POLITICA & INNOVAZIONE

Il Draghi-pensiero su ricerca, innovazione e digitale in 7 punti

Che cosa pensa Mario Draghi sulla trasformazione digitale, l’innovazione in azienda, il trasferimento tecnologico e la sostenibilità? Ecco la visione dell’ex presidente della Bce convocato da Mattarella per risolvere la crisi di governo

Pubblicato il 03 Feb 2021

Mario Draghi

La digitalizzazione come necessità ormai consolidata con la pandemia, l’importanza di investire nelle persone e nella ricerca, l’importanza della diffusione delle tecnologie e del trasferimento tecnologico. Senza dimenticare gli investimenti in sostenibilità e nelle giovani generazioni. Sono alcuni dei punti salienti del Draghi-pensiero in materia di innovazione e politiche innovative.

Convocato mercoledì 3 febbraio alle 12 al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) potrebbe ricevere l’incarico di dare vita a un nuovo esecutivo di alto profilo che possa proseguire la battaglia contro la pandemia, fronteggiare la crisi sociale e gestire gli oltre 200 miliardi di euro del Recovery plan (o Next Generation Ue).

Se dovesse diventare il nuovo presidente del Consiglio dopo il governo Conte bis, come si muoverà Draghi su temi quali digital transformation, ecosistemi innovativi e tech transfer? Ecco alcune sue visioni e indicazioni ricavate principalmente da due interventi pubblici: il discorso a una conferenza organizzata il 13 marzo 2017 dalla Bce e dal Massachussets Institute of Technology (Mit) a Francoforte, e l’intervento ad agosto 2020 al Meeting di Rimini.

1. La digitalizzazione come necessità

La digitalizzazione della società è destinata a consolidarsi nei prossimi mesi e nei prossimi anni, e lo smart working rimarrà un elemento fondamentale delle nostre abitudini. “La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia – ha dichiarato Draghi al Meeting di Rimini – è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: negli Stati Uniti la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati”.

(Qui il video con il discorso completo)

2. Investire in capitale umano, infrastrutture e ricerca

Sempre al Meeting di Rimini, parlando del necessario indebitamento per sostenere la ricostruzione post-pandemia, Draghi introduce il termine di debito “buono” per indicare “la sostenibilità degli investimenti per fini produttivi, come nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca e altri impieghi”. Un vecchio pallino di Draghi, quello per l’R&D. Già nel 2017 l’allora presidente della Banca centrale europea, alla conferenza organizzata a Francoforte, aveva detto: “Secondo il World Economic Forum, solo tre Paesi dell’Eurozona figurano nella Top Ten globale dell’innovazione. (…) Non scenderò in dettagli sulle policy da adottare ma chiaramente le differenze tra i Paesi della Ue in termini di capacità di innovare sono strettamente correlate alla spesa pubblica in Ricerca e Sviluppo e in particolare per la ricerca pura”. Per quanto riguarda invece il “capitale umano”, a suo dire bisogna puntare sui giovani. “Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

3. Trasferire l’innovazione dalle aziende più avanzate alle più “pigre”

Centrale, per Draghi, che l’innovazione sia un processo fluido e diffuso. “La performance delle aziende capofila dell’Eurozona è alla pari con quella delle imprese in altre economie sviluppate, particolarmente nel settore manifatturiero. (…) Invece le aziende più lente ad innovare, in particolare quelle nel settore dei servizi, hanno visto ristagnare la produttività. Sembra – afferma Draghi nel 2017 – che, a contribuire ampiamente al rallentamento della produttività aggregata sia la mancanza di diffusione dell’innovazione. Questo è un problema di lunga data per l’Eurozona: una migliore adozione dell’ICT negli Stati Uniti sembra spiegare in buona parte il divario di produttività tra gli Usa e l’Unione europea dal 1995 al 2007. Per l’area euro è importante facilitare e incoraggiare la diffusione delle nuove tecnologie dalle imprese capofila alle aziende più pigre”.

4. Adattare le innovazioni alla propria realtà

“La crescita della produttività dipende in gran parte dall’innovazione e dall’imprenditorialità. (…) Ma è molto di più del solo sviluppo e della sola applicazione dell’innovazione e delle nuove tecnologie in grado di potenziare o addirittura rivoluzionare i processi di produzione. Le nuove tecnologie inventate altrove devono essere adattate dalle aziende nell’ambito dei propri processi di produzione, per renderle più efficienti. In breve – ribadisce Mario Draghi – la crescita della produttività non dipende solo dalla creazione di nuove idee ma dalla loro diffusione”.

5. Investire in brevetti

Gli intangibles o assetti intangibili sono il capitale intellettuale ma anche brevetti, marchi, software, modelli e così via. “Secondo numerosi studi – sostiene Draghi – le aziende che investono maggiormente in intangibles sono in una migliore posizione per capire le nuove tecnologie e trarne beneficio. Questo tipo di investimenti comprende per l’azienda un proprio R&D e lo sviluppo di una proprietà intellettuale aziendale, così come investimenti in branding, software e database”. Chiaramente l’ex presidente della Bce sta parlando dell’importanza del trasferimento tecnologico, processo nell’ambito del quale marchi e brevetti sono un elemento essenziale.

6. Investire in sostenibilità

Nel 2021 l’innovazione deve essere sostenibile, ovvero avere un impatto positivo sull’ambiente, sulla società e sulle persone. Per Draghi “il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società, a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi”.

7. Aggiornare le tecnologie obsolete

“Quel che bisogna valutare è se un progetto è utile o no” spiega Draghi. “Se supera certi test che riguardano il suo tasso di rendimento sociale, come anche nell’istruzione o nel cambiamento climatico, oppure è semplicemente il frutto di una convenienza politica e di clientelismo. Questa (il Next Generation Ue, ndr) è un’opportunità unica di investire in molti progetti di valore elevato. Se sono vecchi o nuovi non è importante, ciò che conta, e molto, è che il loro valore sociale sia dimostrabile. Lo è se per esempio aggiorna tecnologie obsolete, o se apre spazi produttivi in nuovi settori”.

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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