opposizione



Nel nuovo libro “Revoluzione” il pianista e compositore Giovanni Allevi tocca i temi della creatività, delle regole e del consenso, offrendo spunti di riflessione per chi fa innovazione fuori e dentro le aziende. Il consenso serve, La soluzione? Mettere insieme cambiamento veloce e resilienza, rivoluzione ed evoluzione

27 Ago 2020


Giovanni Allegri, musicista

“Rompere le regole non può avvenire senza opposizione”. Giovanni Allevi, pianista, compositore e direttore d’orchestra, a dispetto del suo aspetto infantile, quasi un elfo della tastiera con la sua cascata di riccioli, conosce bene i tormenti dell’artista. E non solo. Nel suo nuovo libro offre un interessante punto di vista per chiunque si occupi di creatività e innovazione: si intitola, non a caso, Revoluzione, Innovazione, follia e cambiamento (pubblicato da Solferino), si proprio così, non è un refuso, e analizza l’incontro (e l’equilibrio necessario) fra il cambiamento e l’evoluzione.

In sintesi. Il cambiamento può essere veloce, traumatico, spesso persino violento, carico di una fisicità che crea paure e reazioni. È il caso delle rivoluzioni. C’è poi il cambiamento lento, caratterizzato dalla capacità di reagire alle crisi e agli eventi negativi (la cosiddetta resilienza). In questo caso abbiamo l’evoluzione, inevitabile e insita nella natura umana. Perché non provare a coniugare rivoluzione ed evoluzione? È la proposta artistica e intellettuale di Allevi, ricca di stimoli per chi guarda all’innovazione come un percorso e un atteggiamento culturale che va oltre la semplice adozione di una tecnologia.

C’è il tema del consenso. Fondamentale per un’artista, quando sale sul palco e aspetta l’applauso del pubblico. E se non arriva? Dove sta il confine fra fallimento e innovazione? “Il vero artista è colui che va incontro all’incomprensione e nonostante ciò prosegue con coraggio la propria strada”, dice Allevi. E quel che dice non vale solo per un’artista.

Quando si fonda un’impresa innovativa o si sviluppa un progetto di innovazione all’interno di un’azienda il consenso è necessario ma il conformismo non aiuta certo nel perseguimento degli obiettivi.

Il rischio è enorme, soprattutto nella società dei social e dei like. Nel libro “Revoluzione” Allevi usa, ovviamente, la storia della musica (le “quinte sbagliate” di Claude Debussy, che erano appunto non corrette secondo la teoria musicale) ma fa anche incursioni nella filosofia. “Secondo una teoria nichilista la nostra identità dipende dal riscontro sociale, il nostro valore è tale solo se è riconosciuto: questo aspetto domina la società dei like e come effetto provoca ansia…Il libro vuole affermare che è ora di pensare controcorrente”.

E per pensare controcorrente possono servire anche le ansie e i traumi. “Durante la pandemia, pur nella tragedia, molti di noi hanno vissuto un’espansione della mente, con nuove percezioni, nuove sensazioni…e un atteggiamento artistico, con le scritte ai balconi, la gente che cantava alla finestra”, scrive Allevi. “In quei giorni appariva anormale, e ora si parla di ritorno alla normalità…io desidero che quegli elementi di anormalità rimangano nella riacquistata normalità”.

Durante il lockdown abbiamo tutti (persone, istituzioni, aziende) avuto la necessità di ricorrere a tecnologie digitali che prima magari ritenevamo accessorie o superflue. Ne abbiamo compreso l’utilità e i vantaggi (dall’elearning allo smart working e l’ecommerce), adesso non possiamo e non dobbiamo tornare indietro ma dovremmo avere la capacità di conservare quegli elementi di “anormalità” che contribuiscono a definire la nuova normalità.

Ecco, quindi, il vantaggio di mettere insieme il cambiamento veloce, la rivoluzione, con l’evoluzione: una miscela che può diventare decisiva nell’attivazione e sviluppo di progetti di innovazione all’interno delle aziende dove le rivoluzioni sono impossibili e i cambiamenti vanno “adattati” alla cultura e ai processi esistenti per non generare crisi di rigetto. Seguiamo quindi il consiglio di un artista e facciamo la Revoluzione.