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Chi sono Dario e Daniela Amodei, gli americani di padre italiano che con Claude sfidano ChatGPT (e Trump)



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Dario e Daniela Amodei, fondatori di Anthropic (Claude), nascono negli Usa da padre italiano. Ecco studi, carriera e obiettivi degli imprenditori che cercano di dare all’intelligenza artificiale generativa un volto etico

Pubblicato il 5 mar 2026

Luciana Maci

Giornalista



ANTHROPIC
DARIO AMODEI CEO ANTHROPIC, DANIELA AMODEI PRESIDENTE ANTHROPIC

La vita di Dario Amodei potrebbe essere scritta da uno Shakespeare del ventunesimo secolo: solo il redivivo drammaturgo inglese saprebbe raccontare nella giusta luce questo protagonista del mondo della tecnologia e dell’innovazione dilaniato da un conflitto esiziale per i tempi che stiamo attraversando: quello tra le ragioni dell’etica, della politica e degli affari. Ma potrebbe essere anche descritto come un moderno Ulisse che si ritrova ad ascoltare il canto delle sirene dell’intelligenza artificiale: ne può constatare i vasti benefici ma ne percepisce con chiarezza gli enormi rischi. Ed è lì, sospeso tra la fascinazione e l’inquietudine.

Dario Amodei: la nascita, gli studi

Nel suo Dna c’è il genio italiano, quello ebraico, quello americano. Dario, infatti, nasce nel 1983 nella culla mondiale dell’innovazione, San Francisco, figlio di Riccardo Amodei, un artigiano esperto di lavorazione della pelle originario di Massa Marittima, in Toscana, e di Elena Engel, ebrea americana nata a Chicago che lavorava come project manager nelle biblioteche. La sorella Daniela nascerà 4 anni dopo.

È chiaro da subito che Dario ha straordinarie capacità intellettive. Scienza e tecnologia lo affascinano. Si diploma alla Lowell High School di San Francisco ed entra nel circuito dell’eccellenza scientifica: nel 2000 è membro della squadra statunitense delle Olimpiadi della Fisica.

Il suo percorso accademico parte proprio da lì, dalla fisica: inizia gli studi universitari al Caltech, dove lavora con Tom Tombrello, eminente scienziato che aveva studiato il nucleare negli anni Sessanta, poi si trasferisce alla Stanford University, dove consegue la laurea in fisica. Spinto dal desiderio di capire i sistemi complessi, prosegue con un dottorato (PhD) alla Princeton University: la sua formazione e la sua ricerca ruotano attorno ai fondamenti teorici dei sistemi fisici, ma si incrociano anche con temi più vicini alle scienze della vita, fino allo studio dell’elettrofisiologia dei circuiti neurali. In seguito svolge un periodo da postdoctoral scholar alla Stanford University School of Medicine.

Il dramma

Gli studi di medicina sono motivati da un dramma familiare: nel 2006 perde il padre per una rara malattia che, poco tempo dopo, diventa curabile: una ricerca più veloce lo avrebbe salvato.

Ma è l’intelligenza artificiale il suo faro guida quando entra nel mondo del lavoro.

La carriera professionale

Gli inizi in Baidu e Google Brain

Ha 31 anni quando decide di lasciare il mondo accademico per mettersi alla prova in quello delle grandi aziende. Da novembre 2014 a ottobre 2015, Amodei lavora per Baidu, per poi passare a Google Brain, la divisione di ricerca sul deep learning di Google. Tra il 2015 e il 2016 è Senior Research Scientist, contribuendo allo sviluppo di modelli di reti neurali che risultano fondamentali per l’avanzamento delle tecnologie di AI.

L’ingresso in Open AI

Nel 2016 un passo decisivo, che avrà ripercussioni non solo sulla sua esistenza ma anche su quella di miliardi di persone nel mondo: entra in OpenAI, di cui l’attuale CEO è Sam Altman, dove svolge un ruolo chiave nello sviluppo della sicurezza dell’AI e nella progettazione di modelli su larga scala.

In qualità di Vice President of Research, guida team responsabili della realizzazione di tecnologie all’avanguardia, tra cui i modelli GPT-2 e GPT-3. Questi modelli dimostrano capacità senza precedenti nella comprensione e nella generazione del linguaggio naturale, contribuendo a posizionare OpenAI tra i leader mondiali della ricerca sull’intelligenza artificiale.

Amodei svolge anche un ruolo determinante nello sviluppo di tecniche come il reinforcement learning from human feedback (RLHF), che permette ai sistemi di intelligenza artificiale di migliorare le proprie prestazioni attraverso l’interazione con gli esseri umani.

La sua ricerca si concentra sull’obiettivo di rendere i sistemi di AI potenti ma allo stesso tempo allineati ai valori umani.

Ma a un certo punto qualcosa si incrina.

L'”ammutinamento”: addio a Open AI

Amodei è un innovatore che pensa veloce e va veloce, ma tiene a mantenere dritta la bussola sulla questione etica. A un certo punto si accorge che i principi su cui è nata OpenAI (laboratorio di ricerca con una missione anche filantropica) stanno scivolando progressivamente in secondo piano, anche se Sam Altman, alla guida dell’azienda, continua a richiamarli a intermittenza nel racconto pubblico.

Nel 2021 avviene una sorta di “ammutinamento”: Dario lascia OpenAI insieme alla sorella Daniela e ad altri cinque ricercatori. La frattura matura proprio sui temi di governance e allineamento che, l’anno successivo, tornano al centro delle tensioni interne. Sono le stesse preoccupazioni che portano altri leader e consiglieri di OpenAI, per un periodo, a estromettere Altman, accusandolo di aver messo la missione in secondo piano per inseguire una traiettoria sempre più commerciale. Ma non ce la fanno: dopo solo 5 giorni Altman tornerà al timone.

Intanto nel 2021 gli “ammutinati” Dario e Daniela Amodei fondano Anthropic.

Anthropic: l’AI dal volto etico

La società vuole sviluppare sistemi di AI non solo potenti, ma anche interpretabili, controllabili e sicuri per l’umanità. La missione di Anthropic è creare tecnologie di AI allineate ai valori umani e gestibili in modo trasparente e affidabile. L’azienda pone particolare attenzione allo sviluppo etico e responsabile, affrontando i rischi potenziali che sistemi sempre più avanzati potrebbero comportare se non adeguatamente governati.

Il successo di Claude

Presto diventa nota per aver sviluppato la serie di modelli linguistici di grandi dimensioni Claude, considerata una delle principali alternative ai modelli GPT di OpenAI, con un forte focus sul miglioramento dell’affidabilità e della sicurezza di questi sistemi.

Focus su Daniela Amodei: la co-founder

Se Dario Amodei è il volto scientifico di Anthropic, Daniela Amodei ne rappresenta il motore organizzativo e strategico.

Il suo profilo è meno “da laboratorio” e più “da costruzione dell’organizzazione”: la sua leadership si muove tra strategie di prodotto, governance, policy e sicurezza, con un’idea di fondo: la potenza dei modelli conta, ma senza controllo e affidabilità non si può crescere.

Daniela Amodei: gli studi di arte e letteratura

Sul piano biografico, Daniela cresce negli Stati Uniti e si diploma alla Lowell High School. Ottiene una borsa di studio per studiare flauto classico e porta avanti un percorso che intreccia arti e musica. Si laurea alla University of California, Santa Cruz con un Bachelor of Arts in English Literature: una formazione umanistica che non è un dettaglio laterale ed è anzi diventata un punto di forza, perché l’AI generativa è prima di tutto linguaggio, interpretazione, intenzione e contesto.

L’incontro con la politica

L’inizio della carriera non è nel tech. Daniela parte da global health e politica, e lavora su una campagna congressuale in Pennsylvania che si chiude con successo. Passa poi a Washington D.C., dove gestisce per un breve periodo la comunicazione del deputato democratico Matt Cartwright alla Camera dei Rappresentanti. È un passaggio importante perché le lascia in dote una serie di competenze che le torneranno utili più avanti: gestione, posizionamento, capacità di navigare sistemi complessi e, soprattutto, sensibilità verso l’impatto delle decisioni pubbliche.

Nel 2013 entra in Stripe (pagamenti digitali) come early employee, in una fase in cui la fintech sta ancora costruendo la sua identità. L’esperienza la prepara al salto successivo: l’AI. Nel 2018 passa a OpenAI, dove vive dall’interno la fase in cui i modelli linguistici iniziano a diventare un tema globale. In OpenAI guida il team durante lo sviluppo di GPT-2, poi sposta il focus su sicurezza e policy, fino a ricoprire il ruolo di vice president of safety and policy.

Nel 2020, come detto, lascia OpenAI e nel 2021 co-fonda Anthropic. Come presidente, Daniela guida i team focalizzati su AI safety e model alignment: in pratica, il lavoro che rende i modelli non solo più capaci, ma anche più controllabili, prevedibili e utilizzabili in contesti reali dove l’errore non è solo un bug, ma un rischio di business e reputazione.

Nel settembre 2023 Daniela e Dario Amodei entrano nella lista Time100 AI, tra le persone più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale. Un segnale di come Anthropic, nel giro di pochissimo tempo, passi da “spin-out” di ricercatori a player globale che compete non solo sul prodotto, ma sul modo in cui il prodotto viene reso affidabile, difendibile e sostenibile nel tempo.

Nell’agosto 2017 Daniela sposa Holden Karnofsky, co-fondatore di Coefficient Giving (precedentemente nota come Open Philanthropy), fondazione filantropica legata al movimento dell’effective altruism, che finanzia progetti con l’obiettivo di massimizzare l’impatto positivo delle donazioni attraverso analisi rigorose e basate sui dati. La coppia ha un figlio.

Il patrimonio degli Amodei

A febbraio 2026, Forbes stima il patrimonio netto dei fratelli Amodei in 7 miliardi di dollari.

Cosa pensa Dario Amodei dell’intelligenza artificiale: i saggi

Benefici dell’AI

Nell’ottobre 2024 Amodei pubblica un saggio, Machines of Loving Grace, in cui sostiene che l’impatto positivo dell’AI potrebbe essere molto più radicale di quanto si pensi, ma anche che i rischi potrebbero essere molto più gravi di quanto si ammetta. Descrive uno scenario in cui, risolti i problemi di sicurezza, l’AI viene usata per aumentare la qualità della vita di tutti, accelerando progressi in biologia e neuroscienze, sviluppo economico, pace globale e anche nel rapporto tra lavoro e senso. Nel testo insiste anche su un punto geopolitico: quando nascerà un’AI davvero potente, è essenziale che le democrazie mantengano il vantaggio. Propone una strategia di “intesa” tra Paesi democratici per usare l’AI come leva di vantaggio strategico e militare, distribuendo però i benefici all’interno della coalizione.

Rischi dell’AI

Nel gennaio 2026, con il saggio The Adolescence of Technology”, Amodei sposta il focus sui rischi e li organizza in cinque categorie.

Primo: sistemi che sviluppano obiettivi o comportamenti non allineati alle intenzioni umane; cita test interni in cui emergono condotte come inganno, ricatto e macchinazione.

Secondo: uso dell’AI da parte di individui o piccoli gruppi per fare danni, con allarme specifico sulle armi biologiche e la possibilità che persone senza competenze avanzate arrivino a capacità distruttive.

Terzo: uso dell’AI da parte di attori potenti per conquistare o mantenere il potere, abilitando sorveglianza estrema, armi autonome e propaganda di massa; individua nel Partito Comunista Cinese la minaccia principale e sostiene che le democrazie debbano restare leader per evitare una deriva autoritaria globale.

Quarto: shock economico, tra sostituzione del lavoro e concentrazione della ricchezza; ipotizza che una quota enorme di lavori impiegatizi entry-level possa essere sostituita in 1–5 anni e avverte del rischio relativo ai patrimoni personali.

Quinto: effetti indiretti e “incognite delle incognite”, dai salti rapidi in biologia che cambiano vita e capacità umane, a dinamiche psicologiche e sociali malsane, fino alla questione del senso in un mondo in cui l’AI supera l’uomo in quasi tutto.

Cosa è successo a febbraio 2026

La rottura del 27 febbraio 2026 tra Anthropic e il Governo degli Stati Uniti segna uno spartiacque nel rapporto tra Big Tech, sicurezza nazionale e etica dell’intelligenza artificiale.

Trump ordina alle agenzie federali di interrompere l’uso dei prodotti Anthropic.
Il cuore della disputa è una clausola/interpretazione contrattuale su usi che Anthropic considera inaccettabili (in particolare analisi su dati di sorveglianza di massa e timori su armi autonome)

In altre parole l’azienda fondata da Dario e Daniela Amodei rifiuta la richiesta del Pentagono di rimuovere alcune linee rosse sull’uso militare dei suoi modelli.

Il risultato è uno scontro aperto con l’amministrazione statunitense, che ha reagito classificando Anthropic come un possibile rischio nella supply chain tecnologica. Al di là del caso specifico, la vicenda mette in evidenza una tensione strutturale: man mano che l’AI diventa infrastruttura strategica, la convivenza tra principi etici delle aziende e interessi di sicurezza nazionale diventa sempre più difficile. E gli Amodei l’hanno capito da tempo.

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