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FINTECH

Digital banking, 8 milioni per la tedesca Penta che in autunno arriva in Italia



L’investimento, guidato dal fondo di venture capital HV Holtzbrinck Ventures che ha già investito in SumUp e Flixbus, arriva dopo un cambiamento di modello di business e di management: da business banking a open banking. In Penta confluisce l’italiana Beesy, mentre resta nell’azionariato Fabrick del Gruppo Sella

di Giovanni Iozzia

06 Ago 2019


L’Italia è il secondo Paese d’Europa per numero di imprese dopo la Germania. E quindi la challenger bank tedesca Penta per il primo passo fuori dal mercato domestico punta proprio sull’Italia. Un’accelerazione del percorso di crescita sostenuta da un’operazione finanziaria che ne ridisegna il modello di business e il management. Andiamo in ordine.

Che cos’è Penta, challenger bank tedesca

Penta è una piattaforma digitale fondata a Berlino alla fine del 2017 che finora ha proposto servizi bancari solo per le aziende: circa 10mila clienti in Germania, prevalentemente di taglia medio-grande. Un provider digitale di servizi bancari digitali, come ce ne sono altri in Europa. In maggio l’annuncio dell’incontro fra Penta e Beesy, la piattaforma che fa qualcosa di simile per i professionisti e le PMI ed è la prima “espressione” della partnership fra Finleap, altra società tedesca specializzata nella creazione di startup fintech, e Fabrick, la piattaforma di open banking del Gruppo Sella. Non è tecnicamente una fusione ma di fatto Beesy confluisce in Penta, anche perché hanno entrambi lo stesso azionista di maggioranza, Finleap appunto.

La svolta di Penta: 8 milioni e nuovi manager

Adesso l’operazione si chiude con l’ingresso nel capitale di Penta di HV Holtzbrinck Ventures a chiusura di un round di oltre 8milioni di euro. HV è una dei maggiori operatori di venture capital in Europa, nel suo paniere ci sono società fintech come SumUp (che a metà luglio ha ricevuto un finanziamento di 330 milioni) o il pioniere della mobilità Flixbus. Finleap continua ad avere la maggioranza e Fabrick resta nell’azionariato con una piccola quota. In prospettiva Beesy diventerà Penta Italia, per il lancio sul nostro mercato previsto per il prossimo ottobre.

Marko Wenthin, CEO di Penta

L’operazione finanziaria, dicevamo, coincide con un ridisegno della strategia di Penta e con una nuova squadra di governo dello startup: da giugno c’è un nuovo CEO, Marko Wenthin, proveniente da un’altra fintech tedesca, Solaris Bank, che può contare su una prima fila composta da 5 manager: Jessica Holzbach, Luka Ivicevic, Lukas Zörner, Matteo Concas e Igor Kuschnir. Toccherà a loro guidare l’evoluzione dal business banking all’open banking: una piattaforma che non propone solo i suoi servizi bancari ma permette alle imprese di gestire più conti correnti e tutto il cashflow da un unico cruscotto. Con, in prospettiva, anche la più classica delle attività bancarie: i finanziamenti. Ovviamente Penta utilizzerà il sistema di API costruito da Fabrick.

Matteo Concas, Chief Marketing Officer di Penta

Penta in Italia, in ottobre il lancio

Penta ha già uffici a Berlino, Milano e Belgrado e un team di più di 50 persone.  “Questo finanziamento ci consentirà di investire ulteriormente nel nostro prodotto e nella realizzazione di partnership per diventare la piattaforma digitale prescelta dalle PMI. Spingeremo inoltre Penta verso l’internazionalizzazione, partendo quest’anno proprio con l’Italia”, conferma il CEO Wenthin. A supervisionare l’ingresso nel mercato italiano è Matteo Concas, Chief Marketing Officer del gruppo e già country manager di N26, altra neobank tedesca, che fa la spola tra Berlino e Milano, dove Bruno Reggiani, Head of Product, sta lavorando a tutti i dettagli per il lancio di ottobre . È già aperta la lista d’attesa per aprire un conto Penta. 

Dal business banking all’open banking

Penta in meno di due anni di vita è cresciuta rapidamente e ha già lanciato diversi prodotti e soluzioni tra cui le carte di debito per i team, la gestione delle spese, soluzioni di contabilità integrate con Debitoor and Lexoffice e pagamenti internazionali in 35 valute e 212 paesi. “Adesso siamo pronti per passare dall’idea di neobanca a quella di piattaforma di open banking”, dice Concas. “Abbiamo visto che quasi tutte le imprese hanno più di un conto corrente e nessuno può pensare di essere unico. Invece possiamo creare un unico punto dove avere sotto controllo spese, incassi e altro. Una nostra dashboard che potrà essere un servizio anche per chi non ha un conto con noi”. L’era dell’open banking è appena cominciata.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.