FINANZA D'IMPRESA

Le Pmi crescono, il credito dalle banche no (e l’alternativa sono i prestiti online)

Nonostante l’aumento del numero delle piccole e medie imprese (secondo Cerved), continua il calo dei finanziamenti bancari (secondo Unimpresa). Per questo sempre più aziende cercano canali alternativi per finanziare le attività e li trovano sul web. Tra questi, si fa largo il prestito istantaneo. Lanciato da una banca…

Pubblicato il 03 Apr 2018

Pmi

Qual è lo stato di salute delle Pmi italiane? A giudicare dai numeri sembrerebbe buono. Almeno secondo quelli presentati nel Rapporto Cerved PMI 2017, l’ultima versione del documento annuale dedicato all’analisi delle condizioni economico-finanziarie delle società italiane. La fotografia scattata dal rapporto mostra una realtà in cui prende piede l’aumento del numero di piccole e medie imprese, spinto soprattutto dalla crescita delle micro imprese. Per quel che riguarda la redditività, invece, il livello di guardia si è abbassato, con valori vicini a quelli pre-crisi. I fallimenti, poi, sono in calo, mentre per il futuro la speranza di crescita ha il volto dell’innovazione tecnologica, strumento tramite cui far lievitare i fatturati. Per nulla positivi invece i numeri legati al credito erogato dalle banche nel 2017, secondo quanto riporta un rapporto Unimpresa. Ma andiamo con ordine.

Nel 2016, secondo Cerved, si è verificato un incremento significativo della natalità delle pmi: sono infatti oltre 5 mila le imprese neonate in quell’anno. Un aumento che porta il totale delle piccole e medie imprese a quota 145mila. Se infatti dal 2007 al 2014, sotto gli effetti della crisi, le pmi sono passate da 150mila a 136 mila (-10% del sistema produttivo), il 2015 è stato l’anno dell’inversione di tendenza, che si è confermata e rafforzata nel 2016, anno in cui hanno toccato, dicevamo, le 145 mila unità (+3,6%). A questo dato incoraggiante si aggiunge poi il calo di quelle uscite dal mercato: poco meno di 6 mila le imprese che hanno avviato una procedura concorsuale o una liquidazione volontaria (-14,8%). Nei primi sei mesi del 2017 tale miglioramento ha ulteriormente accelerato, con una diminuzione del 21% su base annua.

Dal punto di vista degli indicatori economico finanziari, invece, si registra un incremento in termini di fatturato (2,3%), valore aggiunto (4,1%) e margini lordi (+4,1%) delle Pmi. Tuttavia il dato più significativo è quello relativo alla propensione all’investimento: nel corso nel 2016 le piccole e medie imprese nazionali hanno mostrato un’accelerazione non da poco in questo settore, i quali sono passati dal 6,2% del 2015 al 7,8% del 2016.

Il rovescio della medaglia arriva però dal rapporto sul credito, relativo agli ultimi 12 mesi, elaborato dal centro studi Unimpresa. Secondo questo rapporto, il 2017 delle pmi italiane è stato all’insegna del credit crunch. In altre parole le banche italiane hanno chiuso i rubinetti del credito, facendo crollare i prestiti nell’ultimo anno di quasi 37 miliardi di euro (-6,34%). A pesare sul calo è la diminuzione di oltre 12 miliardi dei finanziamenti a breve e di 30 miliardi di quelli di lungo periodo. Più nel dettaglio lo stock di finanziamenti alle imprese è passato da 780,1 miliardi a 742,6 miliardi: in calo da 267,09 miliardi a 254,3 miliardi i crediti a breve termine (fino a 1 anno); giù di 30,6 miliardi (-8,69%) i prestiti di lunga durata (oltre 5 anni) scesi da 353,2 miliardi a 322,5 miliardi; sono invece cresciuti di 5,9 miliardi (+3,70%) i finanziamenti di medio periodo (fino a 5 anni) passati da 159,8 miliardi a 165,7 miliardi.

Cosa emerge da questi numeri? Che le Pmi, nell’obiettivo di perseguire opportunità di sviluppo, incontrano maggiori difficoltà quando provano ad accedere al credito attraverso i canali tradizionali, ovvero tramite i modelli banco-centrici. A questo si aggiunge poi tutto il discorso dei tempi di erogazione del credito da parte degli operatori tradizionali, sempre troppo lento rispetto alle necessità delle piccole e medie aziende che, per definizione, hanno bisogno di processi estremamente rapidi.

Per questo motivo molte aziende preferiscono scegliere canali di finanziamento nuovi e alternativi. Un filone in crescita, per esempio, è quello dei prestiti online. Si tratta di una fetta di mercato che in Europa vale circa 680 miliardi di euro. Secondo l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano si possono distinguere tre categorie principali di finanziamenti online alle imprese: l’equity crowdfunding, il lending crowdfunding (o social lending), e l’invoice trading.

Tuttavia una strada facilitata di accesso al credito tramite le banche esiste. Si tratta dell’instant lending, formula in base al quale un’impresa può richiedere una determinata somma di denaro, tramite una piattaforma web, e ricevere una risposta a una richiesta di finanziamento nel giro di pochi minuti.

A proporre questa formula innovativa, per la prima volta sul mercato italiano è stata ING DIRECT: l’istituto di credito olandese, di recente, ha lanciato “Prestito Arancio Business”, il primo prestito online interamente digitale, che offre credito fino a 100mila euro e garantisce una customer experience distintiva.

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