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CAPITALI E INNOVAZIONE

Insurtech, perché i venture capital (nel mondo) investono sempre di più e che cosa cercano

01 Giu 2018

Dal 2012 al 2017 gli investimenti in startup del settore sono quadruplicati: da 53 a 217 per un valore complessivo di quasi 9 miliardi di dollari, rivela un report di Willis Re e CB Insights. Scalabilità, un prodotto pronto per il mercato e affidabilità sono gli elementi più ricercati. Il ruolo del corporate venture capital

L’Insurtech è un settore sempre più appetibile per gli investitori internazionali: a provarlo è un report di Willis Re e CB Insights secondo il quale i venture capitalist che investono nell’insurance technology  sono quadruplicati nell’ultimo quinquennio, passando dai 53 del 2012 ai 217 dell’anno passato, con una crescita annua media del 30%.

Come sottolinea questo articolo di InsuranceUp, il report ha analizzato oltre 700 investimenti nel periodo 2012-2017, per un controvalore di quasi 9 miliardi di dollari, evidenziando che mentre i venture capitalist tradizionali (i primi a interessarsi al mondo FinTech e InsurTech) si dedicano in particolare alle operazioni nelle fasi seed e early-stage (dato che sono interessate a fornire rendimenti finanziari agli investitori), i re-insurance venture capitalist e i corporate venture capitalist intervengono nelle fasi più avanzate, con investimenti che hanno tendenzialmente un valore più strategico.

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A questi tre investitori si aggiungono poi, secondo lo studio Willis Re-CB Insights, diversi corporate venture capitalist che, pur non appartenendo nativamente al mondo assicurativo, sono sempre più coinvolti negli investimenti insurtech: si tratta principalmente di grandi imprese tecnologiche o finanziarie che vedono opportunità nel settore assicurativo, non ancora completamente rivoluzionato dalle tecnologie emergenti.

Ma quali sono i driver principali che guidano gli investimenti nelle startup InsurTech? Secondo il report, soprattutto scalabilità del modello di business e capacità del prodotto di risolvere problemi profondi e complessi. Ma contano molto anche il fatto che il prodotto sia all’avanguardia e pronto all’uso, che sia affidabile, facile da usare e accessibile dal mercato; si investe poi anche su tecnologie che creano nuove aree di prodotto oppure che accelerano la trasformazione digitale, o ancora che migliorino la sottoscrizione e la gestione dei sinistri. Infine, conta anche che la startup abbia un team visionario con un’idea scalabile e la capacità di execution, e che l’idea abbia la giusta dimensione per il mercato. In tutto ciò, ovviamente, è sempre e comunque fondamentale che l’investimento porti vantaggi strategici per il VC.

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Per quanto riguarda i nomi, i Venture Capital indipendenti sono considerati i più efficaci al momento: i più citati sono Sequoia, Softbank, Plug and Play, Andreessen Horowitz e Kleiner Perkins. Ma sul lungo periodo si considera che prevarranno i corporate VC (in particolare Allianz, Munich Re,  XL Innovate, American Family).

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