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La crisi europea frena la manifattura made in Italy

Il Rapporto Analisi dei Settori Industriali, curato da Intesa Sanpaolo e Prometeia rivela che il peggioramento del quadro economico ha contribuito ad annullare la ripresa del manifatturiero italiana, che chiuderà il 2014 – secondo le stime – con un fatturato in lieve calo (-0,2%). Una crescita è prevista solo dal 2015 (+1,9%)

Pubblicato il 07 Nov 2014

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La debolezza della domanda sui mercati interno ed estero, in particolare in Europa, ha frenato il lieve recupero del manifatturiero italiano emerso a fine 2013. In termini reali, a fine 2014, i livelli di fatturato saranno dello 0,2% inferiori a quelli dello scorso anno.

Lo scenario presentato nel Rapporto Analisi dei Settori Industriali, realizzato congiuntamente da Intesa Sanpaolo e Prometeia, vede l’industria

italiana tornare a registrare una crescita del fatturato solo a partire dal 2015. I ritmi saranno ancora modesti (+1,8% nel 2015, seguito da +1,9% nel 2016) e non tali da recuperare quanto perso nella nuova recessione del triennio 2012-‘14 (-5,5%, ossia 45 miliardi di minor fatturato in termini reali nel 2016 rispetto al 2011) (Fig.1).

Nuove caratteristiche del ciclo degli investimenti

A fronte di una domanda per consumi in fase di stabilizzazione e prevista in lento recupero, condizionata anche nei prossimi anni dalle difficoltà reddituali di molte famiglie, è soprattutto la componente estera a trainare il manifatturiero italiano.

Nonostante una domanda mondiale in rallentamento, gli esportatori italiani hanno mantenuto buone performance, confermando il primato di crescita tra i maggiori concorrenti mondiali: nel primo semestre del 2014 solo la Polonia riesce a registrare ritmi di sviluppo delle vendite estere migliori di quelli italiani (Fig.2).

In un contesto internazionale previsto in miglioramento, proseguiranno i buoni risultati delle imprese italiane, sostenuti anche dall’evoluzione favorevole del cambio: l’export manifatturiero è atteso accelerare nel prossimo biennio, con tassi di crescita medi del 3,6% a prezzi costanti e un rafforzamento del surplus commerciale manifatturiero a oltre 100 miliardi di Euro.

A differenza di quanto osservato nei cicli economici del passato (Fig. 3), tuttavia, il buon andamento delle

esportazioni degli ultimi anni non è bastato a sostenere gli acquisti di macchinari e mezzi di trasporto, attesi registrare una contrazione anche nel 2014. Nonostante le misure incentivanti e un grado di utilizzo degli impianti non molto lontano dai livelli medi di lungo periodo, sembra essersi indebolita la relazione tra esportazioni e investimenti, fondamentale per rafforzare la ripresa ciclica.

La mancata ripartenza degli investimenti è motivata da fattori congiunturali, come le aspettative ancora molto incerte sull’evoluzione della domanda e un mercato del credito non ancora tornato alla normalità, ma anche da elementi

strutturali come il progressivo maggior peso di altre tipologie di investimenti (da quelli intangibili a quelli effettuati direttamente sui mercati esteri di produzione e/o commercializzazione, Fig.4).

Un ruolo rilevante è, infine, giocato da un mix settoriale delle esportazioni – farmaceutica, elettrotecnica e alcuni comparti della meccanica – che va spostandosi verso produzioni a minor impiego di capitale fisso. Tali fattori dovrebbero continuare ad agire da vincolo, portando a una evoluzione lenta degli investimenti anche nei prossimi anni.

Nuovi stimoli e nuove energie per far ripartire l’industria italiana

Le prospettive del manifatturiero italiano dipenderanno dalla capacità delle nostre imprese di confermare e rinnovare i successi ottenuti negli ultimi anni, frutto della sinergia tra le competenze manifatturiere tradizionali e una crescente attenzione alle nuove leve competitive. La rinnovata capacità competitiva è alimentata anche dal ricambio del tessuto produttivo, che mostra nel nostro paese caratteristiche migliori di

quelle di altri concorrenti europei.

In particolare, l’analisi dei dati sulla dinamica d’impresa ha evidenziato la maggiore dimensione media delle imprese italiane al momento dell’entrata sul mercato, dato sorprendente alla luce della nota frammentazione del nostro tessuto produttivo. Le imprese italiane presentano inoltre un tasso di sopravvivenza tendenzialmente migliore rispetto a quanto si riscontra negli altri paesi europei (Fig.5).

Le nuove imprese manifatturiere italiane, tuttavia, faticano negli anni successivi a trovare significativi spunti di

crescita, a differenza di quanto, invece, si riscontra in Germania, dove la minore dimensione mediainiziale si affianca a un più rilevante dinamismo negli anni successivi (Fig.6), difficoltà che sembrano essere state aggravate dalla fase di crisi.

Un’industria diversa non solo nell’output ma anche nei conti delle imprese

La ripresa della domanda interna offrirà migliori opportunità di sviluppo anche per le nuove imprese, diffuse a tutti i settori. Il canale estero resterà fondamentale per l’elettrotecnica e la meccanica, che guideranno la crescita del fatturato (Fig.7) insieme a metallurgia e auto e moto, settori questi ultimi molto diversi tra loro ma con in comune una

lunga fase, non ancora conclusa, di ristrutturazione e riorganizzazione, produttiva e societaria.

In linea con il dato medio del manifatturiero i produttori di beni intermedi, mentre i produttori di beni di consumo sconteranno una domanda interna poco dinamica e un contributo del canale estero non significativo o addirittura negativo, data l’importanza crescente delle importazioni in un contesto di internazionalizzazione delle filiere. Fanalino di coda i produttori di materiali per le costruzioni, penalizzati da una minore apertura al commercio internazionale e dalla perdurante debolezza del ciclo dell’edilizia in Italia.

Il ritorno a volumi produttivi in crescita darà maggior efficienza all’utilizzo degli input, che non mostreranno significative tensioni di prezzo, consentendo un aumento del ROI e del ROE medi (previsti rispettivamente al 5,9% e al 5% nel 2016, Fig.8). Il recupero dei livelli medi di redditività sarà sostenuto anche da un’ulteriore selezione del tessuto produttivo, che ha già comportato un miglioramento della redditività industriale nel 2013, per molti versi

inatteso dato il quadro negativo dello scorso anno.

Al moderato ma costante rinnovamento del suo mix produttivo (più metalmeccanica e meno made in Italy tradizionale e industrie pesanti di base) si assoceranno cambiamenti strutturali anche nei conti finanziari delle imprese. L’apertura al commercio estero, e ai suoi tempi medi di pagamento più bassi di quelli italiani, insieme a una maggior puntualità dei pagamenti da parte di pubblico e privato contribuiranno a ridurre le necessità per il capitale circolante connesse alla ripresa produttiva.

Contemporaneamente, le misure di sostegno alla patrimonializzazione decise dal governo consolideranno il trend di crescita della capitalizzazione delle imprese manifatturiere italiane, con un’ulteriore riduzione dell’indebitamento complessivo. Si assisterà, poi, a una significativa maggior incidenza delle voci relative ad attività finanziarie e partecipazioni, legata soprattutto ad ulteriori processi di aggregazioni e acquisizioni sia in Italia che all’estero.

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