Con un commitment da 3 milioni di euro in Atlas AI VB Fund I, Iren compie un nuovo passo nella propria strategia di corporate venture capital e amplia il presidio su una delle tecnologie più rilevanti per i prossimi anni: l’intelligenza artificiale. L’operazione, deliberata dal consiglio di amministrazione del gruppo, si inserisce nel Piano Industriale 2025-2030 e consolida un’impostazione che Iren porta avanti da tempo: usare il venture capital non solo come leva finanziaria, ma come strumento industriale per intercettare tecnologie emergenti, accorciare i tempi di sperimentazione e costruire collaborazioni concrete con startup ad alto potenziale.
Indice degli argomenti
La strategia di corporate venture capital di Iren
Il punto da cui partire è proprio questo: l’investimento in Atlas non è un’operazione isolata, ma un tassello di un disegno più ampio. Nel comunicato che annuncia l’investimento Iren spiega che il commitment nel fondo Atlas AI VB Fund I rientra nel Piano di Corporate Venture Capital, parte integrante del Piano Industriale 2025-2030 approvato a novembre 2025. La logica è quella di entrare progressivamente in fondi di venture capital focalizzati su diversi ambiti tecnologici, costruendo così un portafoglio diversificato e coerente con l’evoluzione dei business del gruppo.
Non è la prima mossa in questa direzione. Iren è infatti già limited partner in altri due veicoli, Tech4Planet, il polo nazionale di trasferimento tecnologico peer la sostenibilità promosso da CDP Venture Capital, e MITO Tech Ventures, attraverso i quali ha investito indirettamente in circa 40 startup innovative. L’ingresso in Atlas, quindi, aggiunge un ulteriore tessere a una strategia che finora aveva già presidiato il cleantech, la transizione ecologica e le tecnologie industriali.
“Il Corporate Venture Capital rappresenta per Iren uno strumento industriale, non solo finanziario”, dice Luca Dal Fabbro, presidente del Gruppo Iren “Ci permette di intercettare nuove tecnologie riducendo tempi di sperimentazione, accelerandone l’adozione e aumentando la nostra capacità di generare valore sostenibile nel lungo periodo”.
Iren investe sull’intelligenza artificiale
La novità non sta soltanto nei 3 milioni di euro investiti. Sta soprattutto nel fatto che Iren sceglie di rafforzare il proprio posizionamento su una tecnologia orizzontale e trasformativa come l’intelligenza artificiale. “Con questo investimento rafforziamo in modo concreto il nostro posizionamento nell’Intelligenza Artificiale, una tecnologia sempre più strategica per l’evoluzione dei nostri business”, spiega Luca Dal Fabbro. “L’ingresso nel fondo Atlas ci consente di ampliare l’accesso a ecosistemi internazionali di alta qualità e di intercettare soluzioni innovative fin dalle prime fasi di sviluppo, con un approccio coerente con il nostro modello”.
È una frase importante, perché chiarisce molto bene la filosofia di Iren. Per una multiutility attiva in ambiti come energia, ambiente, reti, acqua e servizi tecnologici, l’intelligenza artificiale non è semplicemente una moda digitale o un tema da laboratorio. È una tecnologia abilitante che può incidere su processi, manutenzione, gestione documentale, ottimizzazione operativa, analisi dei dati, previsione dei consumi, supporto alle decisioni e automazione di attività complesse.
In questo senso, l’investimento in Atlas rappresenta una forma di accesso anticipato a ecosistemi di innovazione ad alta intensità tecnologica. Non solo startup, dunque, ma anche modelli di creazione delle startup, reti internazionali di talenti e processi di validazione più strutturati rispetto al venture capital tradizionale.
Che cos’è Atlas AI VB Fund I
Atlas AI VB Fund I è un fondo di venture capital promosso e gestito da Atlas SGR, focalizzato su startup di intelligenza artificiale in fase pre-seed e seed nate all’interno di venture builder e founder program internazionali. Il fondo investe quindi in società ancora molto giovani, ma che hanno già alle spalle un processo di selezione, costruzione e accompagnamento più strutturato rispetto a quello di una startup nata in modo del tutto indipendente.
Atlas AI VB Fund I è guidato operativamente da Matteo Confalonieri e Vitantonio Santoro e ha un obiettivo di raccolta di 50 milioni.
La piattaforma di gestione, cioè Atlas SGR,è stata fondata da Leonardo Rubattu, che è l’amministratore delegato, Alexis de Dietrich e Renato Giovannini.
Atlas AI VB Fund I è un veicolo globale con una durata di 8 anni e una strategia costruita attorno a startup con basi tecnologiche robuste e vantaggi competitivi difendibili. La tesi non punta genericamente su qualsiasi applicazione dell’intelligenza artificiale, ma privilegia realtà in cui il valore risiede in dati proprietari, tecnologia distintiva, integrazione profonda nei workflow o vantaggi strutturali che possono consolidarsi nel tempo.
Questo è un punto chiave per capire l’operazione: Atlas non sembra voler inseguire il rumore di fondo generato dall’AI, ma selezionare startup in cui l’intelligenza artificiale è parte sostanziale del prodotto e del vantaggio competitivo. È una distinzione che pesa molto, soprattutto in una fase in cui il mercato è pieno di società che usano l’AI come etichetta, ma non sempre hanno una vera consistenza tecnologica.
Il ruolo dei venture builder nel modello Atlas
Uno degli aspetti più interessanti del fondo è il fatto che investa in startup sviluppate da venture builder internazionali. I venture builder sono soggetti che creano e sviluppano startup fin dalle prime fasi, accelerandone validazione e crescita.
Per chi osserva il mercato dell’innovazione, il modello è particolarmente interessante. Mentre nel venture capital classico il fondo incontra startup già costituite e ne valuta il potenziale, il venture builder interviene ancora prima: seleziona problemi, talenti, idee, mercati e team, e contribuisce direttamente alla costruzione dell’impresa. In teoria, questo approccio dovrebbe ridurre parte del rischio tipico delle fasi iniziali, perché la startup nasce già dentro un percorso di sviluppo più disciplinato.
Per Iren questo significa poter guardare a un dealflow internazionale filtrato a monte, con startup che hanno già superato una prima fase di validazione organizzata. È un modo per ampliare il radar e, allo stesso tempo, per aumentare la qualità dell’accesso all’innovazione.
In quali startup ha già investito il fondo
Atlas ha già iniziato a costruire un portafoglio di startup. Le prime società rese pubbliche sono Bioleap, Claro, Civils.ai, IrisMed, Motley Bio, Spiraldot Health, Tilki e Tylo.ai. Le aree applicative sono eterogenee, ma tutte riconducibili a un’AI profonda, specializzata e ad alta intensità di conoscenza: biotech, healthtech, construction tech, ricerca e sviluppo, software enterprise, gaming.
Questo portafoglio aiuta a capire molto bene il posizionamento del fondo. Non si tratta di una scommessa sull’AI consumer o su applicazioni leggere. Si tratta piuttosto di startup che provano a usare l’intelligenza artificiale per affrontare problemi complessi, industriali, scientifici o operativi.
Il focus emerge dal profilo di alcune startup: Civils.ai lavora sull’automazione di attività ad alta complessità nel mondo delle costruzioni e dell’ingegneria; Claro si muove sul terreno dei piccoli modelli linguistici personalizzati per le imprese; IrisMed automatizza processi di back office in ambito sanitario; Tylo.ai usa dati scientifici e brevettuali per supportare ricerca e sviluppo. Sono esempi che mostrano un orientamento molto preciso: AI verticale, applicata e spesso vicina a mercati regolati o ad alta complessità.

















