STARTUP STORY

Mobilità elettrica e materiali avanzati: così Tau vuole diventare un big dell’elettrificazione

La società torinese sviluppa tecnologie in grado di accelerare la transizione dai combustibili fossili a un’economia elettrificata. Pilastro della sua innovazione: il processo per produrre filo smaltato senza solventi. Gli investitori: big dell’industria e della finanza. I founder spiegano la strategia di crescita

Pubblicato il 28 Mar 2023

La startup Tau (Courtesy: sito Tau Group)

Una startup con ambizioni da big: è Tau, la società innovativa italiana di mobilità elettrica e materiali avanzati. La sua missione è sviluppare e implementare tecnologie di nuova generazione in grado di accelerare la transizione dall’economia alimentata dai combustibili fossili a un’economia basata sull’energia elettrica, in misura crescente prodotta da fonti rinnovabili. I finanziatori sono “di peso” (molti extra-Ue) e la strategia di crescita ben delineata lungo quattro macro-aree di applicazione. Attualmente la startup è in fase pre-revenue con l’obiettivo di fatturare 10 milioni di euro annui entro il 2024-2025. Vediamo come.

Filo smaltato senza solventi, l’idea da cui nasce Tau

Produrre filo smaltato in modo innovativo per sostenere il passaggio dall’economia basata sui combustibili all’economia basata sull’elettricità: questa l’idea di business da cui nasce Tau. È co-fondata nel 2014 a Torino da Francesco Taiariol, oggi amministratore delegato, Filippo Veglia, direttore vendite, e Piero Degasperi, direttore tecnico, tutti ingegneri.

Il filo smaltato, spiega Veglia, è uno dei pilastri dell’elettrificazione perché serve per produrre motori elettrici, trasformatori, generatori, inverter e altri elementi alla base della transizione verso l’economia basata sull’energia elettrica. L’impiego non è solo nell’industria automotive ma in diversi settori tra cui la generazione, la distribuzione e lo stoccaggio di energia, i processi industriali e i beni di consumo.

I co-founder avevano osservato sul mercato una domanda insoddisfatta di un processo per produrre filo smaltato senza uso di solventi. Di qui la realizzazione del primo prototipo di macchina industriale per la produzione di filo senza l’impiego di solventi, reso possibile dalla partecipazione di angel investor (persone fisiche, tra cui molti amici e familiari) e di potenziali clienti. Con i primi finanziamenti Tau ha prodotto prototipi sempre più avanzati e nel 2016 è entrata sul mercato.

Si tratta di un’azienda deep tech, che si occupa dell’intero processo dallo sviluppo alla produzione. Lo sviluppo tecnologico è in Italia: a Torino e provincia Tau ha trovato sia le competenze ingegneristiche sia l’ecosistema industriale di fornitori e partner.

Oggi Tau conta circa 60 persone e ha 3 sedi, due in Italia (Torino e Isernia) e una in Germania, a Berlino. Ha dovuto invece chiudere, per ovvi motivi, la sede a Mosca.

La tecnologia DryCycle e i polimeri innovativi

L’innovazione introdotta da Tau nel processo produttivo del filo smaltato – di rame o di acciaio – è la verniciatura senza solventi impiegando vernici solide anziché liquide. La tecnologia brevettata si chiama DryCycle e definisce un nuovo standard di rivestimento dei fili. Grazie all’uso di polimeri privi di solventi, la soluzione elimina l’emissione di VOC nocivi e gas serra, mentre un processo di produzione semplificato riduce al minimo l’uso di risorse, riducendo il consumo di energia e gli sprechi. La tecnologia brevettata LILIT di Tau fornisce il controllo di qualità in linea essenziale per garantire l’affidabilità dell’isolamento polimerico nel filo magnetico e nell’acciaio elettrico.

I vantaggi offerti sono diversi. Innanzitutto, c’è un abbattimento dei costi perché non si comprano i solventi e non li si deve smaltire. L’intero processo è più ecologico: i solventi sono sostanze proibite in Unione europea per gli effetti sull’ambiente e la salute e vengono usati tramite deroghe alle norme anti inquinamento.

Un vantaggio forse ancora più rilevante è che, grazie all’eliminazione dei solventi, Tau può lavorare con un numero maggiore di polimeri ad alte prestazioni e resistenza, in particolare i tecnopolimeri, che non possono essere impiegati nelle vernici liquide a base di solventi, ma entrano nel processo di Tau che usa vernici solide. Il vantaggio dei tecnopolimeri risiede, tra l’altro, nella capacità di garantire la concentrazione di potenza, un fattore essenziale nell’industria automotive per un efficace downsizing, simile a quanto accaduto nei motori a combustione interna con propulsori di cilindrata inferiore (meno spazio e meno peso) con prestazioni uguali o superiori ma con minori consumi e emissioni. Il downsizing permette, nell’auto elettrica, di ridurre notevolmente il peso del veicolo, ridurre costi, aumentare l’autonomia e ridurre i tempi di ricarica. Insomma, rendere l’auto elettrica di massa industrialmente fattibile.

Tau: i round di finanziamento

In un round di serie A aperto nel 2020 Tau ha raccolto un totale di 10,25 milioni di euro, diviso in tre iniezioni di capitale:

  • Nel marzo 2020 un investimento dalla società chimica tedesca Altana (di proprietà dell’imprenditrice Susanne Klatten, tra i maggiori azionisti di Bmw e capogruppo di Eckart, colosso delle vernici), con l’impegno di versare fino a 4,5 milioni
  • Nel febbraio 2021 altri 4,5 milioni (per un totale di 6,75 sommando ai fondi già versati da Altana) in un’operazione che ha coinvolto una varietà di investitori internazionali, tra cui un consorzio di due fondi sovrani del Medio Oriente (quello dell’Arabia Saudita e quello del Kuwait), il Russian Direct Investment Fund (RDIF) e un gestore degli investimenti tedesco;
  • Nel luglio 2021 il round chiude con un totale di 10,25 milioni grazie a un investimento da parte di Finindus, società di investimento belga sponsorizzata da ArcelorMittal e dalla Regione delle Fiandre, e un’ulteriore sottoscrizione di Altana.

Un round di serie B, denominato B1, da 9 milioni di euro si è chiuso a febbraio 2023 sotto la guida di Solvay Ventures (che ha impegnato 3 milioni) e partecipato da precedenti investitori tra cui Finindus.

Un nuovo round è in corso e i nomi dei finanziatori non sono, al momento, pubblici.

La vision e le applicazioni commerciali

Il processo produttivo ideato da Tau è flessibile, ovvero si applica al filo di acciaio e di rame e a diversi ambiti di utilizzo.

Il filo rame è al momento il prodotto di punta, testato già da 8 dei maggiori 10 OEM automotive.

È applicato anche nella generazione e distribuzione di elettricità (grid wire), nonché nei settori geotermico, aerospazio, robotica. Questi sono i mercati che, nelle previsioni di Tau, cresceranno nel lungo termine fino ad arrivare a rappresentare il core business.

L’azienda svilupperà anche una presenza nello standard wire, il filo per prodotti consumer come fon, lavatrici, frigoriferi, ascensori, scale mobili e qualunque oggetto o dispositivo funzioni con l’energia elettrica.

Il filo di acciaio è destinato all’industria del food and beverage offrendo, grazie ai polimeri impiegati, maggiore resistenza e costo inferiore. Un esempio di prodotto finale sono le gabbiette per i tappi di vino spumante. Tau le commercializza dal 2016 e nel 2021 controllava il 20% del mercato europeo delle gabbiette. Questa area di business non è la priorità al momento, perché Tau si sta concentrando di più sul filo di rame per le applicazioni nel settore energia e automotive, ma non trascura comunque il filo di acciaio per il food and beverage: infatti, ha in piano di ingrandire la produzione di cinque volte. I margini non sono elevati ma il mercato aggredibile è potenzialmente molto grande.

Sul piano della concorrenza, il filo smaltato tradizionale è ancora dominante e prodotto in larga misura in Cina (che concentra quasi il 70% della produzione mondiale) e in India. La pressione sui prezzi è dunque forte, ma Tau gioca le carte dell’innovazione e dell’alta prestazione e i competitor con processi assimilabili sono pochi.

La strategia di crescita

Il piano di crescita di Tau stima di superare nel 2024-25 i 10 milioni di euro di fattori. La crescita avverrà sulle ali dell’automotive che spingerà fatturato e utili nei prossimi 5 anni; poi l’energia rinnovabile diventerà il primo mercato. La redditività unitaria per prodotto viene definita “buona”.

“Vogliamo diventare un big dell’elettrificazione globale, uno dei grandi attori che la rendono possibile, protagonisti della nuova rivoluzione industriale elettrica”, afferma Veglia. “Siamo partiti con l’idea di dare supporto con la nostra tecnologia all’elettrificazione. L’automotive è diventato il settore di punta perché sta investendo molto per innovare in ottica net-zero, ma non è il nostro unico mercato di riferimento e non sarà il principale nel lungo termine. Quello della generazione green di energia acquisirà presumibilmente la prevalenza”.

Il prossimo futuro (dal 2024) prevede l’espansione internazionale a partire da Asia (in particolare l’India) e Nord America. Questo significa per Tau aprire strutture produttive in loco in modo da tagliare i costi dell’esportazione del filo di rame.

La crescita potrebbe arrivare anche tramite operazioni di mercato. Nell’M&A la strategia, in linea con gli obiettivi ambiziosi di diventare un big, è di incorporare realtà industriali già strutturate e con tecnologie complementari.

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Patrizia Licata
Patrizia Licata

Giornalista professionista freelance. Laureata in Lettere, specializzata sui temi dell'hitech e della digital economy, dell'energia e dell'automotive. Scrivo dal 2007 anche per CorCom, parte del gruppo Digital360

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