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Le tendenze del venture capital nel 2026: difendibilità del prodotto e intelligenza artificiale nativa



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Analisi delle tendenze del venture capital nel 2026 attraverso la distinzione tra startup AI native e aziende legacy, focalizzandosi su metriche mature, costi computazionali e l’importanza strategica della difendibilità del prodotto

Pubblicato il 17 feb 2026



venture capital nel 2026
Jannat Rajan, Forestay Capital

Il panorama del venture capital nel 2026 non rappresenta semplicemente una prosecuzione dei cicli precedenti, ma una trasformazione strutturale nel modo in cui l’innovazione viene finanziata e scalata.

Durante un recente approfondimento organizzato da Sifted dedicato alle prospettive di crescita per le startup europee, Jannat Rajan, parte dell’investment team di Forestay Capital, ha delineato i confini di un mercato che ha ormai superato la fase dell’entusiasmo acritico per approdare a una fase di maturità operativa.

Forestay Capital, fondo con sede a Ginevra specializzato in AI enterprise B2B che investe in startup dalla Series A alla Series C, osserva una dinamica biforcata, dove la velocità di sviluppo tecnologico impone nuove regole di ingaggio per fondatori e investitori.

La dicotomia del mercato: “AI native” contro aziende legacy

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati da Rajan riguarda la netta distinzione tra due tipologie di aziende che oggi competono per attirare l’attenzione degli investitori. Da un lato vi sono le cosiddette aziende “AI native”, nate e costruite interamente nell’era dei Large Language Models (LLM); dall’altro si posizionano le realtà preesistenti che hanno dovuto adattare la propria offerta attraverso pivot o integrazioni tecnologiche.

Secondo l’analisi di Rajan, il vero spartiacque è avvenuto nel 2022 con il rilascio di GPT-3.5 e modelli equivalenti, momento in cui fondatori e costruttori hanno compreso di poter sviluppare soluzioni in modo radicalmente diverso. Nel contesto del venture capital nel 2026, entrambe queste generazioni di aziende si trovano sul mercato contemporaneamente, creando una dinamica competitiva unica. Come sottolineato da Rajan: “Ciò che trovi, in particolare dal punto di vista dell’investitore, è che tutto si riduce sempre alla difendibilità del prodotto”.

Difendibilità e velocità: il nuovo paradigma del valore

La velocità senza precedenti del ciclo di sviluppo tecnologico ha reso il concetto di difendibilità del prodotto più critico che mai. In un mercato dove una soluzione considerata oggi “legacy” può essere sfidata in pochissimo tempo da un nuovo entrante capace di costruire un’alternativa competitiva, la protezione del valore diventa la priorità assoluta per chi gestisce capitali.

Rajan chiarisce che la visione di Forestay Capital rimane ferma su questo punto: “La difendibilità del prodotto è ancora fondamentale“. Gli investitori continuano a vedere opportunità entusiasmanti negli stadi Series B e C, specialmente per quelle realtà che possiedono una visione di prodotto chiara e che, forse, stavano già sviluppando modelli proprietari prima dell’era dei trasformatori e degli LLM, arricchendo poi la loro offerta con le nuove tecnologie disponibili. La capacità di dimostrare che il proprio software non sia solo uno strato superficiale sopra modelli di terze parti è ciò che distingue i leader del mercato dai progetti destinati a rapida obsolescenza.

L’ascesa delle metriche mature e del “vibe coding”

Un fenomeno interessante che sta ridefinendo il venture capital nel 2026 è lo slittamento delle metriche tra i vari round di finanziamento. Si assiste oggi a round di Series A che presentano parametri di crescita e maturità tipici di quelli che un tempo erano considerati Series B. Questo accade perché le aziende di nuova generazione, le “AI native”, arrivano alle fasi di raccolta fondi con metriche molto più mature rispetto al passato, grazie alla rapidità con cui riescono a guadagnare trazione sul mercato.

Questa accelerazione è in parte dovuta a quella che viene definita l’era del “vibe coding” o del basso codice (low-code), in cui i prototipi vengono creati più velocemente che mai. Se da un lato questo permette di raggiungere una prova di concetto (proof of concept) in tempi brevissimi, dall’altro inonda gli investitori di pre-seed e seed con un volume enorme di proposte, spesso basate sulla stessa idea eseguita più volte.

Fattori macroeconomici e nuove frontiere della due diligence

Il clima economico per il venture capital nel 2026 è descritto da Rajan come caratterizzato da una certa “effervescenza”, pur in presenza di una grande quantità di capitale disponibile non ancora investito. Tuttavia, la mancanza di exit significative ha creato un desiderio latente di concludere accordi, spingendo gli investitori a essere più selettivi e guidati da tesi di investimento solide piuttosto che da una logica di distribuzione a tappeto.

Un elemento di discontinuità rispetto al passato riguarda la complessità dei criteri di valutazione. Ogni shock sistemico che colpisce l’industria sembra aggiungere nuovi elementi alla lista della due diligence. Ad esempio, dopo il crollo della Silicon Valley Bank, gli investitori hanno iniziato a richiedere una maggiore diversificazione dei conti bancari delle startup. Allo stesso modo, le tensioni geopolitiche e gli annunci sulle tariffe internazionali impongono studi approfonditi sull’impatto che queste possono avere sull’industria del software, specialmente per i portafogli fortemente indicizzati verso il mercato europeo.

La sicurezza come opportunità di investimento

In questo scenario di rischi in evoluzione, l’intelligenza artificiale stessa viene osservata sotto una doppia lente: come misura di efficienza e come potenziale minaccia. Rajan osserva che l’AI può essere armata (weaponized), rendendo la sicurezza informatica e la difesa un’area di opportunità massiccia per l’innovazione. La capacità di una startup di operare in modo appropriato e conforme ai requisiti normativi e di approvvigionamento dei clienti diventa quindi un vantaggio competitivo fondamentale.

La realtà operativa: margini SaaS e costi computazionali

Un tema spesso trascurato nelle discussioni sull’intelligenza artificiale, ma centrale per il venture capital nel 2026, riguarda la sostenibilità economica dei modelli di business. Sebbene l’AI sia un eccezionale vettore di innovazione ed efficienza, è anche estremamente costosa da gestire. I tradizionali e venerati margini SaaS del 80-90% non sono attualmente garantiti in modo coerente per le aziende AI-first.

Rajan suggerisce ai fondatori di essere estremamente riflessivi sull’uso dell’intelligenza artificiale, considerando attentamente i costi computazionali e quelli energetici. In questo senso, la strategia vincente per le startup che si affacciano al 2026 non è solo innovare rapidamente, ma assicurarsi di caricare il corretto Valore Annuale del Contratto (ACV) per il valore effettivamente consegnato ai clienti.

L’industria sta imparando ed evolvendo attraverso cicli economici e tecnologici che si stanno progressivamente accorciando. A differenza dell’episodio del 2021 post-pandemia, dove le valutazioni erano salite alle stelle per poi tornare bruscamente a terra, l’attuale cambiamento è percepito come un salto tecnologico fondamentale piuttosto che un’inerzia passeggera. Tuttavia, Rajan avverte che è necessario rimanere vigili su ciò che ci aspetta: “Dobbiamo essere pronti per questo“. Il successo nel mercato del 2026 dipenderà dalla capacità di bilanciare la velocità dell’era del “vibe coding” con la solidità di metriche aziendali che tengano conto dei nuovi costi della tecnologia.

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