L'ANALISI

La crisi di Stellantis ha a che fare con l’elettrico?



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Non solo la crisi non è legata all’elettrico, ma è proprio nella convinta e rapida transizione verso i veicoli elettrici che Stellantis potrebbe trovare la migliore opportunità per uscirne. L’analisi

Pubblicato il 14 ott 2024

Alessandro Abbotto

Professore ordinario di Chimica all’Università di Milano-Bicocca



Stellantis e l’elettrico
Stellantis e l'elettrico
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Le azioni di Stellantis oscillano intorno ai 13 euro, dopo aver toccato a fine marzo di quest’anno un picco di oltre 27 euro. Ma da dove proviene questa crisi? È forse legata al mercato dell’elettrico?

Automotive: chi sale e chi scende

Per rispondere a questa domanda, è utile analizzare l’andamento del settore automotive nei primi nove mesi dell’anno in Europa. Notiamo che, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, vi sono gruppi stabili (Volkswagen +1,2%, Renault invariato, BMW invariato), gruppi in forte crescita (Toyota +18%, Volvo +38%, SAIC Motor, che commercializza lo storico marchio di origine inglese MG – +18%) e gruppi in moderata o forte contrazione (Mercedes -3%,    Ford -16%). Tra questi, Stellantis segna un -3,2%.

Crisi dell’elettrico? Non è così

La prima considerazione riguarda il fatto che i gruppi che hanno maggiormente diversificato sull’elettrico, come Volvo (gruppo Geely, che comprende anche il marchio full electric Polestar) o MG (gruppo SAIC), stanno ottenendo risultati molto positivi. Questo suggerisce che il mercato elettrico è redditizio. Al contrario di quanto riportato recentemente da diversi media, il settore dell’elettrico è in realtà in continua e solida crescita. Secondo i dati più recenti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, le vendite annuali di vetture elettriche sono passate da circa 14 milioni nel 2023 a 17 milioni nel 2024, con un incremento del 20% in un anno (+70% negli ultimi due anni). Oggi, un’auto su cinque immatricolata è elettrica. Tra gennaio e agosto 2024, il mercato automobilistico elettrico ha registrato comunque una crescita, seppur moderata (+1,7%), rispetto allo stesso periodo del 2023, nonostante le difficoltà generali del comparto. Perfino in Italia, notoriamente in forte ritardo nella mobilità elettrica, le vendite di auto elettriche a settembre sono aumentate del 30% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, grazie anche all’effetto trainante degli incentivi, purtroppo esauritisi a giugno nel giro di poche ore.

La seconda valutazione è che non tutti i marchi controllati da Stellantis stanno reagendo allo stesso modo. Nei primi tre trimestri del 2024, infatti, assistiamo a una contrazione significativa per Peugeot (-4,5%), Fiat (-9%), Alfa Romeo (-12%) e DS Automobiles (-23%), mentre altri marchi mostrano crescite importanti, come Citroën (+8%) e Jeep (+4%).

Le cause della crisi di Stellantis

Una prima causa della crisi di Stellantis potrebbe essere, quindi, legata al modesto rinnovamento della gamma di alcuni marchi, lasciando spazio alla concorrenza. Un’altra ragione è il crollo delle vendite di auto diesel. Prendendo l’Italia come esempio, la quota di immatricolazioni diesel è scesa sotto il 15%, mentre solo quattro anni fa era al 40%, insieme alla benzina. Oggi, benzina e diesel coprono appena il 45% del mercato, rispetto all’85% del 2020. In Europa, la situazione non è molto diversa: le vendite di auto diesel sono diminuite del 23%, a fronte di un aumento del 5% per le elettriche e del 13% per le ibride. In alcuni paesi in diesel è di fatto già scomparso.

Nonostante questo drastico cambiamento, Stellantis ha rinnovato in modo limitato la propria gamma diesel e benzina. Tra i modelli diesel più venduti troviamo ancora oggi Jeep Compass, Fiat 500X e Alfa Romeo Tonale, e lo stesso accade per la benzina, con Citroën C3, Jeep Avenger, Opel Corsa e Peugeot 208 e 2008. Sono modelli che erano già tra i bestseller nel 2020, quando il mercato era profondamente differente.

Stellantis e l’elettrico: prezzi poco competitivi

Sul fronte elettrico, Stellantis non tiene il passo con la concorrenza. La sua offerta, pur di elevata qualità, è limitata e spesso costosa. In termini di prezzi di listino, la Fiat 500 elettrica parte da circa 30.000 €, la 600 da 36.000 €, il Doblò elettrico da 40.000 €, fino a superare i 65.000 € per l’Ulysse. Questi prezzi risultano poco competitivi rispetto al mercato, dove modelli elettrici come il SUV BMW iX1 sono offerti (nuovo, da ordinare) a poco più di 37.000 € e i SUV elettrici di Mercedes (EQA e EQB) si trovano adesso in promozione a partire da 45.000 €.

Il caso “Panda elettrica”

Un altro esempio riguarda la nuova Panda elettrica, annunciata recentemente per il mercato francese con un prezzo di partenza di 25.000 €. Considerando che la versione termica è attualmente offerta a meno di 10.000 € e i SUV elettrici dei marchi premium tedeschi sono disponibili a poco più di 35.000 €, c’è da chiedersi se una Panda elettrica – seppur profondamente rinnovata e più accessoriata rispetto alla versione tradizionale (da cui il nome “Grande Panda”) – a partire da 25.000 € sia davvero una scelta vincente. Stellantis dovrebbe concentrarsi sui segmenti di mercato più economici, come quello della Panda e della Tipo (segmenti da A a C), che rappresentano oggi l’85% delle vendite in Italia. In questo settore, l’elettrico ha un gigantesco spazio per crescere in Europa (al momento la fascia sotto i 20.000 € rappresenta solo l’1% del mercato elettrico), recependo la lezione che ci arriva dalla Cina, dove esistono oltre 50 modelli elettrici sotto i 15.000 dollari.

Non sono solo i consumatori a chiedere modelli elettrici più accessibili, ma anche la stessa Unione Europea. Entro il 2025, le nuove auto dovranno avere una media di emissioni di 93,6 g CO2/km, il che implica una quota del 20-25% di veicoli elettrici. Questo obiettivo è già stato raggiunto da Tesla, Volvo e MG, mentre Stellantis, con una media di 113 g CO2/km, è tra le case automobilistiche più lontane dal target, insieme a Ford e a tante altre.

Verso una strategia sull’elettrico: l’accordo con la cinese Leapmotor

Nel frattempo, Stellantis ha cercato soluzioni alternative. La joint-venture 51/49 tra Stellantis e Leapmotor e guidata da Stellantis, è appena partita nel nostro paese con la vendita del modello T03, che viene assemblato nello stabilimento Stellantis in Polonia. Il 30 settembre scorso, sul sito Stellantis, è stata annunciata l’apertura degli ordini per il modello a cinque porte di segmento A, lo stesso della Panda a combustione, con un’offerta a partire da 18.900 €. Non è ancora un prezzo estremamente competitivo a livello globale, ma rappresenta comunque un passo importante, considerando che diventerebbe l’auto elettrica più economica sul mercato italiano, insieme alla Dacia Spring (17.900 €), fabbricata in Cina.

È una buona notizia per i consumatori e per Stellantis, ma non rappresenta ancora la soluzione ottimale. La vera risposta sarà quella di offrire una gamma “interna” sempre più ampia e attraente di modelli elettrici economici, come la già esistente 500 e la futura Panda, a prezzi comparabili, se non addirittura più competitivi, rispetto ai modelli tradizionali a combustione.

Sempre secondo l’ultimo report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2023 in Cina il 65% delle auto elettriche in vendita ha espresso prezzi inferiori rispetto alle controparti a combustione interna. Non si può attribuire questo divario al minor costo del lavoro, poiché è chiaro che è identico sia per i veicoli elettrici che per quelli a combustione. Se in Cina ci sono riusciti, perché Stellantis, e in particolare Fiat — con la sua lunga e gloriosa tradizione nei segmenti economici — non dovrebbe riuscirci? In conclusione, non solo la crisi non è legata all’elettrico. Al contrario, è proprio nella convinta e rapida transizione verso l’elettrico che si trova la migliore opportunità per uscirne.

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