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Guk Kim: «Ecco perché Zomato è diversa dalle altre piattaforme di ricerca ristoranti»

11 Mar 2015

Menù scannerizzati, coordinate precise, recensioni controllate, commenti di blogger e… Il country manager della multinazionale indiana che ha lanciato il suo servizio in Italia dal 10 marzo spiega con quali “armi” punta a scalzare Tripadvisor

Guk Kim - Country Manager Zomato Italia
È online dal 10 marzo, ha un database di oltre 18 mila locali fra Milano e Roma e punta a scalzare Tripadvisor dai pc e smartphone degli italiani. È Zomato, la multinazionale indiana presente con la sua piattaforma in 22 Paesi nel mondo.

Forte dell’acquisto a fine 2014 di Cibando, startup attiva nel servizio di ricerca di ristoranti ma non solo con più di 82 mila locali registrati, prevede di sbarcare presto nelle maggiori città italiane: Napoli, Torino, Palermo, Venezia, Firenze, alcuni dei nomi, e superare entro fine 2015 i 20-21 mila ristoranti mappati. Il budget c’è: nei prossimi due anni l’azienda pensa di investire 6 milioni di dollari per crescere e strutturarsi.

Guk Kim, country manager italo-coreano di Zomato (nonché ideatore di Cibando), 26 anni, ha spiegato a EconomyUp in cosa la nuova piattaforma si differenzia dalle altre. «In Italia c’erano tantissimi portali di food review ma nessuno offriva informazioni così strutturate, vaste e precise. Noi puntiamo a fornire agli utenti più dati possibili per fare una scelta oggettiva. Per esempio scannerizziamo i menù». Al momento, l’80% dei ristoranti sul sito ha scelto di mostrare il suo, «ma puntiamo ad arrivare al 95 per cento entro fine anno». 

Oltre ai menù, ogni singola pagina permette di visualizzare le esatte coordinate geografiche, le immagini degli

L'homepage di Zomato
ambienti e dei piatti, e i filtri di ricerca, come la tipologia di cucina e la fascia di prezzo. 

Oltre alle recensioni ovviamente. «Siamo molto attenti sia a quelle troppo negative che a quelle troppo positive. C’è un primo filtro automatico: se dalla stessa fonte partono più di cinque recensioni negative apriamo subito una verifica. Poi c’è la moderazione fatta da parte nostra: e se qualcosa non ci torna chiediamo all’utente di darci delle spiegazioni più dettagliate», spiega Guk Kim. Il caso Tripadvisor ha fatto scuola.

Registrandosi, ogni utente può scrivere recensioni, condividere il proprio voto, interagire con gli altri membri della community sul sito o sull’app (disponibile gratuitamente per iOS, Android e Windows Phone) in italiano, inglese e in altre sette lingue.

«Per selezionare i locali da inserire abbiamo anche chiesto segnalazioni a chi fa questo lavoro in modo sistematico: critici gastronomici, food blogger come Chiara Maci e Paola Sucato, da Sara di Taste and Travel Milano, a Federica Micoli di Closette. E poi piattaforme radicate sul territorio come Romadvisor, The Breakfast Review, Mentelocale, TamTamMilano”. 

Ogni locale presente su Zomato viene però anche visitato da un membro del team. «Ogni tre mesi andiamo a parlare direttamente con il ristoratore. Solo così si riescono a carpire i punti forti e la storia di ogni spazio», continua il country manager. 

Spunti che poi vanno a creare le “collezioni”, selezioni tematiche sempre in aggiornamento che vanno da “a lume di candela” a “vista mozzafiato” e “mangiar sano”, per chi ha voglia di immergersi in un’atmosfera, non solo in un tipo di cucina. 

di Alexis Paparo

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