Le banche cambiano? Il vero problema è la paura del rischio

Il modello di business bancario sta cambiando anche a causa delle regole internazionali che prevedono di ridurre il credito concedibile ad aziende e famiglie. Ma il limite maggiore degli istituti è di non aprirsi al cambiamento

Pubblicato il 23 Dic 2014

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Questo commento di Marco Bicocchi Pichi è un intervento di risposta a “Le banche non investono più nelle imprese perché hanno cambiato missione“. l’opinione di Fabio Sdogati pubblicata su EconomyUp il 17 dicembre 2014.

Marco Bicocchi Pichi

Il modello di business delle banche sta cambiando? Si, certo ed è una prevista conseguenza delle regole adottate e da adottare attraverso i vari round di Basilea. I provvedimenti pensati per ridurre il rischio delle banche vanno (volutamente) nella direzione di ridurre il credito concedibile alle imprese (e famiglie).

Parliamo di liquidity ratio, di leverage ratio e di credit rating ovvero di tutto quanto converge nel rendere non finanziabili le imprese che hanno rapporti capitale proprio/debito sbilanciati sul debito e necessitano di essere finanziate dalle banche come avveniva in passato.

Le nuove imprese, poi, se crescono assorbono cassa perché son pochi i casi nei quali ci si può permettere di crescere senza necessità di far crescere anche il capitale circolante. E allora le vecchie imprese non si finanziano e le nuove che crescono nemmeno e figuriamoci quelle più rischiose che necessitano di anni per diventare (forse) profittevoli. È naturale che il modello di business delle banche cambi e che si muova dal differenziale dei tassi (raccolta ed impieghi) ai servizi con commissioni.

Ma la tempesta perfetta viene completata dalla digitalizzazione. L’asset sportello bancario diventa una costosa legacy nel tempo dell’online banking e dei mobile payment. Cambia il prodotto, cambia il canale e mentre occorre ristrutturare per adeguarsi al mondo che evolve il regolatore e il politico vivono in una beata visione di continuità dove l’economia avanza in un moto perpetuo generando una massa di redditi bancabili e tassabili come se nulla fosse.

L’assunzione della continuità è pericolosa assai e il cittadino sottoposto al crescente prelievo del combinato disposto di draga fiscale ed aumento delle imposte indirette se ne dovrebbe rendere conto. Il regolatore vuole mettere in sicurezza le banche come il politico dimentica che senza attività economica non c’è crescita e nella decrescita i rischi aumentano assai di più di quelli da cui si vuol sfuggire.

Il mondo sta cambiando e qualcuno se ne accorgerà quando sarà a terra a mangiare la polvere. Chi si stupisce ha letto ed osservato poco o più spesso, non mancando né di cultura né di intelligenza, non è in buona fede: ha ragione il professor Sdogati nel dire che siamo in mezzo a un pensiero vecchio e per qualcuno non di pensiero si tratta ma di pigra comoda inerzia, tanto al sicuro dietro vitalizi, stipendi da super funzionario si può ben pontificare e disegnare il mondo perfetto dove non serve lottare e rischiare ma si può con eleganza scivolare sull’oceano della stabilità sullo yacht da altri pagato. L’impresa e il vero imprenditore sanno che il rischio è tutto, rischio non azzardo ma sempre rischio.

Le banche sono imprese ed è stata facile in questi anni la demonizzazione delle banche e la loro contrapposizione alle altre imprese perché divide et impera è vecchia strategia di potere. Ma la verità è un’altra ed è che non è mantenibile un mondo passato, il cambiamento va accettato e si deve reagire cambiando. Privilegi di un passato ancor recente ma tanto lontano nel mondo di Internet e della globalizzazione.

La rivoluzione nell’essere e fare Banca è un cambiamento epocale che cambia lo Stato e la Democrazia, con la “vecchia Banca” muore un mondo che ha scritto anche pagine belle e nobili ma come la presenza (anche) di nobiltà e bellezza non salvarono gli Inglesi nelle Guerre d’Indipendenza in Nord America così non si salverà chi non abbraccia il cambiamento.

È tempo per le imprese e i cittadini di chiedere coraggio e lungimiranza ai propri politici ed autorità di regolazione dei mercati. La spinta del regolatore alle Banche ad essere conservatrici e vivere di rendita (cosa è se non questo prendere i soldi dalla Banca Centrale a tasso minore da quello ottenuto nel riprestarli alla stessa?) è letale per la società e non solo per le Banche. La paura del rischio ci perderà, il lucido coraggio di affrontarlo è la salvezza. Finanziamo l’impresa e lo spirito d’impresa.


*business angel e consigliere delegato di Italia Startup

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