L’INTERVISTA DOPPIA

Il calciatore e l’imprenditore insieme per l’innovazione (anche della Nazionale)



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L’ex difensore dell’Inter Danilo D’Ambrosio e Massimo Mineo raccontano Vidall, modello ibrido tra startup studio e VC. Ecco come è nata l’idea, gli investimenti, i progetti. Compreso un progetto utile dopo il terzo mondiale mancato

Pubblicato il 7 apr 2026

Luciana Maci

Giornalista



Danilo D'Ambrosio e Massimo Mineo, rispettivamente presidente del Cda e CEO di Vidall
Danilo D'Ambrosio e Massimo Mineo, rispettivamente presidente del Cda e CEO di Vidall
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Punti chiave

  • L’ex calciatore Danilo D’Ambrosio e l’imprenditore Massimo Mineo hanno fondato Vidall
  • Vidall adotta un modello ibrido: holding operativa e venture studio, investe in pre-seed/seed e ha chiuso un round da 1 milione; ora ha aperto un nuovo round da 2 milioni.
  • Portafoglio agnostico con quattro startup chiave (Glyo, New Eco Pizza, Apsology, MyLime), obiettivo exit in 3–4 anni e impegno nel supporto ai giovani atleti.
Riassunto generato con AI

Il calcio italiano, provato dalla terza esclusione consecutiva dal Mondiale, potrebbe essere salvato dall’innovazione? Apparentemente i due concetti sono distanti. Ma c’è una persona che sembra voler unire questi due mondi: l’ex calciatore dell’Inter Danilo D’Ambrosio, affiancato dal manager e imprenditore Massimo Mineo.

Ora che la Nazionale italiana di calcio ha mostrato tutte le sue fragilità potrebbe essere utile un’idea innovativa in grado di dare una nuova spinta ai giovani sportivi. “Le idee mi piacciono tantissimo” dice Danilo D’Ambrosio in questa intervista esclusiva a EconomyUp. “Ci sono milioni di idee in giro, milioni di ragazzi che ne hanno tantissime. Anche io ne ho molte, poi Massimo me le mette a terra. In passato avevo già investito per conto mio in un paio di startup, però a un certo punto mi sono detto: non posso continuare a investire senza sapere, senza avere tracciabilità e concretezza”.

Risultato: i due insieme hanno dato vita a Vidall, startup innovativa che opera come holding operativa di investimento e venture studio. A settembre 2025 hanno chiuso un primo round da 1 milione di euro in modalità “family and friends”, a marzo di quest’anno hanno aperto un nuovo round di finanziamento da 2 milioni di euro.

Per il momento in Vidall stanno coltivando quattro realtà innovative, che spaziano dal food alla cosmesi. Ma, essendoci di mezzo D’Ambrosio, è possibile aspettarsi un progetto più vicino al mondo del calcio. Potrebbe essere la luce in fondo al tunnel. O perlomeno una delle luci che servono per far tornare a splendere il calcio italiano.

Ma cerchiamo intanto di capire come è nato il veicolo di investimento di cui Mineo è CEO e D’Ambrosio presidente del CDA, come sta lavorando e quali obiettivi vuole perseguire.

Vidall: un progetto nato da un incontro

“Vidall è nata da una mia necessità di creare qualcosa di speciale” spiega lo sportivo nato a Napoli nel 1988, difensore nel Torino e poi all’Inter, con varie presenze in Nazionale. “Io credo molto nella fortuna e nel destino. Ho avuto fortuna, poi con il passare del tempo ho trasformato quella fortuna in un’opportunità. Sono andato via da casa quando avevo 13 anni, il primo contratto l’ho firmato a diciassette. Nel corso della mia carriera, ogni volta che mi interfacciavo con chi gestiva il mio patrimonio e i miei investimenti, cercavo di capire dove andassero a confluire quelle risorse. Capivo che, per diversificare e abbassare il grado di rischio, quei professionisti investivano su diversi prodotti.
Allora mi dicevo: Danilo, sarebbe bello se un domani tu potessi fare qualcosa del genere, creare un tuo piccolo fondo attraverso il quale far investire amici o investitori qualificati”.

È il primo seme di Vidall. Che da solo non riuscirebbe a crescere. Ma, dato che la vita è l’arte dell’incontro, come diceva un poeta brasiliano, il calciatore ha la ventura di incontrare sulla propria strada una persona in grado di annaffiare quel seme, Massimo Mineo. Fondatore, investitore e dirigente con un’esperienza trentennale alle spalle, ha vissuto molti anni all’estero, dove ha lanciato diverse società e startup nel mondo del biotech e del pharma, in particolare nel campo delle malattie rare, di cui è un esperto a livello europeo.

I due si conoscono semplicemente perché i figli più grandi frequentano la stessa classe. Una chiacchierata approfondita e via, nasce un rapporto di lavoro, che è anche qualcosa di più. “Quando ho saputo che Massimo sposava una causa nobile e vitale, che riguardava i bambini, ho pensato: è la persona adatta per realizzare quello che ho in mente. Così gli ho spiegato il mio progetto post carriera calcistica”.

Vidall, le ragioni di un nome

“Vidall – prosegue il calciatore – è un acronimo di quello che è il fulcro principale della mia vita, cioè la mia famiglia: Vincenza, mia moglie, Danilo, io, e Leonardo e Ludovico, che sono i miei figli. Il nome nasce per dimostrare che intendo affrontare il mondo imprenditoriale con gli stessi valori che cerco di trasmettere alla mia famiglia: onestà, responsabilità, ambizione, identità e protezione. E poi la concretezza: la caratteristica principale che mi ha contraddistinto nel calcio è sempre stata ‘poche parole, molti fatti’. Sarò così anche nella mia nuova impresa”.

Come funziona Vidall

“Mi hanno convinto la passione di Danilo – dice a EconomyUp Massimo Mineo – insieme all’idea di fare impresa dopo tanti anni di lavoro in grandi società come Sigma-tau, dove ci sono molti processi e procedure, e a quelli in cui ho contribuito a lanciare startup. Mi sono detto: magari è il caso di costruire qualcosa di diverso. Sono sempre stato affascinato dall’idea di creare un fondo, ma il punto di partenza è stato più ampio: costruire qualcosa di imprenditoriale. Da qui nasce un modello ibrido che unisce startup studio e venture capital, diverso da incubatori, acceleratori o VC tradizionali”.

Da un lato Vidall crea startup internamente, dall’altro investe in realtà esterne ad alto potenziale. L’obiettivo è rispondere alle esigenze di investitori come famiglie, imprenditori e professionisti, offrendo esposizione a progetti diversificati e ritorni in tempi più contenuti rispetto ai classici orizzonti decennali del venture capital.

Il modello parte da un’idea, interna o esterna, che viene sviluppata, validata e portata sul mercato, lavorando fin dall’inizio anche sulla strategia di exit. Vidall interviene nelle fasi di pre-seed e seed, accompagnando poi la startup nella crescita organizzativa. “Il vantaggio competitivo – spiega Mineo – risiede nella struttura: non una semplice holding di partecipazioni, ma una holding operativa che fornisce servizi e competenze attraverso un team composto interamente da soci investitori, quindi direttamente coinvolti e incentivati al successo dei progetti”.

I soci (ci sono altri due calciatori)

Al momento i soci sono 15, tra cui due colleghi che D’Ambrosio ha convinto a entrare nella squadra, Gaetano Castrovilli e Samuele Birindelli.

“Il fatto che tutti i soci siano anche investitori – prosegue Mineo – rappresenta un vantaggio sia in termini di coinvolgimento sia di allineamento degli interessi. Inoltre, la natura di holding operativa consente benefici fiscali rilevanti, come l’esenzione del 95% sui capital gain, rendendo il modello particolarmente efficiente”.

“Per gli investitori – continua il CEO di Vidall – il punto chiave è la rapidità: l’obiettivo è arrivare a exit in circa quattro anni, spesso anche prima, senza inseguire necessariamente l’unicorno ma puntando a ritorni solidi. I proventi vengono reinvestiti per metà nella holding e per metà distribuiti, con ulteriori vantaggi fiscali in caso di reinvestimento. Sul fronte venture capital, invece, Vidall investe in startup già mature, con buone metriche e orizzonte di uscita entro tre anni”.

Le startup in portafoglio

La scelta di non focalizzarsi su una singola verticale è strutturale: Vidall adotta un approccio “agnostico”, esplorando opportunità in diversi ambiti dell’innovazione – dal foodtech al beauty tech – con l’obiettivo di costruire un portafoglio diversificato ma coerente.

In questo contesto si inseriscono quattro startup chiave:

  • Glyo: è l’unico progetto interamente ideato e sviluppato da Vidall. Si tratta di un ready-to-drink brevettato, un bicchiere “all in one” con ghiaccio integrato, pensato per il B2B (eventi, catering, retail). Il focus è sulla proprietà intellettuale e su una nicchia precisa: contesti ad alta affluenza dove servono velocità e scalabilità senza bartender. Il lancio è previsto a breve, con Vidall coinvolta nella fase strategica e di go-to-market.
  • New Eco Pizza: startup foodtech basata su un modello di ghost kitchen altamente scalabile. Produce pizza e panificati in un unico hub, distribuendoli poi tramite delivery (Deliveroo, Glovo) e punti vendita. Il progetto, sviluppato in partnership con Eat Lovers a Milano, è già a break-even. L’elemento distintivo è l’uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare domanda, produzione e approvvigionamenti, riducendo sprechi e costi.
  • Apsology: brand attivo nella nutricosmetica, segmento in forte crescita che unisce integratori alimentari e cosmetica. La società, nata in Francia e oggi sviluppata in Italia, è guidata dalla founder e CEO Elisa Cardoni, inserita da Forbes tra le Small Giants. Vidall è entrata tramite un aumento di capitale e oggi supporta la crescita internazionale del brand, che punta a partnership globali.
  • MyLime: PMI innovativa focalizzata sul passaporto digitale dei prodotti, tema sempre più centrale anche per le normative europee. La società è guidata dalla founder Elena Moglia e si distingue per un approccio tecnologico avanzato e una forte vocazione internazionale, con accordi già avviati oltreoceano. Anche qui l’ingresso di Vidall è recente, con un orizzonte di exit entro tre anni.

D’Ambrosio e le startup: una passione e una sfida

Come detto, la passione per le startup di D’Ambrosio non è nuova. Ma stavolta è nuovo il modo di gestirla. “Da giovane – spiega – non avevo la conoscenza o l’attenzione di adesso. E poi, mentre prima non ci mettevo la mia faccia, oggi è la mia e quella di Massimo. Quindi c’è molta più attenzione riservata alle startup in cui decidiamo di investire o che decidiamo di far nascere e mettere sul mercato”.
“Danilo è un promotore e creatore continuo di innovazione – ribatte Mineo – mentre io sono quello un po’ più pratico, che cerca di capire se effettivamente una certa idea abbia senso, cosa serve e quanto serve per metterla a terra. Condividiamo le logiche insieme, ma abbiamo anche deciso, proprio in un’ottica di trasparenza verso gli investitori, di avere una governance tipica dei fondi. C’è un processo di flow che passa da un comitato investimenti, che valuta i vari progetti”.

Sembra proprio che l’ex calciatore dell’Inter, se non il primo a investire in startup tra i suoi colleghi, sia senz’altro il primo a dar vita a un veicolo d’investimento di questo tipo, almeno in Italia. “Per me è una sfida” afferma. “Sono uno sportivo, mi piace sentire l’emozione e il brivido, ma mi piace anche apprendere, attingere a conoscenze diverse. Quando con Massimo abbiamo iniziato la prima raccolta, per me sarebbe stato molto semplice andare dai miei ex colleghi e invitarli a partecipare all’aumento di capitale, sono una persona credibile e seria, loro lo sanno. Però con Massimo ho detto: voglio percorrere la strada difficile, non quella facile. Quindi abbiamo deciso di presentare Vidall a professionisti e a persone che già investivano nel settore, perché volevo capire se avesse credibilità o meno. E devo dire che la risposta è stata molto positiva”.

Lo sguardo ai più giovani

Naturalmente viene spontaneo chiedersi se il professionista del calcio vorrà fare qualcosa per il mondo in cui ha lavorato fino a poco tempo fa, e magari per i tanti giovani e giovanissimi che aspirano ad entrarvi. Lui stesso, che attualmente risiede a Dubai, ha due figli di 7 e 9 anni che al momento giocano per diletto, nelle academy, ma che un domani potrebbero voler intraprendere la carriera paterna. “Sono stato professionista per trent’anni nel calcio e oggi sono padre, quindi ho diverse prospettive e riconosco dove ci sono delle lacune nel mondo dello sport”. Lacune che, come dicevamo all’inizio, sono emerse con nitidezza dopo l’ultima bruciante sconfitta dell’Italia nella partita di qualificazione con la Bosnia. “Vorrei aiutare questi giovani a crescere” dice. E conclude: “Abbiamo creato Vidall per fare business, ma nel rispetto dei valori che ci contraddistinguono come persone e come professionisti. Faremo business seguendo i nostri valori”. La sfida è appassionante quanto una partita in Nazionale, e forse non meno ardua, ma si può vincere.

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