Maaxi, l'anti Uber che piace agli inglesi | Economyup
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Maaxi, l’anti Uber che piace agli inglesi

di Annalisa Lospinuso

23 Apr 2015

La nuova app di car sharing permette di condividere le corse dei taxi con altre persone che fanno lo stesso tragitto, con notevole risparmio di denaro. E, entro l’anno, mira ad assicurarsi l’1 per cento di tutte le corse giornaliere nella capitale inglese, pari a circa 15 milioni, tra trasporti pubblici e taxi

La partita in campo inglese si fa dura per Uber che, se vorrà continuare a dominare a Londra, la “Champions League dei trasporti”, come l’ha definita il ceo Travis Kalanick, dovrà sfoderare le migliori strategie di gioco. Maaxi, la nuova applicazione per la condivisione di corse d’auto, potrebbe diventare un avversario temibile, soprattutto nel Regno Unito. Innanzitutto la startup può vantare la cittadinanza inglese al 100 per 100 ed è finanziata da uno degli uomini d’affari più noti del Regno Unito, Nat Rothschild, erede di una famiglia multi miliardaria che vanta consulenze per la famiglia reale. Per Maaxi non è stato difficile ottenere il placet dei tassisti e persino della società dei trasporti pubblici di Londra, TfL, e ha potuto beneficiare della fitte rete di contatti di Rothschild.

La nuova app di car sharing, sviluppata per iOs e Android, permette di condividere le corse dei taxi, i famosi “cab” neri, con altre persone che hanno lo stesso tragitto. In questo modo i clienti spendono meno e potrebbero arrivare a pagare anche meno di una corsa in metropolitana. Il vantaggio c’è anche per i tassisti che sono autorizzati a chiedere un supplemento per il trasporto di più passeggeri contemporaneamente, e potrebbero così far concorrenza agli autisti privati di Uber. Tutti contenti, almeno in teoria. In pratica, secondo Forbes, Maaxi avrebbe stretto accordi con 2.500 tassisti, soltanto il 10 per cento di tutti coloro che hanno la licenza a Londra. L’obiettivo è, entro un anno, assicurarsi l’1 per cento di tutte le corse giornaliere nella capitale inglese, pari a circa 15 milioni, tra trasporti pubblici e taxi.

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Anche Uber ha un servizio simile, UberPool, che mette insieme clienti che devono fare lo stesso percorso. “Si tratta di una versione primitiva rispetto a Maaxi – ha commentato Gabi Campos, co-fondatore della startup inglese ed ex amministratore delegato di PokerStars -. Maaxi ha una tecnologia sofisticata, è quello che chiamiamo il trasporto porta a porta”. La differenza sostanziale è che l’app di Rothschild e Campos si focalizza sulla meta finale, per poi assegnare a diversi passeggeri la stessa automobile. Ognuno può prendere il taxi in diversi punti del percorso, come una specie di autobus personalizzato.

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Maaxi dovrà dividere il mercato non soltanto con Uber, ma con diverse app di noleggio di auto con conducente, come BlaBlaCar, Hailo e Gett. Rothschild non sembra, però, temere la concorrenza e, senza falsa modestia, dice che “Maaxi non si può paragonare a nessuno di questi servizi. È una cosa molto diversa. Uber è una società di minicab con una tecnologia molto semplice. Mentre Maaxi – continua il fondatore – è un sistema molto più complicato per aggregare passeggeri diretti verso la stessa meta, offrendo prezzi interessanti”.

Per il momento, il primato di Uber non è in discussione e Jo Bertram, general manager del Regno Unito della startup californiana, commenta che “la competizione fa bene ai consumatori e anche agli autisti”.

Annalisa Lospinuso

Annalisa Lospinuso, giornalista, orgogliosa delle sue origini pugliesi, ha studiato all'Università Lumsa di Roma e ha lavorato presso diverse testate nazionali, occupandosi di life style, cronaca, politica ed economia e…

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