ChatGPT e il Garante della Privacy: le regole che mancano

“La decisione del Garante della Privacy è stata legittima. Ora però il nodo da sciogliere riguarda i dati personali: si deve fare in modo che, se una persona vuole che siano cancellati, lo siano totalmente”: così dice a EconomyUp Stefano Quintarelli, esperto di tecnologie, sulla sospensione di ChatGPT in Italia

Pubblicato il 03 Apr 2023

ChatGPT e CEO

OpenAI deve rispettare le stesse regole degli altri colossi tecnologici, quindi – dato che finora non lo faceva – la decisione del Garante della Privacy, che venerdì 31 marzo ha bloccato l’uso di ChatGPT in Italia, è stata legittima. È il parere di Stefano Quintarelli, imprenditore e informatico italiano, deputato dal 2013 al 2018, autore di vari saggi tra cui l’ultimo è “Internet fatta a pezzi: Sovranità Digitale, Nazionalismi e Big Tech (Bollati Boringhieri) che tratta proprio di come regolamentazione, autoregolamentazioni, termini di servizio e interventi delle autorità stiano rendendo il web “meno World wide”.

“Ora però il nodo da sciogliere riguarda i dati personali: si deve fare in modo che, se una persona vuole che siano cancellati, lo siano davvero. E fino in fondo”, aggiunge Quintarelli.

Stefano Quintarelli

Cosa succede con la sospensione di ChatGPT in Italia

Quintarelli parla a EconomyUp della temporanea sospensione in Italia di ChatGpt. Il modello di linguaggio artificiale addestrato da OpenAI, che utilizza l’apprendimento automatico per comprendere e generare testo in modo autonomo e sviluppare conversazioni con gli umani, si è “fermato” a seguito dell’apertura di un’istruttoria del Garante per i Dati Personali.

L’Autority ha contestato al Generative Pretrained Transformer (questo significa l’acronimo GPT) la raccolta illecita dei dati degli utenti italiani e ha disposto, con effetto immediato, la limitazione provvisoria del loro trattamento da parte di OpenAI fino a quando la normativa sulla privacy non verrà rispettata. È il primo intervento di questo tipo a livello mondiale e potrebbe avere sviluppi nel resto dell’Europa.

Il Garante rileva la mancanza di una informativa agli utenti, ma soprattutto l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di addestrare gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma.

Ad OpenAI è stato chiesto di comunicare entro 20 giorni le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto dal Garante, pena una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo. OpenAi ha dunque deciso non solo di bloccare il trattamento ma di chiudere l’accesso al servizio dagli indirizzi IP italiani,dal primo aprile 2023..

La vulnerabilità di ChatGpt era emersa lo scorso 20 marzo quando, a causa di un problema tecnico, è stata mostrata non solo la cronologia delle domande degli utenti, con i loro dati, ma anche parte dei dettagli sui metodi di pagamento usati per l’abbonamento a ChatGpt Plus, che offre funzionalità extra.

ChatGPT, Quintarelli: “Condivisibile la decisione del Garante Privacy”

Sulla questione, Stefano Quintarelli dice: “Ormai è chiaro che dai dati si possono ricavare rendite monopolistiche enormi ed è altrettanto chiaro che un uso errato di questi dati può essere dannoso per le persone e per le società. Partendo da queste basi, appare evidente che abbiamo bisogno di regole di tutela dei dati personali, che possono piacere o non piacere”. In merito alla specifica decisione del Garante, Quintarelli osserva: “Non si può dire che abbia sbagliato. Non ha disposto il blocco del servizio, ma la sospensione del trattamento. E l’azienda liberamente ha deciso di bloccare”.

Nel merito delle contestazioni rivolte dall’Autority a OpenAI, a suo parere sono contestazioni “risolvibili secondo le migliori pratiche”. Gli altri GAFAM (le 5 maggiori multinazionali dell’IT occidentali, Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) “realizzano già pratiche che servono a minimizzare lo scostamento tra ciò che fanno e il Gdpr, cercando in vari modi di essere conformi.

Un esempio pratico: Faceboook ha i data center in Europa, una struttura di compliance europea, meccanismi per mitigare il rischio di trattare i dati dei minori. Insomma, effettua alcune precise azioni e così gli altri. Fanno cose che OpenAI non fa. Non è fuori dal mondo chiedere che OpenAI adotti le stesse cautele. Anzi, lo dovrà fare”.

ChatGPT e Privacy: “Se richiesto, OpenAI dovrà provvedere a una totale cancellazione dei dati”

Stefano Quintarelli sottolinea però che, a questo punto, resta “scoperchiato il vaso di Pandora. In quel vaso, nel fondo, restava la speranza. In questo vaso tecnologico resta il rapporto tra dato di addestramento e modello. Gli LLM, Large language model, e in generale i modelli di machine learning, vengono addestrati a partire dai dati. Esempio: io cedo una mia foto a un’azienda, in modo che quella possa riconoscere la mia faccia. Se domani voglio esercitare il mio diritto all’oblio, è sufficiente che l’azienda cancelli la foto, quindi un semplice file jpeg? No, perché la foto è codificata all’interno della rete neurale”.

Questo è sicuramente il nodo da sciogliere, rimarca Quintarelli. “Quando dico a uno che mi deve dimenticare, deve farlo davvero: cancellando la foto e allo stesso tempo eliminandomi dal modello. Ma oggi non esiste un modo di far disimparare a un modello una cosa che abbia già imparato. L’unico modo è fare il re-training del modello. Si riparte da capo. Ma è un po’ costoso e difficile da verificare”.

I Garanti europei si dovranno pronunciare prossimamente proprio su questo: sul rapporto giuridico tra dato e modello” conclude Quintarelli.

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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