VALUTA DIGITALE

Inclusione finanziaria: come la valuta digitale potrebbe aiutare a dare servizi ai più svantaggiati

Nel mondo ci sono 1,7 miliardi di persone prive di accesso ai servizi finanziari. Una futura valuta digitale emessa della Banca Centrale potrebbe aiutare la clientela meno abituata al contatto con banche e mondo online a entrarvi, dati i costi pressoché nulli e la credibilità dell’istituzione che la eroga. Ecco come

Pubblicato il 05 Ott 2022

Inclusione finanziaria e valuta digitale

In questi mesi si sta diffondendo il dibattito sulla valuta digitale e alcuni cominciano a domandarsi se e come una valuta digitale potrebbe aiutare l’inclusione finanziaria.. In questo articolo intendiamo per valuta digitale quella che è di solito chiamata valuta digitale della banca centrale (o CBDC nell’acronimo inglese). Rimandiamo ai molti siti (a partire da quelli delle banche centrali dell’Eurosistema) per un’ introduzione al tema.

È interessante domandarsi, appunto, se e come una valuta digitale potrebbe aiutare l’inclusione finanziaria. Con inclusione finanziaria si intende quel complesso di attività e misure volte a favorire l’utilizzo di servizi bancari e finanziari a soggetti che non vi hanno accesso. Si tratta di misure di vario genere, dalla creazione di prodotti semplici, facilmente comprensibili, come il “conto di base” in Italia, a programmi di educazione finanziaria per studenti, lavoratori, pensionati. Sebbene si possa credere che nei paesi dell’Europa occidentale questo fenomeno sia limitato essenzialmente a immigrati giunti da poco, la proporzione di popolazione interessata non è comunque trascurabile, anche se la pandemia ha ridotto questi numeri, avendo costretto tutti a transazioni finanziarie digitali.

1,7 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi finanziari

Nel caso degli Stati Uniti, nonostante il calo sia stato importante negli ultimi anni, si parla tuttora di 33 milioni di persone, concentrate tra gli strati poveri e delle minoranze etniche. Se alziamo lo sguardo sul mondo, si stimano 1,7 miliardi di persone prive di accesso ai servizi finanziari. Essere esclusi da questi servizi significa avere maggiori difficoltà a pagare ed essere pagati, ad accedere a prestiti per aprire una attività, ad assicurarsi ecc., con ciò rendendo più difficile uscire dalla povertà e integrarsi nel paese dove si vive e si lavora. Qualunque iniziativa sia in grado di ridurre l’esclusione finanziaria è dunque positiva per combattere la miseria e l’emarginazione.

Parte dell’esclusione finanziaria è connessa a problemi di alfabetizzazione finanziaria (conoscenza dei prodotti e servizi finanziari, rapporti con gli sportelli di banche e assicurazioni, ecc.) o alfabetizzazione tout court, ma a volte è legata anche alla diffidenza verso il mondo finanziario o anche a un problema di costi. Si consideri che per quindici anni circa, dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, i tassi d’interesse sono stati molto bassi e quindi le banche hanno alzato le commissioni sui servizi, comprese quelle per la tenuta del conto, che pesano più che proporzionalmente sulle fasce meno abbienti della clientela, per recuperare le minori entrate da interessi.

La valuta digitale potrebbe ridurre l’esclusione finanziaria

Secondo un recente studio di Barnet e Lebeau, ricercatori della Federal Reserve, una valuta digitale potrebbe ridurre l’esclusione finanziaria del 93%, quasi azzerandola dunque, proprio come effetto del basso costo del servizio. L’idea sarebbe di dare la possibilità alla banca centrale di un paese di aprire conti correnti a individui, famiglie, piccole imprese, con costi irrisori ma anche interessi ridotti, così da scoraggiare depositi molto elevati. Dato poi che il servizio di valuta digitale sarebbe utilizzabile per pagare qualunque bene e servizio come succede oggi con il contante, si rivolgerebbe anche a chi ha disintermediato le banche, utilizzando forme di pagamento alternative. La soluzione fornita dalla valuta digitale potrebbe anche costringere le banche a ridurre le commissioni almeno sui servizi di base.

L’offerta di un prodotto che si pone essenzialmente come un sostituto digitale del contante potrebbe aiutare la clientela meno abituata al contatto con banche e mondo digitale a entrarvi, dati i costi pressoché nulli e la credibilità delle banche centrali. Dal canto loro, le banche non sarebbero troppo colpite da un prodotto “entry level” e che potrebbe poi spingere questa fetta della popolazione, sinora esclusa dal mondo finanziario, a servirsi degli operatori finanziari per altri servizi. Come si è già visto in molti casi, infatti, l’inclusione finanziaria inizia con i pagamenti.

In alcuni Paesi poco sviluppati, dove l’accesso al contante è difficoltoso soprattutto in contesti rurali, la valuta digitale potrebbe risolvere facilmente il problema. Lo stesso vale anche nei Paesi avanzati in caso di disastri naturali, dato che l’accesso ai servizi telefonici è più facile e veloce da ripristinare dell’arrivo di banconote.

Inclusione finanziaria: per funzionare deve essere semplice

Tuttavia, perché la valuta digitale possa funzionare per l’inclusione finanziaria, è necessario che sia progettata in modo da permetterne un facile uso a chi è poco avvezzo alle complessità del digitale, perché possiede al massimo uno smartphone e deve prevedere una forma di riconoscimento anagrafico rapido ed elementare, migliorando la situazione attuale spesso farraginosa. Si pensi allo SPID, sicuramente utile e comodo, ma non sempre di agevole utilizzo per fasce con ridotta alfabetizzazione finanziaria. In definitiva, la valuta digitale può davvero essere la strada giusta per ridurre l’esclusione finanziaria purché ben progettata.

Inclusione finanziaria: cosa leggere per approfondire il tema

–Auer R. e altri. 2022. Central bank digital currencies: a new tool in the financial inclusion toolkit? FSI Insights 41

–Banet J. e L. Lebeau. 2022. Central Bank Digital Currency: Financial Inclusion vs. Disintermediation, Federal Reserve Bank of Dallas Working Paper n. 2218,

–CPMI e World Bank. 2020. Payment aspects of financial inclusion in the fintech era,

–Maniff J. L. e W. Marsh. 2017. Banking on Distributed Ledger Technology: Can It Help Banks Address Financial Inclusion? Federal Reserve Bank of Kansas City, Economic Review 102,

–WEF. 2019. Harnessing Digitalization in Financing of the Sustainable Development Goals

–World Bank. 2021. Central Bank Digital Currency, A Payments Perspective 

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Lorenzo Esposito
Lorenzo Esposito

Lorenzo Esposito lavora da oltre vent’anni nell’ambito della vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia; è professore a contratto di Economia Monetaria presso la “Cattolica” di Milano. Si occupa di stabilità finanziaria, globalizzazione, finanza sostenibile e fintech. (Le opinioni espresse dall’autore sono personali e non impegnano l’Istituto d’appartenenza)

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