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IL PERSONAGGIO

Jeff Bezos si ritira da Amazon perché segue il suo genio



Se Jeff Bezos ha deciso di lasciare la guida di Amazon è perché il colosso che ha creato è diventata una responsabilità enorme che non lascia più tempo all’invenzione e al sogno. Per questo si dedicherà a nuove imprese. Come si addice a chi ha tratti di genialità. Ecco quali

di Giovanni Iozzia

06 Feb 2021


Che cosa puoi desiderare quando sei l’uomo più ricco del mondo? Vabbè, sembra che a inizio 2021 Jeff Bezos, founder e CEO di Amazon, sia stato superato da Elon Musk per qualche decina di billion ma comunque resta titolare di un patrimonio da 180 miliardi di dollari. Quando guadagni 2500 dollari al secondo (calcolo di Business Insider) puoi desiderare solo qualcosa che non è possibile comprare. Una società più giusta e persino un mondo migliore. Insomma, puoi ricominciare a sognare e, quindi, a innovare. Come certamente continuerà a fare Jeff Bezos.

Martedì 2 febbraio, quasi 30 dopo l’inizio dell’impresa, Bezos ha annunciato lo step down: da settembre cederà la guida operativa di Amazon al nuovo CEO Andy Jassy, l’uomo del cloud, che finora ha guidato AWS, che è il ramo più ricco del gruppo (e anche questo è un dettaglio su cui riflettere per capire dove stiamo andando).

Perché Jeff Bezos lascia la guida di Amazon

Amazon non è più un sogno, ma una grande realtà con enormi complessità. Com’è stato possibile realizzarlo? Domanda retorica che nella lettera ai dipendenti, 1,3 milioni nel mondo, trova questa risposta: “Invenzione, l’invenzione è la radice del nostro successo. Abbiamo fatto cose pazze insieme e le abbiamo fatte diventare normali”. E giù una lista da paura: dalle recensioni dei clienti, all’acquisto con un solo clic; dai consigli personalizzati a Kindle; dal cloud computing ad Alexa.

A Bezos piace il lavoro “meaningful and fun”. Non può essere più quello in Amazon. C’è una passaggio nell’email di saluto ai dipendenti che dice molto: “Being the CEO of Amazon is a deep responsibility, and it’s consuming. When you have a responsibility like that, it’s hard to put attention on anything else”. Guidare una macchina come Amazon non consente distrazioni e Bezos, a 57 anni, preferisce tornare a sognare. A innovare. Come si addice ai geni. Lo scrive sempre nella stessa email: dalla fine del 2021 dedicherà il suo tempo e le sue energie al Day 1 Fund (la fondazione benefica creata nel 2018 con la ex moglie MacKenzie Scott, due billion per aiutare famiglie in difficoltà e scuole); al Bezos Earth Fund (nato nel 2020, 10 miliardi per la lotta contro il cambiamento climatico), Blue Origin (la sua società per i voli spaziali), alla Washington Post (il quotidiano comprato nel 2013 e riportato in utile nel 2017). Non è certo il programma di un baby-pensionato.

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Jeff Bezos, il trionfo del digitale sull’industria tradizionale

Jeffrey Preston Bezos, americano del New Mexico, non ha creato solo quello che tutti conoscono come il più grande negozio on line del mondo (Cina esclusa…), il simbolo del nuovo male per chi vede solo la piattaforma di ecommerce e la considera un monopolista digitale che sta danneggiando il commercio tradizionale (anche se l’ecommerce a livello globale, seppure in crescita, rappresenta circa il 15% delle vendite al dettaglio nel mondo). Bezos ha creato una delle imprese più innovative di tutti i tempi, che porta disruption in (quasi) tutti i settori in cui entra, dalla logistica ai retail, dai servizi finanziari ai media , dal fashion all’ automotive.

Bezos è diventato quel che è perché a metà degli anni Novanta del secolo scorso, al lavoro in un garage di Seattle, vide il futuro digitale. E gli andò incontro di gran carriera. Amazon entra sul mercato nel 1996, Bezos è uomo dell’anno per Time nel 1999, pronto a diventare il miliardario per eccellenza del nuovo secolo. Nel 2020 la sua impresa a Wall Street arriva a valere oltre 1.200 miliardi, più dell’intero Dax30 di Francoforte dove ci sono dentro aziende come Bmw, Volkswagen e Daimler. È il trionfo del digital sull’industria pesante, dei new comer sugli incumbent, del modello piattaforma sull’azienda-bunker.

Non c’è dubbio che per raggiungere risultati del genere devi avere un po’ di genialità. Quali sono le caratteristiche del genio di Jeff Bezos? Per rispondere ci affidiamo a Walter Isaacson, biografo dei Grandi (da Leonardo Da Vinci a Steve Jobs), che firma la prefazione dell’autobiografia di Bezos, il “codice della sua vita”, appena pubblicata in Italia da Sperling & Kupfer, dal titolo inequivocabile: Inventa & Sogna.

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Jeff Bezos, le quattro caratteristiche del genio

Che cosa dice Isaacson che ha analizzato le vite di uomini eccezionali? Non è l’intelligenza a fare il genio. A fare la differenza sono la creatività e l’immaginazione. E quali sono gli ingredienti essenziali di creatività e immaginazione? Li individua in questi quattro tratti.

1) La curiosità insaziabile

Leonardo, ricorda Isaacson, prendeva appunti su tutto e si faceva le domande più candide: perché il cielo è azzurro? Diceva invece Einstein: “Io non ho alcun talento particolare. Sono insaziabilmente curioso”.

2) La passione per le arti e la capacità di collegarle alla scienza

Creatività e immaginazione non si possono coltivare se si guarda solo ai risultati, al business. Mentre elaborava la teoria della relatività Einstein, non appena aveva un momento di stanchezza o difficoltà si fermava e si metteva a suonare il violino. E Steve Jobs ogni volta che concludeva la presentazione di un nuovo prodotto mostrava un cartello stradale che raffigurava l’incrocio fra Liberal Arts Street e Technology Street.

3) Avere un campo di distorsione della realtà

L’espressione deriva da un episodio di Star Trek (una delle passioni di Jeff Bezos: la serie gli ha fatto scoprire i computer e ne conosce a memoria ogni episodio) in cui una razza di alieni è in grado di creare un nuovo mondo solo con la forza del pensiero. Il genio quindi è anche un po’ alieno: riesce a fare e a far fare cose che gli altri tengono difficili o impossibili. Think different, quindi, come diceva la celebre campagna di Apple.

4) Conservare la meraviglia dei bambini

Continuare a chiedersi tanti perché, come fanno i bambini, è un tratto distintivo delle persone geniali. Scrive Einstein a un amico: “Tu e io non smettiamo mai di stupirci come bambini davanti al grande mistero in cui siamo nati”. Non bisogna mai smettere di stupirsi per capire le grande opportunità delle tecnologie.

Dai libri di fantascienza alle durezze di Amazon

Walter Isaacson conclude che Bezos ha tutte queste caratteristiche. È curioso, con la meraviglia irrefrenabile di un bambino. Ha una passione antica per la narrazione e i libri. “Da piccolo passava l’estate a leggere romanzi di fantascienza presi in prestito da una biblioteca locale e oggi organizza un ritiro annuale per scrittori e registi”. Ovviamente si interessa di robotica e intelligenza artificiale. Ed è affascinato dalle esplorazioni e dallo spazio. “Scienze umane, tecnologia e business: è stata questa tripletta a fare di lui uno degli innovatori più influenti e di maggiore successo della nostra epoca”.

Nessuno, però, è perfetto. L’uomo non è certo facile. Ha fama, carisma ma anche tratti esasperanti e durezze riconosciute. “In un’altra compagnia puoi lavorare a lungo, puoi lavorare sodo o essere intelligente. In Amazon devi essere tutte e tre le cose“ è la frase che ripete da anni. E quanto sia esigente il fondatore che diventerà presidente esecutivo lo sanno bene i dipendenti di Amazon. Ma questo è un altro discorso.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.