ENERGIA SOSTENIBILE

Le comunità energetiche come modello virtuoso di energy sharing



Le comunità energetiche sono associazioni che hanno lo scopo di produrre e condividere in autonomia energia rinnovabile a costi vantaggiosi. Eccone definizione, vantaggi, tecnologie e adempimenti

di Stefania Barbato

Pubblicato il 29 Nov 2022


Comunità energetiche: definizione

Una comunità energetica è un’associazione che produce e condivide energia rinnovabile per generare e gestire in autonomia energia verde a costi vantaggiosi, riducendo nettamente le emissioni di CO2. Nella pratica si tratta di associazioni o cooperative sociali non a scopo di lucro composte da persone fisiche, piccole e medie imprese e pubblica amministrazione residenti in una certa zona che abbiano scelto di aggregarsi al fine di costituire una comunità. Condivisione di energia come mezzo per una finalità ambientale, economica e sociale come vedremo in seguito. Siamo in un momento di transizione delle regole e se fino ad oggi sono ammesse solo piccole medie imprese (non superando i 50 mln di fatturato e 250 dipendenti), nella nuova normativa ci potrebbe essere uno sviluppo comprendendo anche le grandi imprese, con il controllo della CER lasciata solo alle PMI, persone fisiche e PA Locali. Un importante cambiamento che costituirebbe un passaggio a nuove numeriche sempre più rilevanti.

Vantaggi ambientali, economici e sociali

Sostanzialmente i vantaggi della costituzione delle comunità energetiche sono triplici:

1. riduzione CO2: con l’uso domestico si tende ad avere un fotovoltaico in grado di coprire consumi familiari; la comunità energetica rappresenta un cambio di passo ed è interessante avere una produzione maggiore di kWh in modo da condividere con i propri vicini e ridurre sempre più le emissioni di CO2;

2. economico: c’è un incentivo economico remunerativo se trovo iscritti o consumatori, al netto dei costi di gestione sia per chi possiede l’impianto sia per gli iscritti. Questo spingerà il consumatore a consumare mentre la comunità energetica produce. La tendenza inoltre sarà quella di spostare i consumi da endotermici ad elettrici (con un vantaggio maggiore);
3. parte sociale: questo è l’aspetto più innovativo perché c’è un importante obiettivo sociale: quello di generare valore per tutta la comunità. Basti pensare alle industrie che producono energia abbondante anche per soggetti di pubblica amministrazione come scuole, asili o altri cittadini. Senza trascurare la possibilità di sostenere i “poveri energetici”, persone o famiglie incapaci di provvedere all’acquisto del minimo energetico.

“I vantaggi delle comunità energetiche sono tangibili – spiega Simone Benassi, Responsabile Italia delle comunità energetiche per Enel X – Le nuove regole ARERA, in fase di emissione, permetteranno alla comunità energetica di disporre di impianti più grandi, fino a 1MW, e di comprendere gli iscritti appartenenti ad ambiti territoriali molto più grandi, mappe territoriali derivanti dalle cabine primarie, con possibilità di comprendere molteplici produttori di energia al suo interno. Dal punto di vista economico, un impianto fotovoltaico da circa 1MW, inserito in una comunità energetica, ad oggi ha un ritorno dell’investimento intorno ai 6 anni, su 20 anni di incentivi. Un megawatt può quindi distribuire agli iscritti sul territorio fino a 40mila euro all’anno, per 20 anni”.

Tecnologie e burocrazia

Dal punto di vista tecnologico, il fotovoltaico è più facile da realizzare, dovendo semplicemente avvisare organo competente dell’installazione sul tetto. Per la copertura dei fabbisogni notturni il fotovoltaico è abbinabile allo storage al fine di immagazzinare l’energia di giorno e poi distribuire l’energia anche nelle fasce orarie serali dove il prezzo dell’energia è altissimo (vedi fasce energetiche). Ottimale sarebbe quindi avere un mix di energia prodotta anche da eolico e mini idroelettrico.

A livello burocratico, occorre creare un’associazione non a scopo di lucro con relativo statuto, atto costitutivo. L’agenzia delle entrate creerà un Codice fiscale ad hoc per l’associazione. Consigliabile ottenere anche la personalità giuridica per non porre responsabilità finanziarie in capo agli scritti in caso di mala gestione delle economie.

Gestore della comunità energetica

“Nella visione di Enel X – spiega Simone Benassi – ci sarà una professionalizzazione della figura del gestore della comunità energetica ovvero il referente della comunità energetica a livello tecnico ed economico, che attuerà le regole primarie decise dalla comunità energetiche”. Enel X ha in attivazione una control room che monitora le comunità energetiche. Dashboard tecniche permettono di calcolare e ridistribuire il valore.
Si potrà quindi scegliere se ottenere il ristoro, riducendo il totale da pagare della bolletta energetica, o richiedere un bonifico, o conversioni in token (con valore superiore al 100%) che possono essere spesi con altri beni come colonnine energetiche per esempio. Il gestore potrà garantire il corretto funzionamento dei rimborsi.

Previsioni

Con l’approvazione delle nuove regole, saranno molto più estese le aree di condivisione per la comunità, e verrà portato a 1MW il limite massimo per ogni impianto inserito in comunità energetica. “Anche alle pubbliche amministrazioni stiamo proponendo di avviare comunità energetiche, con l’obiettivo di distribuire i benefici alla collettività e contribuire alla lotta alla povertà energetica – prosegue Simone Benassi – per i clienti industriali sono invece disponibili servizi per creare, gestire e sviluppare comunità energetiche partendo da impianti realizzati su terreni o coperture industriali, con investimento Cliente o Investimento Enel X”.

Le prospettive sono quindi di forte crescita grazie anche agli incentivi convenienti. L’idea è di controllare 2 volte all’anno lo stato di salute della comunità energetiche, valutando immesso e iscritti e fornendo soluzioni per spingere altri impianti se necessario o una maggiore capacità di storage o trovare altri iscritti. Tutto per creare, e gestire nel tempo, un modello virtuoso funzionante.

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