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Il dibattito

Perché un giovane francese dovrebbe preferire Milano a Shangai?

04 Apr 2014

Pietro Paganini ha proposto di attirare in Italia i transalpini insoddisfatti. Un consulente parigino con moglie italiana replica: l’Expo sarà una grande occasione ma chi fugge ha bisogno di ragionare sul lungo periodo

Pierre-Marie Relecom
Caro direttore,
ho letto con interesse il richiamo che Pietro Paganini fa ai giovani francesi a investire il proprio know how a Milano. Come imprenditore – francese, ma sposato con una signora italiana e quindi con tre figli metà italiani e metà francesi – non posso che condividere le vostre preoccupazioni. Credo di conoscere il vostro paese quanto il mio. Per le mie attività professionali poi, posso vantarmi di avere anche una sensibilità in merito alle vicende internazionali. Devo dire che i problemi valicano le Alpi così facilmente come lo fanno i flussi turistici, di capitali e di opportunità di business.

Tuttavia, se i problemi sono gli stessi, la loro origine è ben differente. Sulla Francia grava il difetto di un’arroganza che tendiamo ad assumere, tutti e collettivamente, nei confronti di chiunque sia il nostro interlocutore. Questo è un punto dolente ormai storicizzato, un luogo comune dal quale non riusciamo a svincolarci.

L’Italia lamenta la fuga dei suoi giovani, dei neolaureati, di chi insomma potrebbe diventare la prossima classe dirigente nazionale. Non eccedete con il dispiacervi, per favore. La Francia è nella stessa situazione. Ma non perché lo stagista non venga pagato. Come invece succede da voi. E questo, mi permetta, lo considero un insulto.

I giovani francesi fuggono perché non hanno opportunità, perché il nostro Paese non rischia investendo sulle risorse giuste. Chi resta è perché è privo di quella mentalità imprenditoriale necessaria a rilanciare l’economia nazionale, a riformare la sua struttura burocratica – la quale, mi creda, non è tanto più snella di quella italiana – a modernizzarsi e stare al passo con i tempi. Ed è per questo che il giovane imprenditore francese, che decide di restare in Francia, viene visto con diffidenza dai suoi coetanei che hanno scelto la strada più facile. A mio avviso quella dell’indolenza. L’Italia, se non altro, è un paese dove chi ha successo non è colpevolizzato. Anzi, riceve il giusto apprezzamento da parte della comunità. In Francia la libera iniziativa individuale viene spesso vista con diffidenza.

Startup, innovazione, creatività sono concetti che il giovane imprenditore francese di talento riesce a vedere trasformati in prodotto solo altrove. Dove? A Londra, per esempio. Perché se si vuole puntare sulla finanza quale altra piazza mondiale può offrire le prospettive mondiali come quella d’oltremanica? Forse New York, ma solo in parte. Se si è invece esperti di It e Reseach & Developpment, gli States sono la prima meta. Ma chi parte va soprattutto nei Paesi emergenti. Brics e Mint non sono soltanto sigle. Il mondo extra-Ue offre opportunità che nessun mercato europeo può garantire.

Personalmente frequento da anni il mondo “emergente”: Medio Oriente, America Latina e Asia. Molti miei partner – francesi! – si sono trasferiti definitivamente in Qatar, in India e in Brasile. Come dar loro torto? L’esperienza dei nuovi mercati non si limita alla sfera professionale. Si tratta di un’avventura, di un entusiasmo continuo e di creatività del singolo messa a confronto con quella altrui.

Non mi stupisce il dato emerso sulle nuove generazioni francese e italiana. L’idea però che un giovane possa preferire Milano a San Paolo o a Shanghai mi lascia perplesso. Pur nutrendo una stima sincera nei confronti del capoluogo lombardo. L’invito che fate è interessante. Il mondo sta nutrendo forti aspettative su Expo 2015. L’unico timore è che un grande evento, per quanto stimolante in termini di attrazione di capitale e visibilità, resti poi senza seguito. Al contrario la Francia, ma non soltanto, ha bisogno di occasioni per tornare a ragionare sul lungo periodo, per essere una forza competitiva nei confronti di qualsiasi Brics o Mint. E anche per tenere i propri giovani a casa. O al limite farli spostare a Milano. Che è comunque vicina e in Europa.

Spero quindi che la proposta fatta da Paganini non sia rivolta solo ai francesi affinché varchino il Monte Bianco, ma anche perché Milano e l’Italia tornino a essere in grado di accogliere capitali, nuove idee e menti creative.

* Pierre-Marie Relecom è Ceo e Founder di Relecom & Partners

 

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