2021, l'anno degli Unicorni: nel mondo ne nascono 46 al mese. Ecco i quattro motivi dell'accelerazione - Economyup

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2021, l’anno degli Unicorni: nel mondo ne nascono 46 al mese. Ecco i quattro motivi dell’accelerazione



L’ingresso in campo del private equity; la ripresa dei collocamenti in Borsa; la pandemia e la globalizzazione dell’innovazione digitale: sono queste le principali ragioni che spiegano il boom della produzione di unicorni nel 2021 a livello globale: più di uno al giorno

di Alberto Onetti

05 Ott 2021


Photo by NIPYATA! on Unsplash

Il 2021 sarà ricordato come l’anno degli Unicorni. Come mostrano i dati presentati da Gené Teare, senior data journalist di Crunchbase News, all’Opening del Mind the Bridge Scaleup Summit Silicon Valley, nel 2021 si è avuta un’accelerazione impressionante nella produzione di Unicorni (tech companies valutate oltre un miliardo di dollari). L’anno scorso la media è stata di 14 al mese (ma con un sostanziale cambio di passo a partire da settembre – erano stati circa 10 al mese fino ad agosto, mentre ben 22 negli ultimi quattro mesi dell’anno). Nel 2021 la media è di quasi 46 nuovi unicorni al mese. Ossia più di un unicorno al giorno. Impressive.

 

Rispetto ad un anno fa, la popolazione degli unicorni mondiali è passata da 616 a quasi 1000 (+60%!). I capitali raccolti sono passati da 450 a 650 miliardi di dollari. La valutazione è quasi raddoppiata (da 2 a 3,4 triliardi di dollari).

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I 4 motivi dell’accelerazione degli Unicorni nel 2021

Motivi? Diversi. Con Genè ne abbiamo identificati quattro.

1. Il private equity è sceso in campo

Il private equity (PE) è entrato pesantemente in gioco. Dei 13 investitori che hanno guidato (o co-guidato) i deal di investimento a maggiore capitale investito nel primo semestre di quest’anno, ben dodici sono PE firms (in primis Tiger Global Management, Insight Partners e Softbank Vision Fund), con i primi due che guidano il ranking assoluto degli investitori più attivi del 2021.

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2. Sono ripartite le IPO

Si è riaperto il bocchettone delle IPOs (acronimo di “initial public offerings” – quotazioni in borsa, leggasi “exit”). Il 2020 era già stato un anno da record, con la quotazione di 61 venture backed companies (e quasi mezzo miliardo di dollari di valutazione totale). Il 2021 è destinato a cancellarne il ricordo: a metà settembre sono state quotate oltre 150 aziende con una valutazione complessiva di oltre 1,1 miliardo di dollari.

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3. La pandemia

La pandemia da coronavirus ha accelerato l’esplosione (o maturazione) di alcuni verticali, in primis cloud e mobile.

4. La globalizzazione dell’innovazione

I capitali stanno iniziando ad affluire anche fuori dalla Silicon Valley e dagli Stati Uniti in un processo di progressiva globalizzazione dell’innovazione. La quota della Silicon Valley sugli investimenti mondiali in Venture Capital è progressivamente scesa da quasi il 27% all’inizio della scorsa decade a meno del 20%. Il che non significa che la Silicon Valley sia in crisi come discusso un paio di settimane fa (qui l’articolo). Ma che il mondo dell’innovazione sta diventando un pochino più piatto.

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Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.