L'INTERVISTA

Federico Cheli (Polimi): Teinvein, un laboratorio italiano per la guida autonoma che non è ancora startup

Con la presentazione del prototipo si è aperta una nuova fase per il progetto italiano Teinvein, co-finanziato dalla Regione Lombardia. Ne parliamo con il responsabile Federico Cheli. “Siamo distanti dalla commercializzazione”. I prossimi passi? L’applicazione del 5G e l’interazione tra uomo e veicolo

Pubblicato il 04 Mar 2022

Il prototipo Teinvein

Il progetto è ancora lontano dall’essere una startup, ma è un laboratorio italiano dove si sperimentano e si sviluppano le tecnologie per la guida autonoma. C’è un prototipo e c’è un team di docenti, ricercatori e studenti con competenze multidisciplinari: dopo tre anni di lavoro è cominciata una nuova fase per Teinvein (e dopo vedremo che cosa significa l’acronimo). Ne abbiamo parlato con il professor Federico Cheli, docente di Dinamica e Controllo dei sistemi meccanici al Politecnico di Milano e responsabile del progetto.

La guida autonoma è una delle grandi frontiere del mondo automotive, con sperimentazioni avviate in tutto il mondo – dai progetti di colossi come Stellantis fino a iniziative tutte italiane, come i recenti test di navette sulle strade di Torino. Nasce dalla ricerca italiana anche il progetto di veicolo a guida autonoma Teinvein, co-finanziato dalla Regione Lombardia e presentato a fine 2021 alla villa Reale di Monza: un prototipo pensato per incrementare la sicurezza stradale, comunicare con veicoli e infrastrutture adiacenti e semplificare così la guida per i portatori di handicap.

Come nasce il progetto Teinvein e qual è il suo obiettivo?

Il Progetto nasce dall’opportunità creatasi nel 2017 grazie a Regione Lombardia, che ha permesso di finanziare il lavoro tramite gli Accordi per la Ricerca e l’Innovazione con 7,6 milioni di euro su un investimento complessivo di 13,9 milioni di euro.

Coordinato da STMicroelectronics, ha visto coinvolte numerose aziende e università: Professional Solutions (Euro Engineering), Optec, RoTechnology, Cover Sistemi, Politecnico di Milano (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Dipartimento di Fisica e Dipartimento di Meccanica), Università degli Studi di Milano-Bicocca, CS Milano e Fondazione Politecnico di Milano.

L’obiettivo primario è stato la realizzazione di una piattaforma aperta di veicolo intelligente che funga da base per lo sviluppo future di un veicolo completamente autonomo. Nell’immediato ci siamo concentrati sullo sviluppo di sistemi ADAS che monitorino lo stato psico-fisico del guidatore e dei passeggeri, degli ostacoli e persone sul percorso, e che facilitino la guida ai disabili.

Il nome del progetto significa infatti Tecnologie Innovative per i Veicoli Intelligenti, da cui Te-In-Ve-In.

Federico Cheli, responsabile del progetto Teinvein

Da chi è composto il team che lavora su Teinvein?

Il gruppo di lavoro è composto da me, Francesco Braghin e Matteo Matteucci come professori ordinari, il professore associato Davide Tarsitano, i ricercatori Stefano Arrigoni e Marco Vignati, alcuni dottorandi e diversi studenti dei corsi magistrali, che si sono susseguiti nel corso degli anni nello sviluppo delle varie parti di cui si compone il prototipo. Il team è stato organizzato selezionando le migliori competenze multidisciplinari fondamentali per coprire i diversi aspetti tecnologici che il problema richiedeva. Tutto ciò grazie alla cooperazione tra gruppi di ingegneria meccanica ed informatica del Politecnico.

In quanto tempo è stato realizzato il prototipo di Teinvein?

La realizzazione del prototipo è durata circa 3 anni. In questo tempo è stato possibile implementare soluzioni “meccaniche” necessarie per trasformare il veicolo originale in un veicolo controllabile e sensorizzato e sviluppare soluzioni “algoritmiche” capaci di gestire correttamente gli scenari e i casi studio identificati negli obiettivi del Progetto.

Quali le sue applicazioni?

Riassumendo in breve, I principali campi di utilizzo del veicolo comprendono: la guida completamente autonoma del veicolo in ambienti controllati (e privi di situazioni di pericolo o la presenza di pedoni); la guida remota attraverso l’utilizzo di comunicazione 4G da una sala di controllo e la guida mediante interfacce di controllo semplificate (quali joypad ergonomici) pensate per persone dalla Mobilità limitata.

Ci sono prospettive per il progetto di diventare una startup?

Il Progetto risulta ad uno stadio ancora distante dalla commercializzazione, per cui non è stato ancora effettuato nessun trasferimento tecnologico.

Attualmente non è previsto nessuna estensione del progetto, valuteremo se vi saranno nuove opportunità per progredire con sviluppi ulteriori nei prossimi bandi.

Quali saranno i prossimi passi?

Al momento stiamo procedendo allo sviluppo di nuove funzionalità di guida grazie a nuovi progetti: per esempio l’utilizzo della comunicazione 5G per potenziare I sistemi ADAS, l’estensione degli scenari di guida autonoma e l’interazione tra uomo e veicolo.

Quali sono le sue previsioni sullo sviluppo e l’adozione della guida autonoma?

La guida autonoma è il futuro del trasporto su gomma grazie soprattutto all’integrazione sistemica con un’infrastruttura adeguata in grado di gestire il traffico veicolare e abilitare la guida di livello 5.

Come sta succedendo in tutto il mondo, i primi settori che vedranno le auto a guida autonoma circolare liberamente saranno quelli privati e confinati dove è possibile ridurre la complessità dell’ambiente mitigando I possibili incidenti. Le autostrade saranno un altro ambiente “semplice” dove abilitare la guida completamente autonoma. Tornando all’integrazione con l’infrastruttura, questa diventa fondamentale soprattutto in ambito cittadino dove il trasporto pubblico locale può trarre grossi benefici sia in termini di traffico che di risparmio energetico: si pensi ad un’integrazione con la gestione semaforica che favorisca il transito di bus e filobus.

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