Diventare imprenditori: le difficoltà e i programmi che aiutano i giovani

DOSSIER

Diventare imprenditori in Italia: i numeri, le difficoltà e 8 programmi che ispirano i giovani



Il numero delle imprese fondate da under 35 è diminuito di oltre il 20%. Diventare imprenditori non è solo una questione di incentivi ma di contesto socioculturale. Ecco i programmi che stimolano i giovani a fare impresa, a partire dalla scuola media

di Leonardo Massa, Edoardo Gava

28 Mar 2022


Photo by Matese Fields on Unsplash

Diventare imprenditori non è solo una scelta individuale. È ormai chiaro a tutti che una nuova impresa di successo crea opportunità, infonde fiducia e stimola l’economia e l’innovazione diffusa, migliora il contesto sociale oltre che economico. Ed è forse meno chiaro a tutti che il maggiore potenziale risieda nelle nuove imprese fondate da persone giovani. Microsoft, Apple, Facebook e Google – che insieme hanno un valore di mercato più grande del PIL italiano – sono state tutte fondate da persone tra i 20 e i 26 anni. E anche la storia dell’imprenditorialità italiana di successo è punteggiata da esempi di grandi giovani imprenditori: da Camillo Olivetti a Leonardo Del Vecchio fino ad arrivare a Nerio Alessandri, e tanti altri.

Diventare imprenditori: lo fanno meno giovani di 10 anni fa

Nonostante l’importanza di investire maggiormente sui giovani imprenditori, un’analisi di Unioncamere-Infocamere dimostra che rispetto a dieci anni fa in Italia manca all’appello quasi un’impresa “giovane” su quattro. Le attività condotte da imprenditori con età inferiore ai 35 anni (o con una prevalenza di under 35 nella governance) iscritte al Registro imprese sono passate dalle 697mila del 2011 a 541mila a fine 2020 (-22,4%).

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Va premesso però, che le aziende che escono dalla categoria delle imprese giovanili non sono necessariamente fallite. Infatti una parte, esce fisiologicamente, prima o poi, dalla categoria delle “giovanili” per effetto della crescita anagrafica dei titolari e degli amministratori. Ciò nonostante, dieci anni fa le imprese giovanili rappresentavano il 10% dell’intero universo delle aziende iscritte al Registro (6,1 milioni), mentre oggi si attestano all’8,9%. Uno dei fattori che spiega questa diminuzione è sicuramente il calo demografico, pari all’8% nella popolazione nella fascia 18-34 anni. Anche se questo fattore da solo non basta giustificare una riduzione di oltre il 22%.

Un altro fattore che spiega questa diminuzione è il fatto che l’Italia non è un “paese per giovani”. Nel “Rapporto Giovani 2020” si evidenzia, per esempio, che il 50,3% delle persone tra i 18 e i 34 anni che vive in una condizione socio-economica peggiore rispetto a quella vissuta dai genitori alla loro età.

Diventare giovani imprenditori: non è solo questione di incentivi

La carenza di imprese giovanili (e di successo) viene spesso associata alla simmetrica carenza di incentivi e condizioni che agevolino i giovani imprenditori. Anche se la soluzione non sembra potersi limitare incentivi e sgravi fiscali o a iniziative per “rendere più facile fare impresa”. Tanto più che esistono (per fortuna) in Italia esempi di giovani imprenditori che hanno fondato imprese che hanno raggiunto valutazioni milionarie, creando decine di opportunità lavorative e fungendo da stimolo e da ispirazione per tanti altri giovani italiani.

Tra i più noti ci sono Alberto Dalmasso, che ha fondato Satispay a 24 anni; Davide Dattoli, che ha iniziato la sua avventura con Talent Garden poco dopo i 20 anni; Giorgio Tinacci, che circa quattro anni fa, a 27 anni, ha lanciato Casavo (che oggi vale già intorno ai 300 milioni di euro), oppure ancora Simone Mancini (qui puoi leggere la sua storia), che ha lanciato la fintech Scalapay appena trentenne, e recentemente diventata il primo unicorno italiano (azienda dal valore superiore al miliardo di euro).

Ecco che il problema, e quindi la soluzione, torna ad essere quella di “mindset”, spesso sintetizzata da un quesito fondamentale, ma “imprenditori si nasce, oppure si diventa?”. I tanti studi e le ancora più numerose esperienze dimostrano che una risposta netta forse non c’è e mai ci sarà. Rimangono invece sul campo una serie di tante carenze da colmare, e di azioni che di certo potrebbero diffondere una cultura imprenditoriale molto più radicata e diffusa da cui nascerebbero molti più imprenditori o quantomeno molti più giovani lo diventerebbero.

I giovani non hanno idee sul significato di “fare impresa”

L’imprenditoria oggi non viene trattata come materia scolastica in nessun tipo di percorso educativo, o almeno non in maniera continuativa. Di conseguenza, i ragazzi che si diplomano presso i vari istituti difficilmente escono con le idee molto chiare sul significato di “fare impresa” e di essere imprenditori.

“Più studio la vita degli imprenditori, più mi convinco che l’innovazione non è nella natura umana, ma è invece ricevuta”, sostiene lo storico dell’innovazione Anton Howes. “Le persone innovano perché sono ispirate a farlo – è un’idea che viene trasmessa. E quando le persone non innovano, spesso è semplicemente perché non gli viene mai in mente di farlo”.

Lo storico si riferisce alla realtà britannica, ma l’intuizione ha un valore universale. E naturalmente anche gli incentivi contano. Ma una persona deve almeno avere l’idea dell’innovazione – una mentalità volta al miglioramento – prima di poter scegliere di innovare e di prendere in considerazione i costi e i benefici dell’innovazione stessa.

Ci sono inoltre, diverse correnti di pensiero che considerano l’imprenditoria come un qualcosa di “contagioso”. Siamo animali sociali e per questo influenzati dalle persone che ci circondano. Il grafico sottostante, estratto da uno studio di Nanda and Sørensen del 2010 – ma ancora attuale -, dimostra come gli imprenditori si trovino spesso in cluster sociali. Le persone che hanno lavorato con altri imprenditori o hanno vissuto vicino a loro è più probabile che diventino a loro volta degli imprenditori.

I fattori sociali che spingono i giovani a diventare imprenditori

Da ciò si evince che esistono dei fattori sociali che non possono essere incentivati con sgravi fiscali. Si tratta di una buona notizia, perché implica che l’ecosistema dell’innovazione italiano possa, crescendo, diventare influenzatore del “mindset” necessario a far nascere più imprenditori ovvero a convertire più giovani all’imprenditorialità: tanto maggiore sarà il numero di imprenditori e di startup, tanto più elevata sarà la probabilità che questi possano influenzare o ispirare altri individui a percorrere questo percorso, tanto tortuoso quanto remunerante. Inoltre, sarà anche maggiore la possibilità che qualcuno di questi imprenditori riesca ad ottenere successo, magari reinvestendo parte dei risultati ottenuti nell’ecosistema. Questo sistema “virtuoso” che si auto-alimenta, è stato citato anche da Dealroom durante l’edizione dell’Italian Tech Week.

Di conseguenza, bisogna anche concentrarsi sulle iniziative che alimentano questo “virtuoso contagio” e permettono ai giovani di venire in contatto con imprenditori di ogni età, rafforzando l’ecosistema innovativo italiano.

La cosiddetta “ispirazione imprenditoriale” (formazione “imprenditoriale” e conoscenza di attori virtuosi nel sistema innovativo) in Italia viene portata avanti da diversi enti, persone, associazioni con varie modalità.

La mappa delle iniziative che aiutano i giovani a diventare imprenditori

È importante quindi darne visibilità e lo scopo di questo articolo è proporre una mappatura di alcune iniziative rilevanti per alimentare le dinamiche di ispirazione, contaminazione e influenza sociale sui giovani potenziali imprenditori. Il grafico sottostante riporta alcune di queste iniziative, distinguendole per l’età target dei partecipanti (asse orizzontale) e per l’accessibilità del programma (asse verticale).

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Junior Achievement

Junior Achievement (JA) è un’organizzazione no-profit specializzata nell’educazione economico-imprenditoriale, con la finalità di rinnovare il modello educativo e supportare i giovani nelle proprie scelte future. Dal 2015, la rete di JA, tramite i suoi oltre mille volontari, ha supportato più di 300mila studenti in tutta Italia dalla scuola primaria all’università.

I metodi e i programmi d’insegnamento si rivolgono a studenti tra gli 11 e i 18 anni con iniziative didattiche concrete ed esperienziali di imprenditorialità, alfabetizzazione finanziaria e orientamento al lavoro, in grado di sviluppare competenze tecniche e trasversali. JA offre quattro diverse esperienze per avvicinarsi al mondo della imprenditoria, con l’obiettivo di sviluppare un set di competenze “filo-imprenditoriali” come lavorare in team, sviluppare capacità di problem solving, pianificazione, public speaking e molto altro.

Per la fascia tra gli 11 e 14 anni di età, JA ha lanciato ”Crescere che Impresa!”, un programma svolto in classe (ed oggi, ovviamente, anche online), con l’obiettivo di avvicinare e conoscere la figura dell’imprenditore, apprendendo l’importanza di valorizzare e finanziare un progetto tramite lezioni o workshop.

Passando alla scuola secondaria di primo e secondo grado, JA offre tre distinte attività: “10X Challenge”, “Idee in azione”, e “Impresa in Azione”. 10X Challenge è un programma didattico di quattro settimane finalizzato a creare la propria mini-impresa, partendo da un budget simbolico di 10 euro.

“Idee in azione”, è basato su moduli didattici digitali, attraverso cui le classi partecipanti si trasformano in dei team imprenditoriali e curano la gestione del progetto, dal concept di un’idea alla realizzazione del modello di business, fino al prototipo del prodotto/servizio. Per ultimo, “Impresa in Azione”, un format didattico della mini-impresa, prevede che ogni classe si organizzi come una vera realtà aziendale, dotandosi di una struttura manageriale e di ruoli operativi, documenti, prassi e regole, al fine di sviluppare concretamente un’idea

WeDo Academy

WeDo Academy è basata sulla didattica “innovativa” sviluppata dal docente Daniele Manni, che da tempo dedica ore di lezione a materie non convenzionali come l’innovazione, la creatività e il cambiamento, per incentivare i suoi studenti nell’ideazione e gestione innovativa di micro e piccole attività imprenditoriali.

Lanciata nel 2021, WeDo Academy è una serie di iniziative extra-scolastiche volte ad avvicinare i giovani e giovanissimi (a partire dai 10 anni) allo spirito e alla mentalità imprenditoriale. Nel progetto “WeDo” sono presenti quattro moduli differenti: Kids, Teen, Over 18 ed i Summer Camp, volti a coinvolgere giovani di tutte le età. Il progetto pilota è proprio iniziato con un Summer Camp che si è tenuto a Lecce dal 12 al 16 luglio 2021 con una full immersion di 35 ore per 26 studenti dai 10 ai 19 anni.

Una delle realtà emerse da queste iniziative si chiama “MaBasta”, una startup contro il cyberbullismo fondata da Mirko Cazzato, uno studente di Manni, recentemente selezionato tra i candidati per il Global Student Prize 2021 ed eletto studente dell’anno della Regione Puglia.

Aurora Fellows

Aurora Fellows è un’organizzazione no-profit nata nel settembre 2020 e focalizzata sulla creazione di un percorso di crescita personale, contaminazione, esplorazione e di potenziamento delle cosiddette soft skill tramite una “Fellowship”. Il progetto si rivolge a ragazze e ragazzi europei di età compresa tra i 15 e i 20 anni con lo scopo di ridurre la distanza tra i giovani ed il mondo imprenditoriale.

A differenza delle altre iniziative descritte, la Fellowship non è focalizzata sul classico contenuto didattico ma dà l’opportunità ai ragazzi selezionati di personalizzare il proprio percorso formativo (di durata triennale), di relazionarsi con mentor di caratura internazionale, in molteplici settori ed aree di business, dalla tecnologia al management, passando anche dalla filosofia. Infine, per i partecipanti c’è anche la possibilità di intraprendere un entrepreneurship program con aziende partner ed ottenere una borsa di studio di 10.000 euro per sviluppare la propria idea imprenditoriale.

Ad oggi i fellow sono all’incirca una trentina, tra cui Chiara Schettino, founder della startup ContHackto e collaboratrice in diversi altri progetti imprenditoriali, e Riccardo Russo, che è diventato growth manager di Blink, startup accelerata da Y Combinator. Gli studenti partecipano a numerosi eventi e iniziative come il Boot Camp Food & Climate Shapers promosso da FAO e Future Food Institute.

Vento – Ventures Originator (SEI – School of Entrepreneurship & Innovation)

Vento – Venture Originator è un programma di nuova concezione, che si ispira alle iniziative di venture building esistenti, come Entrepreneur First e Antler.

Vento nasce dal team di SEI – School of Entrepreneurship & Innovation, progetto educativo nato nel 2018 per promuovere lo spirito e soprattutto la pratica imprenditoriale dei giovani. In tre anni di attività sono stati coinvolti circa 500 giovani, dai 17 ai 26 anni. Da loro sono nate decine di idee di impresa, di cui cinque sono diventate vere startup, che hanno raccolto un totale di 1 milione di euro.

Vento si definisce un Venture Originator, ovvero un’azienda che ha lo scopo di “ispirare imprenditorialità” attraverso la creazione di startup costituite da futuri giovani imprenditori. Innanzitutto dialoga con le migliori aziende italiane, ovvero quelle interessate all’innovazione e pronte a puntare sui talenti dei giovani: da loro Vento acquisisce “sfide” o bisogni di mercato, che potrebbero utilmente essere soddisfatte da prodotti o servizi innovativi.

Inoltre, Vento seleziona i migliori giovani talenti (30 per edizione, per ora con cadenza annuale) che vivono nel nostro Paese, dotati di spiccate capacità tecnologiche e imprenditoriali. A quel punto avviene il match, cioè l’incontro, che porta ciascun team a lavorare in modo intensivo su una sfida, sette giorni su sette, per quattro mesi. Durante questo periodo i giovani ricevono un compenso che consente loro di concentrarsi totalmente sul progetto, che alla fine del programma viene presentato a una platea di investitori professionali. A differenza dei consueti venture builder, Vento non chiede né commissioni né partecipazioni o capitale sociale nelle startup create dai partecipanti: ciò che viene creato dai team rimane dei team.

HTE GeNiUS

HTE GeniUs è un programma di due mesi in cui gli studenti dell’Università di Genova hanno l’opportunità di collaborare con i ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia per creare startup a partire da recenti ricerche e scoperte tecnologiche. L’obiettivo del programma è quello di inserire degli avanzamenti tecnologici in un contesto di business. Al termine del programma gli studenti dovranno presentare la loro startup attraverso una pitching session. Il programma, suddiviso in formazione pratica e lezioni, coprirà diversi aspetti dell’avvio di un business: Design Thinking, Business Modelling, Market Assessment, People Management, Money Management, IP Strategy/Patenting e Pitching.

Entrepreneurship Club Network

Entrepreneurship Club Network (E-Club) è un insieme di associazioni studentesche che ambisce a diffondere la cultura imprenditoriale nell’ambiente universitario. I tre pilastri fondamentali per le attività del network sono: Learn, Network e Build. L’E-Club è in costante espansione e, ad oggi conta tre diverse “sedi” (Politecnici di Milano e Torino, Bocconi e Università di Pavia), con oltre 300 associati e ben oltre 30 eventi organizzati all’anno.

Nelle attività Learn vengono organizzati eventi, workshop, meeting in cui i ragazzi hanno la possibilità di incontrare imprenditori, speaker ed esperti del settore che condivideranno la loro storia e la loro esperienza. Nel filone Network, invece, gli associati vengono messi in contatto tra di loro in eventi dal vivo e digitali in modo da favorire la contaminazione di idee e la conoscenza di potenziali futuri colleghi o co-fondatori.

Infine, con nelle attività Build, E-Club organizza competizioni, come per esempio la E-challenge organizzata dal club del Polimi per la creazione di startup con target degli SDG Goals delle Nazioni Unite, in cui gli studenti possono mettere alla prova il proprio progetto imprenditoriale, entrando in contatto con una giuria di esperti del settore.

Enactus

Enactus Italia è stata fondata nel 2016 come parte di Enactus Global con la missione di coinvolgere la prossima generazione di leader imprenditoriali all’utilizzo dell’innovazione come strumento per produrre un impatto positivo e orientato alla sostenibilità. Per farlo, Enactus mette insieme studenti universitari e consulenti di facoltà con rinomati leader aziendali, colmando così il divario tra il mondo accademico e quello professionale.

Questo obiettivo si ottiene incoraggiando i team universitari partecipanti al programma a sviluppare progetti sostenibili, imprenditoriali e sociali. Viene poi organizzata annualmente una Competizione Nazionale in cui tutti i team universitari si sfidano davanti a una giuria di imprenditori, non solo per celebrare i risultati ottenuti durante l’anno accademico, ma anche per conquistare la possibilità di rappresentare l’Italia alla Coppa del Mondo Enactus. Attraverso questo programma, Enactus Italia permette agli studenti di applicare le loro conoscenze accademiche per creare i propri progetti di sviluppo della comunità, volti a migliorare sia la qualità della vita che lo standard di vita dei loro beneficiari. Ad oggi nella rete di Enactus partecipano 18 Università italiane per un totale di 200 studenti.

Innovation 4 Change

Lanciato da Collège des Ingénieurs Italia (CDI), Politecnico di Torino e CERN Ideasquare nel 2016, Innovation 4 Change è diventato uno dei principali progetti di innovazione italiani, basato sulla collaborazione tra aziende multinazionali, istituzioni e organizzazioni no-profit.

Durante questo programma intensivo di cinque mesi, i partecipanti (una quarantina di studenti del CDI ed una ventina di PHD del Politecnico di Torino) sviluppano idee di business per rispondere alle importanti sfide presentate dai partner, che sono sempre legate ai problemi sociali, economici e ambientali di oggi (rispondendo ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU).

Giovani imprenditori, dallo stato dell’arte ai necessari sviluppi

Seppure la mappatura non sia completa è indubbio che molto di più si debba fare, con iniziative dello stesso genere di quelle descritte oppure attivando altre politiche e altre iniziative. E quindi proviamo ora a identificare alcune linee d’azione

Nuove forme di “ispirazione”

Nuove forme di apprendimento, e allo stesso tempo di “ispirazione imprenditoriale”, stanno prendendo piede tra le nuove generazioni di studenti. In passato, il concetto di “apprendimento basato sul progetto” richiede ancora il tradizionale modello didattico, in cui lo studente frequenta la scuola fisica, l’insegnante determina il curriculum, l’insegnante offre una serie di potenziali progetti e valuta il progetto, infine il progetto viene completato. Però l’istruzione si sta evolvendo, grazie ai nuovi software o tecnologie dedicati all’educazione, e alla quantità di contenuti fruibili ed accessibili (anche gratuitamente) online.

Queste nuove forme di “ispirazione online” permettono agli studenti di approfondire le loro passioni, di sviluppare la mentalità “costruire/test/iterare” necessaria nel mondo dell’imprenditoria, lanciare progetti e continuare ad auto-educarsi e aggiornarsi, scegliendo ed arricchendo la loro istruzione in modo più personalizzato e autonomo. Gli studenti possono in questo modo spaziare tra tematiche di loro interesse che non sono previste negli attuali programmi scolastici ma che permettono loro di creare e costruire progetti attivamente. Alcuni esempi di queste piattaforme/community sono Reddit, Discord, Roblox, e Codeverse.

Non solo scuole: la formazione in azienda conta

Molte delle iniziative appena citate si riferiscono a percorso prettamente accademico, ma esistono delle altre “palestre” per formarsi come imprenditori. Sicuramente i concetti di base su come fare impresa sono fondamentali, ma da soli non bastano senza la struttura, la costanza e la determinazione necessarie a mettere a terra le ipotesi fatte. Per questo motivo, lanciare il proprio business durante gli studi o subito dopo non è ovviamente l’unica strada percorribile. Molteplici sono gli imprenditori che hanno background in aziende tech (dalle multinazionali come Google e Amazon alle principali realtà aziendali in forte crescita di espansione) oppure di consulenza, dove fin dal primo giorno si assumono delle responsabilità dal giorno zero e si sviluppa una forte attitudine a lavorare per progetti e in team multidisciplinari.

Erasmus imprenditoriale

L’ispirazione può avvenire inoltre da realtà estere, grazie al programma “Erasmus per giovani imprenditori”. Il programma aiuta gli aspiranti imprenditori europei ad acquisire le competenze necessarie per avviare e/o gestire con successo una piccola impresa in Europa, scambiando conoscenze e idee con quelli già affermati, con i quali collaborano per un periodo da uno a sei mesi.

Numeri e prospettive

Il momento storico è particolarmente favorevole per poter pensare e pianificare di lanciare la propria impresa. L’Italia, infatti, sta finalmente accelerando da un punto di vista di capitali investiti in startup (che, a dispetto di quanto visto all’inizio di questo articolo, sono prevalentemente lanciate da coraggiosi under 35).

Un ulteriore segnale in questa direzione arriva direttamente dal volume degli investimenti in ambito Venture Capital (asset che investono su realtà innovative e startup), che ha superato per la prima volta il miliardo di euro (più che raddoppiato il 2020) con oltre 330 operazione concluse (più che triplicato il 2020).

Un dato che rappresenta un passaggio epocale per il nostro ecosistema, che finalmente sfonda la soglia rappresentativa del miliardo di euro di investimenti annui, mostrando una crescita senza precedenti. Inoltre, si è formato un gruppo di scale up che nei prossimi mesi ed anni potranno raggiungere lo status di unicorno.

Sempre nell’ecosistema startup, anche la recente disponibilità di capitali, sia pubblici (con il PNRR che include 2,5 miliardi di euro di investimenti in startup e PMI italiane) che privati, fa prevedere che questo trend positivo possa continuare. Per le aziende nelle loro fasi iniziali (“early stage”) ad oggi sono presenti oltre 229 acceleratori e incubatori sul territorio italiano, tra cui quelli costituiti dalla rete nazionale di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) come il Motor Valley o i poli nazionali di trasferimento tecnologico come il Polo sostenibilità o il Robo IT. A cui va aggiunto anche il lancio di diversi (e nuovi) fondi di venture capital.

Dal nel recente report di EY Venture Capital Barometer si può notare un incremento dei numeri degli investimenti nella fase early stage, sia in termine di capitale (4x il 2020, 233 milioni vs. 64 milioni) che in termini di numerosità (4.5x, 233 investimenti vs 53).

Anche se indietro rispetto alle altre principali economie europee, l’Italia oggi può iniziare a rappresentare un’opportunità, un mercato non completamente esposto alle tematiche di innovazione che tanto possiamo ammirare Oltralpe e Oltreoceano.

Ed a proposito di Europa, sono stati recentemente stanziati 10 miliardi a favore di startup ed aziende innovatrici in UE, tramite un programma che avrà copertura fino al 2027. La fase pilota del programma, nel periodo 2018-2021, ha già permesso di sostenere oltre 5 000 PMI e start-up e oltre 330 progetti di ricerca con un bilancio di 3,5 miliardi di euro. Al programma, è associato anche un piano di accelerazione finanziato da un apposito fondo azionario, il Fondo del Consiglio europeo per l’innovazione, che ha una dotazione di circa 3 miliardi di euro. Questo dato può dare coraggio e motivazione a tutti gli imprenditori italiani del dare una visione più internazionale dei propri progetti, caratteristica spesso mancante nell’attuale ecosistema di innovazione italiano.

Ci sono percorsi formativi e di contaminazione imprenditoriale, iniziano a svilupparsi le prime scale up di caratura internazionale, i capitali stanno guardando al settore dell’innovazione con maggior attenzione, ci sono fondi italiani ed europei a supporto di progetti virtuosi: sono tutti segnali di forte fiducia per l’attuale tessuto imprenditoriale italiano e per tutti coloro che vogliono provare a fare impresa nel prossimo futuro.

Guardare al futuro con coraggio

Per gli aspiranti imprenditori (e lettori di questo articolo) il consiglio non può che essere quello di arricchirsi ed esporsi a esperienze differenti, dalla formazione scolastica e universitaria ai primi lavori in azienda.

Come spiegano queste righe, ci sono molteplici iniziative nel nostro Paese che possono avvicinare i giovani al mondo imprenditoriale. Inoltre, stiamo vivendo un momento storico in cui tutto l’ecosistema ha la volontà e sta reagendo per favorire ulteriormente il lancio di nuove imprese innovative in Italia.

Sebbene l’articolo si sia concentrato sulle opportunità per ragazzi dai 10 ai quasi 30 anni, non esiste momento o età giusta per lanciare la propria impresa. Esistono e contano invece la formazione, le persone che circondano l’aspirante imprenditore, le aziende conosciute, e l’opportunità giusta. La vocazione al fare impresa bussa alla porta di chi la sa ascoltare.

 

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Leonardo Massa

Venture capital nel fondo Progress Tech Transfer. È stato investment manager in MITO Technology e analyst in M Ventures

Edoardo Gava

Investment Associate in Milano Investment Partners, società di venture capital. Terminati gli studi, inizia a collaborare come consulente in Accenture. È stato Senior Analyst in U-Start.