Insurtech, non basta l'open innovation se mancano le competenze digitali - Economyup

L'INTERVENTO

Insurtech, non basta l’open innovation se mancano le competenze digitali



Il settore assicurativo soffre un grave gap di competenze digitali, che frenano i processi di trasformazione del business. Serve una nuova offerta di formazione, come il master proposto da IIA. Perché non basterà l’open innovation senza una solida base di competenze per comprendere e gestire le tecnologie emergenti

di Simone Ranucci Brandimarte, Gerardo Di Francesco

29 Ott 2021


Dopo gli investimenti, la seconda causa di uno sviluppo non ancora florido dell’Insurtech italiano è la mancanza di competenze. Bisogna lavorare molto più alacremente sulla formazione, sull’educazione, su una serie di competenze digitali in grado di creare valore all’interno delle organizzazioni, nelle relazioni, al fine di creare delle offerte vincenti per il consumatore finale. Ed è per questo che educazione, formazione, open innovation, collaborazioni fra aziende tecnologiche e player assicurativi rappresentano l’elemento vincente per il futuro del settore.

Assicurazioni, i numeri del gap di competenze digitali

Il settore assicurativo conta un grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali, come rilevano il 71% degli impiegati in ambito assicurativo, con il 53% che si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale. Non solo, il 39% ritiene di non essere in grado di usare al meglio strumenti tecnologici di base come la mail o strumenti operativi e il 65% non conosce il significato di tecnologie e soluzioni alla base della rivoluzione digitale in atto in qualsiasi settore: IoT, Blockchain, Machine learning.

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Da una ricerca realizzata quest’anno da IIA in collaborazione con EY, relativa all’Impatto dell’innovazione sull’organizzazione delle aziende assicurative, emerge inoltre che il 43% dei professionisti del settore non sappia cosa siano le polizze on demand. Di fronte a questa consapevolezza di un mismatch di competenze rispetto alle esigenze del mercato, l’82% degli intervistati dall’indagine richiede nei prossimi 12 mesi più formazione e training proprio in ambito tecnologico e digitale.

La diffusione di un mindset innovativo: una priorità per le compagnie assicurative

Proprio in tema di consapevolezza, e sempre in base alla ricerca sopracitata (L’impatto dell’Innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni), la diffusione di un mindset innovativo è ritenuta una priorità e viene incentivata attraverso iniziative specifiche come contest di innovazione (57%), reward aziendali (23%) e bonus (10%), ma anche con programmi di formazione, hackathon e Innovation Lab. La metà del campione preso in esame ha concordato nel ritenere la formazione (52%) e l’acquisizione di nuove competenze (48%) i punti chiave su cui investire per incentivare l’innovazione interna. L’83% del campione ha dichiarato di avere già avviato percorsi di formazione dedicati, che nel 60% dei casi sono rivolti a tutti i dipendenti.

Per continuare ad essere competitivi nel nuovo ecosistema che si sta venendo a creare in sostanza, i player assicurativi dovranno ridisegnare i loro modelli di business alla luce del processo di digitalizzazione in atto. Questo può essere fatto ad esempio individuando un Chief Innovation Officer, che oggi circa il 40% delle compagnie prevede come responsabile unico dell’innovazione. Il suo coinvolgimento nei comitati aziendali risulta particolarmente efficace non solo per abilitare la trasformazione digitale nei processi di vendita ma anche nel disegno e integrazione dell’offerta prodotti, nel ripensamento dei processi organizzativi e nuovi modelli di business e, non da ultimo, nello sviluppo di una cultura aziendale orientata all’innovazione.

L’offerta di formazione

Serve poi, anzi, è indispensabile, che ci sia un’offerta adeguata in termini di formazione. il Gap di competenze tecniche e digitali che rappresenta uno dei principali limiti dell’Insurtech italiano può essere superato solo se prevediamo per i prossimi 5 anni un fortissimo sforzo in termini di formazione, transfer di competenze tramite collaboratività e rinnovamento delle compagnie attraverso l’apertura alle nuove discipline del digitale. L’impegno formativo di IIA in tal senso è proprio quello di incoraggiare i professionisti a guidare l’evoluzione digitale nell’industria assicurativa. Per questo un ulteriore auspicio è che gli investimenti in formazione per la digital transformation diventino massivi e che gli Amministratori Delegati, i CDA e i management affrontino questa esigenza nel più breve tempo possibile.

A conferma di questo ritardo nello sviluppo delle competenze digitali, solo il 34% delle compagnie ha una struttura dedicata all’innovazione, contro il 77% in Europa e solo il 24% intermediari assicurativi (indagine IIA, EMF Group elipsLife) ritengono di avere un livello di business molto digitalizzato, mentre per il 52% il processo si trova in uno stato di avanzamento e per il 24% è solo alle fasi iniziali.

Un master insurtech per gestire l’innovazione digitale

Anche per questo IIA propone ogni anno un Master Insurtech di fruizione semplice e immediata che possa formare coloro che lavorano all’interno del mercato assicurativo su competenze attuali, per fornirgli gli strumenti per comprendere e gestire le innovazioni digitali che stanno trasformando l’industria assicurativa e stravolgendo modelli di business consolidati. I moduli di studio consentono di approfondire gli aspetti strategici, tecnologici e legali con focus su nuovi modelli di business, sui nuovi paradigmi di interazione con i clienti e su una nuova offerta di prodotti e servizi, offrendo un’analisi dell’impatto della digitalizzazione sulla filiera assicurativa e una visione del mercato Insurtech italiano, globale ed internazionale con un’ampia panoramica delle fonti normative e della loro implicazione con la tecnologia.

L’open innovation e le competenze digitali

Non basterà infatti l’open innovation a creare un humus su cui far germogliare l’Insurtech, ci vorrà una solida base di competenze nuove, e tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge sempre più la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze che sappiano fondere data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Nei prossimi 10 anni tutte le compagnie dovranno assumere e formare personale sulla base delle nuove professionalità emergenti, quali: Digital Trasformation Managers, IG Data Scientist; & Business Analyst, IA and Machine Learning Expert, Digital Project Manager, Cloud Architect, Growth Hacker, Scrum Master, UX Designer, Digital Marketing & Performance Leader, Digital Strategy Leaders, Business Process Automation Leaders, Cybersecurity Leaders, Robotics Engineers, Fintech Engineers e Digital Underwriters.

Ma tutto questo sarà possibile solo se guarderemo alla tecnologia come migliorativa delle performance lavorative, come un qualcosa che consenta di lavorare meno e rendere molto di più.

 

Simone Ranucci Brandimarte

Fondatore e presidente di Italian Insurtech Association, è un tech entrepreneur che ha partecipato alla fondazione di numerose società, fra cui la startup insurtech Yolo.

Gerardo Di Francesco

Founder e managing director di Wide Group, è vicepresidente di Italian Insurtech Association.