Innovazione nei beni culturali, L'Occaso (Polo Museale Lombardia): "Diamo spazio ai Millennial" | Economyup
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L'INTERVISTA

Innovazione nei beni culturali, L’Occaso (Polo Museale Lombardia): “Diamo spazio ai Millennial”

06 Set 2018

Stefano L’Occaso, nel Comitato Scientifico di Idee Vincenti, call per startup lanciata da Lottomatica con Polihub, dice: “Per parlare con i giovani i musei devono affidarsi ai giovani stessi”. Come? Formandoli, assumendoli, consultandoli come esperti esterni. “Le nuove tecnologie sono uno stimolo straordinario”, afferma

“I musei devono imparare a parlare con i giovani e a comunicare in termini moderni e accessibili. Questo ruolo di mediazione, che è fondamentale per evitare lo scollamento tra i Millennials e il nostro patrimonio culturale, non può che essere affidato ai giovani stessi”: a dirlo è  Stefano L’Occaso, Direttore del Polo Museale della Lombardia, che fa parte del Comitato Scientifico di Idee Vincenti, la call lanciata da Lottomatica con Polihub per selezionare e far crescere le startup portatrici di idee innovative per i Beni culturali.

Romano, classe 1975, laureato in Storia dell’Arte all’Università La Sapienza di Roma, un dottorato in Storia delle Arti Visive presso l’Università degli Studi di Milano, Stefano L’Occaso è stato direttore del Museo di Palazzo Ducale di Mantova, per poi diventare, nel 2015, direttore del Polo museale regionale della Lombardia. Un polo che vanta tra i suoi gioielli, solo per citarne qualcuno, il Cenacolo di Leonardo da Vinci, il Museo della Certosa di Pavia e Palazzo Litta.

L’Occaso è convinto che l’innovazione tecnologica sia importante per tutelare il nostro sterminato e prezioso patrimonio artistico e culturale, sebbene gli strumenti digitali – tiene a sottolineare – non possano sostituire l’esperienza umana di fruizione delle opere d’arte. Ed è ancor più convinto che i giovani imprenditori abbiamo la “capacità di far dialogare l’innovazione con la tradizione” nei musei. Senza, naturalmente, finire per “trasformarli in sale gioco”. Nella nostra intervista siamo partiti dall’attaulità: il crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe a Roma.

Il disastro della chiesa romana ha riportato l’attenzione sulla manutenzione dei nostri beni culturali. Che cosa bisogna fare per evitare episodi simili?

Sarebbe presuntuoso da parte mia parlare del caso romano senza conoscere approfonditamente cause e fatti. Ho imparato a privilegiare su tutto la manutenzione programmata e la tutela, ma anche a conoscerne difficoltà e rischi. Ogni disgrazia che capita ci fa tuttavia riflettere sulla formazione dei nostri funzionari e sulla carenza, per esempio, di strutturisti nei ranghi del Ministero. I Comuni hanno commissioni tecniche in grado di valutare aspetti di statica, di sismica. Nel MiBAC queste competenze sono piuttosto rare.

L’innovazione tecnologica può aiutare a proteggere e rivalutare il nostro patrimonio? Se sì, come?

Certo che può farlo. Come? Attraverso tecniche di rilievo e di monitoraggio, ma anche attraverso analisi e verifica dei materiali. Accogliendo però le innovazioni tecnologiche solo in seguito ad una adeguata sperimentazione e sempre con un onesto margine di attenzione (per non usare la parola “diffidenza”, che mi etichetterebbe subito come un parruccone). Ovviamente i nuovi mezzi non offrono solo nuovi strumenti per la conservazione, ma anche strumenti di divulgazione e quindi di conoscenza. Penso per esempio alle app strumentali alla visita di siti culturali.

Introdurre strumenti digitali innovativi nei musei è solo un problema di risorse economiche o anche di mancata consapevolezza dei benefici derivanti dall’innovazione digitale?

Non manca la consapevolezza e anzi il Ministero sta portando avanti importanti campagne verso l’informatizzazione del patrimonio e la sua fruibilità attraverso l’innovazione digitale. La mia personale speranza è che gli strumenti digitali possano aiutare a gestire e fruire dei nostri beni, ma non li sostituiscano. A volte ci si chiede se non dovremmo piuttosto educare alla visione non mediata attraverso lo strumento informatico, al viaggio piuttosto che alla ricerca su Internet. Il problema dell’economicità si pone ovviamente nel valutare l’introduzione di nuovi sistemi digitali di fruizione dei siti culturali in base alla loro ricettività: va valutato quanto questi sistemi possano aiutare ad accrescere il numero di utenti.

Musei e giovani imprese possono collaborare? In quale modo?

I musei devono spesso imparare a parlare con i giovani, a comunicare in termini moderni e accessibili. Questo ruolo di mediazione, che è fondamentale per evitare lo scollamento tra i Millennials e il nostro patrimonio culturale, non può che essere affidato ai giovani stessi. Che siano interni al MiBAC (insistendo su assunzioni, aggiornamenti, formazione…) o che siano tecnici ed esperti esterni. Sempre ai giovani chiederei la capacità di far dialogare l’innovazione con la tradizione, per non trasformare i musei in sale gioco, mantenerne l’identità, ma comunicarla in modo dinamico. La capacità di interazione delle nuove tecnologie può essere uno stimolo straordinario.

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