Il Covid non ferma la startup Lorf: via a un progetto di turismo "autism-friendly" | Economyup

TECNOLOGIA SOLIDALE

Il Covid non ferma la startup Lorf: via a un progetto di turismo “autism-friendly”



Andrea Buragina, uno dei fondatori di Lorf, spiega le nuove iniziative della startup e società benefit per persone con autismo. E lancia un appello al governo: “Impossibile per questi ragazzi la didattica a distanza”

di Antonio Palmieri

30 Ott 2020


Andrea Buragina

C’è il Covid, ma c’è anche tutto il resto della vita. Nel “resto” della vita vi sono startup che continuano a generare prodotti e iniziative di tecnologia solidale.

“È come dice lei, caro Palmieri. Il Covid non ci ferma e noi vogliamo continuare a non farci fermare.”

Queste le parole con le quali inizia il mio dialogo con Andrea Buragina, uno dei fondatori di LORF.

Caro Buragina, LORF è una start-up innovativa – ed è anche una società Benefit – impegnata in azioni e progetti a sostegno delle persone autistiche e delle loro famiglie. In che modo generate tecnologia solidale?

Come da statuto, LORF si dedica a progetti a favore dell’autismo. Da febbraio 2017 noi lavoriamo su inclusione ed educazione alla diversità, naturalmente mettendo la tecnologia a servizio della persona. Domenica 25 Ottobre, al Palazzo del Cinema, è stato presentato, in corrispondenza dell’anteprima di “The Specials – Fuori dal comune”, il nostro progetto #RobotFriend, che durante il lockdown ha tenuto compagnia a molti bambini, regalando loro un messaggio di speranza.

#RobotFriend?

Sì. È un laboratorio di robotica inclusivo pensato per ragazzi autistici, ma aperto a tutti. Ragazzi normalmente e diversamente abili sono chiamati a incontrarsi, giocare e socializzare intorno al robot.”

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In che modo?

Abbiamo sviluppato dei giochi fruibili ai ragazzi autistici, ma attrattivi anche per i ragazzi normalmente abili, che vengono chiamati a svolgere il ruolo di tutor; intervengono quando il ragazzo con autismo non è in grado di farcela da solo. È un modo attivo per favorire l’educazione alla diversità.

Fate tutto da soli o avete sviluppato sinergie con altre realtà?

#RobotFriend è un progetto realizzato in collaborazione con Angsa Lombardia, l’associazione dei genitori con figli autistici. Non è l’unico. Sempre pochi giorni fa abbiamo partecipato a una loro iniziativa dedicata al turismo inclusivo, dove abbiamo presentato il progetto BlueBeeFriend.”

Parlare di turismo di questi tempi è davvero un seme di speranza. BlueBeeFriend in cosa consiste?

Noi guardiamo avanti. BlueBeeFriend è un progetto autism-friendly, avviato sempre in collaborazione con Angsa Lombardia.  Il nostro obiettivo è dare supporto a tutte quelle strutture che intendano in futuro unire accessibilità e inclusività.

Si spieghi meglio…

BlueBeeFriend supporta strutture  turistiche o della ristorazione sull’approccio da seguire nella gestione della diversità, con particolare riferimento all’autismo.  L’idea è quella di offrire una consulenza a 360 gradi che, partendo dalla formazione del personale, arrivi a una riorganizzazione degli spazi funzionale allo scopo di garantire accessibilità, ospitalità e dunque vera inclusività.

Quindi l’accessibilità fisica da sola non basta, perché non garantisce di per sé inclusività, cioè vera accoglienza della persona. Ho capito bene? 

Ha capito bene. Se mi passa la battuta, niente male per essere un parlamentare…

Non mi scivoli sull’anticasta. Mi spiega invece perché avete scelto come simbolo blue bee, vale a dire “ape blu”?

L’Ape Blu è un’ape molto rara, data per estinta qualche anno fa. Deve il suo colore alla preferenza per il polline del fiore violaceo della pianta Clinopodium ashei, una pianta originaria degli Stati Uniti.  A differenza delle altre api che vivono in alveari, l’Ape Blu è un’ape un pò solitaria e preferisce i nidi individuali agli alveari. Quando abbiamo iniziato a lavorare su un progetto “Autism Friendly” abbiamo quindi subito pensato a lei.

In chiusura, una domanda “fuori sacco”. Temete una nuova chiusura generale delle scuole?

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Sì! È sostanzialmente impossibile una assistenza personalizzata, il famoso “sostegno”, con la didattica a distanza.  Le persone autistiche sono abituate alla loro routine, peraltro diversa da persona a persona e per questo necessitano di percorsi totalmente su misura. Inoltre a molti ragazzi autistici non è proprio possibile erogare delle lezioni in remoto. L’ho scritto in una lettera al premier lo scorso 30 aprile, lo ribadisco ora.  Sono e siamo molto preoccupati. Tuttavia non ci fermiamo. Siamo abituati a combattere.

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, milanese, esperto di comunicazione, deputato. Da quando c'è Internet sono curioso della Rete. Dal 2002 cerco di valorizzare le possibilità che il digitale offre per una vita migliore