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Il nuovo turismo

Cosa faccio in vacanza? Ci pensa Musement

21 Ott 2014

Se c’è gia chi vende online biglietti aerei e alloggi, la piattaforma fondata nel 2013 da 4 ex manager propone un sistema per pianificare le esperienze da fare in viaggio. Con un fatturato di più di 1 milione e 22 Paesi serviti, il servizio punta in alto. E il co-fondatore, Fabio Zecchini, racconta la storia della startup su EconomyUptv

Il team di Musement
Una piattaforma italiana per prenotare esperienze di viaggio in tutto il mondo, con l’ambizione di diventare leader globale in questo settore. Si tratta di Musement, startup nata nel 2013 (tra i fondatori dell’Associazione Startup Turismo) che mira a diventare quello che sono Expedia o Volagratis per i voli o Booking e Trivago per gli alberghi. La strada è ovviamente lunga, ma Musement è entrata nel suo secondo anno di operatività con 100mila nuovi utenti al mese. Abbiamo parlato con il ceo, Alessandro Petazzi, che ci ha spiegato come funziona e a cosa serve. Ci ha raccontato chi c’è dietro e come intendono raggiungere l’obiettivo.

Il servizio
“Siamo partiti da una considerazione: c’era un buco nel modo in cui i viaggiatori e i turisti potevano fruire delle attività una volta arrivati a destinazione: possono prenotare il volo e l’hotel da siti specializzati molto forti, ma un viaggio è fatto soprattutto di esperienze, e la scelta e la prenotazione di queste attività sul web era ancora molto frammentata”. Ed è per questo che nasce Musement (è anche app su iOs e Android), che consente di raccogliere tutte le esperienze che si possono fare in una meta turistica, dai musei alle attività all’aria aperta, da quelle sportive a quelle culturali, e permette di prenotarle insieme e di costruirsi così il proprio itinerario di viaggio su misura. “È un po’ quello che fanno i concierge degli hotel di lusso, che ti prenotano il teatro o i biglietti del museo e te li fanno trovare in reception, ma in una sola app e per tutti”.

Il team
“Abbiamo un profilo diverso dalla tipica startup”, spiega Alessandro Petazzi per presentare il suo team, “veniamo tutti da esperienze senior e dirigenziali in aziende importanti”. Età media sui 35 anni, quattro fondatori. Petazzi viene da un incarico come direttore generale della divisione Tv di Fastweb, prima di fondare Musement aveva creato una società di consulenza nel settore pay tv (On Cubed): “Ma quello è un settore non scalabile, volevo creare un’azienda vera, che potesse avere un impatto globale”.

Così nasce Musement. Con lui Fabio Zecchini, (ospite in una puntata del nostro magazine televisivo in onda su Reteconomy) che si occupa di tecnologia e marketing e che era stato chief data officer di iProspect; Claudio Bellinzona, che si occupa dei contenuti e che ha una storia come responsabile dei canali Tv Kids di De Agostini; e Paolo Giulini, che in Musement si occupa di sviluppare l’offerta e che era stato responsabile dell’attività e-commerce del Teatro alla Scala di Milano.

Proprio nel capoluogo lombardo c’è la sede, dove oggi lavorano altre undici persone, uno staff giovane e multilingue: “Abbiamo deciso di essere globali, e abbiamo assunto madrelingua per sviluppare i contenuti, l’alternativa era affidarci a società esterne per le traduzioni, ma queste offrono un servizio più costoso con qualità inferiore”.

La storia
“Il primo appunto su un foglio di carta e la prima riunione al bar risalgono al 2012, quando avevamo tutti altri lavori, che abbiamo conservato finché le cose non sono diventate davvero serie”. Musement nasce nel 2013, dopo qualche mese è arrivata la versione beta, da qui la partecipazione al TechCrunch di New York e poi il giro dei fondi di venture capital. Il primo round è andato molto bene, 690mila euro di finanziamenti, in buona parte da 360 Capital Partners e IAG – Italian Angels for Growth: “È stato questo il momento in cui abbiamo deciso di lasciare i nostri precedenti lavori e occuparci a tempo pieno di Musement, costruire un team che lavorasse con noi e perfezionasse il prodotto”. 

Il modello di business
Musement funziona prendendo una commissione sull’acquisto. A seconda dei casi, può essere intorno al 15% o al 20% del prezzo dell’esperienza. Al momento, i suoi servizi sono b2c, destinati al consumatore finale. “Ma stiamo stringendo in questo momento accordi per entrare anche nel mercato b2b, lavorare con aziende che vogliono offrire pacchetti di esperienze ai loro clienti”.

Al momento, l’Italia è ancora il mercato maggioritario, e vale il 30% del fatturato di Musement, seguita da Stati Uniti e Regno Unito, entrambi al 10%. La modalità tipica di uso da parte del cliente combina sia il sito che la app: “Di solito usano il sito per scegliere e prenotare le esperienze, e lo smartphone per conservare il biglietto ed esplorare la città una volta che sono arrivati”.

In questo momento Musement è attivo con i suoi servizi in 22 nazioni, e ha clienti da 100 Paesi nel mondo. “I mercati su cui stiamo puntando forte sono il Brasile, la Russia, al netto dei problemi attuali con i visti, e tutto l’Est europeo”. Musement ha un rate di ricavi che ha superato il milione di euro annuo e ha in media 100mila utenti al mese: “Mi fa tremare i polsi raccontare la nostra ambizione, ma noi vogliamo diventare il leader globale di questo verticale, come Expedia per i voli o Booking per gli alberghi”.  

di Ferdinando Cotugno

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