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VIDEO – Un buon mercato per le startup? Le future cities

29 Giu 2015

Stefano Tresca, avvocato e consulente business per molte neoimprese, spiega perché tutta l’innovazione legata alle città (smart cities, smart home, buona parte dell’Internet of Things, trasporti, energia) è il settore più importante di questa generazione di aspiranti imprenditori

Ripensare alle città in un’ottica hitech per migliorare la qualità della vita e risolvere tanti problemi di gestione. È questo il futuro delle metropoli di tutto il mondo, sintetizzato nel concetto di smart cities, città intelligenti. Per evolversi costantemente e adattarsi alle esigenze dei cittadini, le città sono a caccia di nuove soluzioni tecnologiche come i sensori e le piattaforme digitali per il confronto e l’integrazione di grandi quantità di dati. Anche l’Internet of Things dà un grande contributo allo sviluppo del modello di smart cities. Ci troviamo ancora in una fase di avvio, con vari progetti pilota che stanno partendo a livello globale, ma considerando il grande indotto economico e il suo forte impatto socio-culturale, si può scommettere sulla rapida evoluzione nel prossimo futuro. Secondo una ricerca di Navigant Research il mercato delle smart cities, nel 2014, valeva 8,8 miliardi di dollari, mentre la società di consulenza Arup, in un report per il dipartimento inglese per l’innovazione (UK Department for Business Innovation and Skills) ha previsto che potrebbe raggiungere il valore di 408 miliardi di dollari entro il 2020.

Le amministrazioni locali si stanno muovendo in questa direzione a vari livelli di velocità: in Cina e in India, ad esempio, sono già previste circa 300 smart cities. Esempi virtuosi si trovano in ogni continente: dalla piattaforma web di Jakarta, PeteJakarta, attraverso la quale è possibile avere aggiornamenti in tempo reale sulle probabilità di alluvioni attraverso Twitter, all’iniziativa dell’amministrazione di Seoul che ha lanciato un servizio di sharing comunitario,  Sharing City Seoul Initiative, per aiutare i cittadini a condividere le loro cose con i vicini o i mezzi di trasporto, da Beijing dove i cittadini hanno un filo diretto con l’amministrazione cittadina attraverso una app che permette di comunicare se ci sono guasti ai semafori, buche per strada o semplicemente informazioni sugli orari dei negozi, all’ottimizzazione della raccolta dei rifiuti tramite sensori sui bidoni di Barcellona, e ancora dalla mappatura elettronica del traffico di Singapore ai sistemi di monitoraggio energetico intelligenti dei palazzi sperimentali di Londra.

Entro il 2030 quasi il 70% della popolazione mondiale sarà residente in una città – scrive Stefano Tresca nel suo libro dedicato alle smart cities, Future Cities -. Ciò significa che 3 miliardi di persone in più vivranno in città nei prossimi 30 anni. La nostra generazione è destinata ad assistere ad un numero incredibile di nuove città e nuovi edifici costruiti per ospitare i nostri nuovi vicini. Una volta che queste città verranno costruite non sarà facile cambiarle. Nel bene e nel male, saremo costretti a vivere nelle nuove costruzioni per molto tempo. Realizzarle nel modo giusto permetterà di migliorare la nostra qualità della vita e quella dei nostri 7 miliardi di vicini. In caso contrario significa condannarci a un’esistenza miserabile. Infinite ore di pendolarismo, solitudine derivante dalla mancanza di spazi sociali, inquinamento, malattie, criminalità, in una sola parola: paralisi”.

Come mentor di Cognicity Challenge, l’acceleratore dedicato ai progetti di smart cities, realizzato da uno dei più grandi gruppi immobiliari di Londra, Canary Wharf Group, Stefano Tresca ha voluto approfondire il fenomeno delle città del futuro, attraverso 42 interviste a startup, investitori e pubblici ufficiali che si sono occupati di smart cities in ogni parte del mondo. Tra gli intervistati ci sono Jerry Hultin, sottosegretario alla Marina della presidenza di Bill Clinton ed ex presidente del Polytechnic Institute of New York University, che ha gestito un budget da 100 miliardi per creare l’intranet dei marines e gestire la sicurezza dei porti; una startup di Cambridge che ha ideato vetri per produrre energia come pannelli solari; Gonçalo Amorim, project director del centro per imprenditori Audax di Lisbona e della Business School ISCTE-IUL, che sviluppa progetti tecnologici in partnership con la sede portoghese del MIT europeo;  Alberto Broggi, professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione di Parma e ceo di VisLab, la startup che sviluppa automobili senza conducente ed esporta in Cina.

Il libro vuol essere un confronto aperto, una specie di conversazione per invogliare chi ha idee nel campo delle smart cities a trasformarle in possibilità di business. “Con Future Cities intendo tutta l’innovazione legata alle città (smart cities, smart home, buona parte dell’Internet of Things, trasporti, energia, etc.) – spiega Tresca, avvocato e consulente business per molte startup -. Bisogna comprendere che si tratta, insieme con il fintech, di uno dei primi mercati per le startup. Dal punto di vista umano, è probabilmente il settore più importante di questa generazione e della prossima. In Silicon Valley gli investitori che hanno deciso di investire in IoT pensano di riservare una quota di circa il 46 per cento all’Iot legato alle città. Invito le startup che non ci hanno ancora pensato a valutare seriamente l’idea di avventurarsi in questo settore”.

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