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SMART MOBILITY

Auto a guida autonoma, la strana alleanza Toyota-Uber: ecco che cosa c’è dietro

29 Ago 2018

Il mercato delle auto senza pilota è in forte crescita: le vendite annuali di veicoli completamente autonomi negli Stati Uniti raggiungeranno i 5 milioni entro il 2026. Ecco perché il colosso automobilistico nipponico ha investito mezzo miliardo di dollari sulla società di San Francisco

Toyota accelera sulla guida autonoma e punta mezzo miliardo di dollari su Uber. L’investimento – come riporta questo articolo di Corcom –  prevede un’integrazione delle tecnologie su veicoli realizzati ad hoc da Toyota e inseriti nella flotta di Uber. La flotta sarà chiamata “Autono-MaaS” (autonomous-mobility as a service) e si baserà sulla piattaforma minivan Sienna di Toyota. Nello specifico l’Autonomous Driving System di Uber e il sistema di supporto alla sicurezza Guardian di Toyota saranno integrati sui veicoli.

L’inserimento della tecnologia giapponese inizierà nel 2021.

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Uber e l’auto a guida autonoma

Per Uber questo investimento è una boccata d’ossigeno. La società di trasporto passeggeri, infatti, aveva sospeso il servizio di veicoli senza conducente dopo l’incidente che aveva causato la morte di una donna in Arizona. Un incidente, avvenuto la scorsa primavera, che aveva suscitato grande clamore: la vittima, una donna di 49 anni di Tempe, in Arizona, stava attraversando un incrocio spingendo una bicicletta a mano; la macchina, che viaggiava in modalità autonoma, per qualche motivo non è riuscita ad evitarla ed evidentemente il pilota-tester a bordo del veicolo non è stato in grado riprendere il controllo in tempo per evitare la collisione. L’automobile era una Volvo Xc90.  Le sperimentazioni in corso a Tempe, Pittsburgh, San Francisco e Toronto sono state bloccate, mentre si sono levate voci di allarme e preoccupazione da tutto il mondo. Del resto, si tratta della seconda volta, a un anno di distanza, che un’auto di Uber  – sempre una Volvo XC90 – viene coinvolta in un incidente, sebbene nel 2017 non ci siano state vittime.

Lo scorso luglio la società di San Francisco aveva fatto ripartire i test sulla guida autonoma, ma con un autista al volante. Ora, con Toyota, si torna al progetto iniziale.

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Toyota e l’auto a guida autonoma

Inizialmente uno dei costruttori più scettici in materia di auto a guida autonoma, Toyota nel 2015 ha però investito 1 miliardo di dollari spalmati in 5 anni per sviluppare tecnologie robotiche e di intelligenza artificiale per la self-driving car. Con l’obiettivo di lanciare entro il 2020, in tempo per le Olimpiadi, auto basate sul prototipo Highway Teammate. Si tratta di un’auto di livello 3, mentre secondo il CEO di Toyota Research Institute, Gill Pratt, veicoli di livello 4 potrebbero essere pronti in una decina d’anni: “Nessuno di noi ­nell’industria dell’automobile o dell’information technology – ha spiegato – è prossimo allo sviluppo di veicoli di livello 5, non ci siamo nemmeno vagamente vicini”.

 

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L’asse Toyota-Uber

Il colosso automobilistico nipponico aveva già siglato un accordo con Uber nel 2016. Nonostante i dettagli del programma e l’ammontare dell’investimento di Toyota non siano stati mai resi noti, quel che si sa è che grazie a tale accordo i guidatori aderenti a Uber potranno acquistare i veicoli del gruppo nipponico nell’ambito di un programma di leasing gestito dalla sua finanziaria. Una mossa che ha confermato l’interesse dei principali costruttori mondiali nei confronti delle nuove forme di mobilità: nello stesso anno e qualche giorno prima, infatti, Volkswagen aveva annunciato un investimento da 300 milioni in Gett, piccola startup israeliana che offre un servizio molto simile a quello di Uber. Mentre a gennaio dello stesso anno, General Motors acquisiva una quota di Lyft – servizio di Taxi a chiamata concorrente di Uber – per 500 milioni di dollari.

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Il nuovo accordo prosegue sulla stessa strada e rivela l’intenzione di Toyota di avviare una trasformazione dell’azienda: “Questo accordo segna un importante passo per la nostra trasformazione in un’azienda per la mobilità” ha commentato Shigeki Tomoyama, vice presidente esecutivo di Toyota. Inoltre, grazie a questa intesa, “collaboreremo nell’espansione di sempre più sicuri servizi di mobilità come il ride sharing, che comprenderanno auto e tecnologie firmate Toyota”, ha sottolineato Tomoyama.
Per Uber invece, come riporta CorCom, l’accordo ha anche implicazioni finanziarie di una certa portata: valuta l’intero gruppo americano della mobilità alternativa che l’anno prossimo potrebbe sbarcare a Wall Street, 72 miliardi di dollari, più dei 62 miliardi di recente stimati.

Tutti pazzi per l’auto a guida autonoma: in Italia via ai test a Torino

Quelle della auto senza pilota è un mercato in forte crescita. Secondo un report di  Juniper Research, le vendite annuali di veicoli completamente autonomi negli Stati Uniti raggiungeranno i 5 milioni entro il 2026, mentre il mercato globale toccherà 20 milioni di nuove AV (Autonomous Vehicles) vendute durante lo stesso anno.

Juniper ha anche classificato i cinque player più promettenti nel settore automobilistico senza conducente, ovvero: Waymo (Google), Volvo, Tesla, Daimler e Audi.

Leggi tutti gli articoli sull’auto a guida autonoma

Anche l’Italia è pronta a giocare la sua partita. Da settembre a Torino è possibile sperimentare le driverless car in un’area specifica della città. Il comune piemontese e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno firmato un protocollo per fare della città un laboratorio di innovazione che guarda all’auto del futuro.

Per raggiungere l’obiettivo, è stata individuata un’area urbana dove costruttori e centri di ricerca potranno provare le auto senza pilota e testare i propri sistemi nelle situazioni più varie. Si tratta di un percorso di 35 chilometri che tocca i punti principali: dalla Città della Salute all’università, dal Palagiustizia alle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa fino agli stabilimenti di Mirafiori e Powertrain.

Auto a guida autonoma, a settembre al via la sperimentazione a Torino

 

 

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network

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