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#burocraziazero

Anche i francesi fuggono? Attiriamoli a Milano

25 Mar 2014

Nella fuga dei cervelli non siamo soli. I talenti vanno dove è più cool e dove ci sono stimoli e modelli. L’Italia può diventare destinazione di chi cerca opportunità. Se ci sarà una chiara volontà politica e nuove giurisdizioni con regole amministrative ed economiche speciali

Pietro Paganini
Nella fuga dei cervelli c’è una bella notizia. Non siamo più il brutto anatroccolo europeo. Le teste cariche di idee brillanti scappano anche dalla nobile Francia. Così almeno riporta un bel reportage pubblicato dal New York Times proprio nel giorno della pesante sconfitta della Sinistra francese. La legge di Murphy non risparmia nessuno, nemmeno quei parigini che più di tutti si erano impegnati, almeno a parole, per costruire la Silicon Valley francese.

Il nostro Primo Ministro è avvisato. Dove scappano i francesi? A Londra, questa è la notizia cattiva. Perchè non vengono in Italia? La risposta è semplice: per le stesse ragioni per cui disdegnano il proprio Paese. Non starò qui a ripeterle, perchè le conosciamo bene. Allora perchè scrivere ancora di questo tema? La ragione è semplice. Perchè è giunto il tempo che Milano e la Lombardia si diano veramente da fare per attirare non solo quelli che fuggono, ma qualsiasi cervello che s’aggira per il mondo, soprattutto dai paesi più vicini.

Dimentichiamoci per una volta dei programmi nazionali per l’innovazione, l’agenda digitale, le start-up, etc. Sono tutti prodotti finalmente eccelsi, soprattutto i lavori degli ultimi due Governi, ma rischiano di diventare, ahimè, burocrazia. Le ragioni sono semplici:
1) queste politiche hanno effetto solo se c’è una vera volontà politica di realizzarle, cioè solo se sono parte di un piano di sviluppo, piano che sembra mancare – almeno per ora – anche all’attuale governo
2) i talenti in fuga vanno dove è più “cool”, cioè dove possono imparare da gente più brava di loro, che li stimola, li sprona, li meraviglia. Vanno anche dove possono divertirsi e spendere meno
3) chi fugge ed è disposto a tutto pur di realizzare i propri sogni, cerca modelli di riferimento, esempi da perseguire, o semplicemente vuole essere invitato e assicurato che ci sia quello che cerca. Questo ultimo punto rappresenta una network externality come in Scandinavia dove città e regioni fanno la guerra per pubblicizzarsi e vendersi per attrarre giovani e professionalità. 

Può Milano realizzare le tre condizioni? La risposta è si, se lo vogliamo. Le condizioni ci sono, come ci sono ormai le premesse per realizzare una nuova giurisdizione con caratteristiche legali, economiche, amministrative e politiche uniche, pensate appositamente per creare posti di lavoro in settori specifici e attirare investimenti di ogni tipo. Già con #burocraziazero e le ZES (Zone Economiche Speciali) si sta andando in quella direzione. In questo contesto non servono più riforme roboanti, ma azioni radicali guidate da una politica di sviluppo chiara, che oggi manca e che permetta di diventare attrattivi, offrendo servizi e, soprattutt,o esprimendo il proprio potenziale creativo e promuovendosi come destinazione delle fughe, meta di chi cerca nuove opportunità. Con l’Expo, e in vista del 2016, Milano ha l’opportunità e le condizioni per diventare la capitale d’Europa. 

Pietro Paganini, @pietropaganini, è Professore aggiunto presso il Dipartimento di Business Administration della John Cabot University e Curiosity Chairman Competere.EU

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