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Perché il dialogo fra innovatori e policy makers è necessario ma difficile

La decisione del Garante su ChatGPT ha messo a nudo un problema: è possibile avere normative nazionali o locali a fronte di fenomeni di dimensione globale? Sembra come fermare un treno con le mani. Eppure, nonostante le difficoltà, il dialogo s’ha da fare. Anche se non è detto che funzionerà

Pubblicato il 11 Apr 2023

Regole e tecnologie

Nelle ultime settimane, due fatti – abbastanza eclatanti – hanno riacceso il dibattito sull’impatto della regulation sul mondo dell’innovazione: da un lato, il blocco di ChatGPT da parte del Garante Privacy, dall’altro il ban dei monopattini votato a Parigi.

Il difficile equilibrio fra disruption e legacy

Il mantra della Silicon Valley “it’s better to ask forgiveness than permission” è stato sottoposto ad un severo crash test.

Il tema in realtà è più ampio ed è in discussione da tempi non sospetti. Ne avevamo peraltro parlato un paio di settimane fa durante Innovation Weekly commentando la missione della Commissione Europea proprio in Silicon Valley. Il mio partner in crime Marco Marinucci aveva fornito un po’ di chiavi di lettura per comprendere la visione che c’è da questa parte del mondo sul tema.

La Silicon Valley è il posto dove la disruption è alla base dell’economia. Per questo ha sempre assimilato politica e governi alla legacy: sono percepiti come quelli che potenzialmente possono rallentare la disruption. Non a caso è dal lato opposto rispetto a Washington DC che invece è il posto dove si definiscono le regole

Va detto che negli ultimi quindici anni questo sentiment è cambiato. Per riuscire ad avere disruption in modo sostenibile in certi settori è meglio parlare con i policy maker prima piuttosto che dopo. Anche perché le industrie che sono oggi sotto disruption sono i pilastri centrali dell’economia (energia, trasporti, …). Quindi il pubblico e gli enti regolatori devono essere parte integrante di questo processo”.

“Ma deve essere un dialogo vero. Qui non amano le passerelle politiche. La domanda è sempre: So what? What’s in for us?”.

Durante Innovation Weekly Giovanni Iozzia conversa con Alberto Onetti e Marco Marinucci collegati da Sand Hills

Avere un dialogo con i policy maker è necessario ma complicato

Se non c’è ancora la coda per parlare con i policy makers, la necessità di avere un dialogo con i policy makers è quantomai importante ed urgente.

Però è un dialogo che si prospetta oltremodo complicato. Per tre ragioni principali.

1. I regolatori si trovano a regolare fenomeni che fanno fatica a comprendere

Per i policy makers è stra-complicato regolare tecnologie che evolvono con tassi di sviluppo esponenziali e ambiti di applicazione meta-settoriali. Qui il caso dell’intelligenza artificiale generativa è emblematico della enorme asimmetria informativa che esiste tra le parti. Per esperienza, avendo portato in Silicon Valley molte delegazioni di policy makers (dalla Commissione al Parlamento Europeo, fino a Governi, Regioni, Città), abbiamo toccato con mano come periodo di “immersione” nei trend tecnologici nel posto dove questi stanno succedendo aiuti di molto a migliorare la loro capacità di comprensione (e limiti la capacità di fare danni). Per esempio questa settimana un gruppo di DG Connect è a San Francisco per confrontarsi sul tema della governance dell’AI.

2. Se i policy maker fanno fatica a capire, non aspettiamoci che la popolazione sia in grado di esprimere un’opinione fondata

Io credo di essere una persona mediamente formata ma su certi temi sono consapevole di non avere tutti gli elementi decisionali né tantomeno una opinione forte. Again, ritornando sul tema dell’AI generativa, in parte avevo condiviso la posizione e le preoccupazioni di Elon Musk e dei firmatari della famosa lettera, ma non so se avrei preso la decisione assunta dal Garante. Parimenti, pur non credendo che gli scooter siano la soluzione ai problemi della mobilità nelle grandi città, mi interrogo su quali analisi e basi informative i cittadini di Parigi abbiano espresso il proprio voto circa il blocco dei monopattini. Quindi, vox populi potrebbe non essere vox dei su certi temi.

3. A che livello si devono regolare i fenomeni?

La decisione del Garante, senza entrare nel merito del contenuto, ha messo a nudo un problema ancora più grande. E’ possibile avere normative nazionali o locali a fronte di fenomeni di dimensione globale o di aziende con dimensione economica talvolta superiore al PIL di uno Stato? Mi sembra che si cerchi di fermare un treno lanciato con l’imposizione delle mani.

Nonostante le difficoltà, questo dialogo s’ha da fare.

Il fatto che sia difficile non esonera dal provarci e soprattutto dal riuscirci.

Il rischio è quello di avere tecnologie ad altissimo impatto utilizzate male e regolate peggio.

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Alberto Onetti
Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.

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