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Il report

Startup IoT: italiane in pole position, ma gli investitori sono ancora pochi

25 Apr 2016

In Italia le neo imprese impegnate in Smart Home, Smart Car, Smart Agriculture e Smart City sono 42, dice l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Polimi. Ma solo il 15% ha ricevuto oltre un milione di euro. A livello globale sono 350 startup: negli ultimi tre anni hanno raccolto 3,7 miliardi di euro

Aumenta la fiducia verso le startup italiane dell’Internet of Things ma scarseggiano gli investitori: ad oggi ne sono state recensite 42, portatrici di soluzioni che coprono quasi interamente il panorama degli ambiti applicativi IoT, dalla Smart Home alla Smart Car, dalla Smart Agriculture alla Smart City. Ma solo il 15% di queste startup, cioè circa una su sette, ha ricevuto più di un milione di euro, mentre nel 66% dei casi non è stato possibile ottenere alcun finanziamento. Solo in un caso su tre sono stati raccolti finanziamenti significativi

Sono alcuni degli elementi che emergono dal recente report dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che ha delineato lo scenario internazionale per poi soffermarsi su quello italiano.

Le startup Internet of Things – espressione che indica una famiglia di tecnologie il cui scopo è rendere qualunque tipo di oggetto, anche senza una vocazione digitale, un dispositivo collegato ad internet – rappresentano un target sempre più appetibile per gli investitori istituzionali: oltre 5 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti, ma non bastano da soli per raggiungere il successo.

Startup IoT nel mondo – Continua a crescere il numero di startup che sviluppano soluzioni innovative sfruttando le tecnologie Internet of Things: nel corso della ricerca l’Osservatorio ne ha analizzate oltre 350 operanti a livello globale, di cui 230 finanziate da investitori istituzionali. Queste ultime hanno raccolto complessivamente negli ultimi tre anni 3,7 miliardi di euro, con un trend di crescita importante (+28% nel 2015, +32% nel 2014) che testimonia l’elevata attrattività del settore. Gli Stati Uniti rimangono l’area geografica più “fertile” per le startup IoT (64% del totale), grazie agli ingenti capitali investiti e alla burocrazia snella, volta ad agevolarne lo sviluppo. Anche in Europa non mancano iniziative interessanti, soprattutto in Inghilterra, Germania e Francia. L’Italia non sta a guardare: il dossier ha individuato 42 startup IoT nel nostro Paese, ma ha rilevato che è  molto difficile ottenere fondi (solo in un caso su tre sono stati raccolti finanziamenti significativi).

Il caso Quirky –  Il sostegno degli investitori è certamente una condizione necessaria per favorire il successo di una startup ma non è sempre sufficiente: ne è un esempio Quirky, fallita nel 2015 dopo aver raccolto negli anni oltre 175 milioni di dollari. Era una piattaforma fondata a New York nel 2009 da Ben Kaufman, allora 22enne, che consentiva agli utenti di votare le invenzioni da finanziare legate all’Internet of Things.  Tra le principali ragioni del fallimento la proposizione di valore poco chiara, con il lancio sul mercato di troppi prodotti contemporaneamente (per lo più “gadget” senza una chiara utilità per il consumatore), e la compressione dei margini legata allo scarso potere contrattuale nei confronti dei retailer, principale canale di distribuzione. Il caso Quirky insegna che una startup di successo non deve solo saper raccogliere ingenti finanziamenti ma anche generare risultati economici convincenti in termini di fatturato e marginalità.

Gli ambiti di applicazione – Smart Home e Smart Car gli ambiti con maggiore dinamismo: le partnership con grandi player internazionali sono un elemento fondamentale per aumentare le possibilità di successo delle startup. Quasi il 30% delle startup censite si concentrano sulla Smart Home, a ulteriore conferma della centralità acquisita dalla casa nell’ecosistema Internet of Things.

L’interesse delle assicurazioni – Le grandi compagnie assicurative guardano con crescente interesse a queste nuove iniziative imprenditoriali, attivando sempre più spesso accordi con startup già affermate (come nel caso di State Farm e American Family Insurance con Nest) o emergenti (ne è un esempio la partnership tra State Farm e Canary, che prevede il 10% di sconto sulla polizza assicurativa per gli utenti che acquistano la soluzione di Security di Canary). Coerentemente con le dinamiche di mercato, nel 2015 abbiamo osservato una crescita di interesse anche verso l’ambito Smart Car. Anche se non si registra un aumento significativo di nuove aziende, sono cresciuti considerevolmente i finanziamenti ricevuti (84 milioni di dollari raccolti nel solo 2015, +190% rispetto al 2014). Tra le startup più finanziate vi sono Automatic (24 milioni di dollari), che ha realizzato un dispositivo Bluetooth da connettere alla porta OBD delle automobili per fornire in cloud diverse informazioni agli utenti (relative a guasti, stile di guida, livello di carburante), e Navdy (20 milioni di dollari), che ha sviluppato un dispositivo per proiettare informazioni sul parabrezza e consentire all’utente di compiere operazioni – come visualizzare le indicazioni del navigatore satellitare o leggere messaggi – senza distogliere lo sguardo dalla strada

Le startup italiane dell’Internet delle Cose – Aumenta la fiducia verso le startup italiane: si moltiplicano le iniziative e alcune si candidano a diventare futuri casi di successo. Le 42 startup italiane censite hanno sviluppato soluzioni che coprono quasi interamente il panorama degli ambiti applicativi IoT, dalla Smart Home (es. Almadom.us, Laqy) alla Smart Car (es. Wriggle Solutions, CarMe), dalla Smart Agriculture (es. SAL Engineering, Melixa) alla Smart City (es. Smart-I, ParkSmart). In Italia risulta però più difficile attrarre investimenti significativi: solo il 15% ha ricevuto più di un milione di euro, mentre nel 66% dei casi non si è riusciti a ottenere alcun finanziamento. Per questo motivo alcune startup hanno deciso di andare a cercare fortuna altrove: ne è un esempio Empatica, azienda milanese che ha ricevuto ben 2 milioni di dollari negli Stati Uniti, dove ha aperto anche una sede operativa. Si registrano però alcuni segnali di progressivo miglioramento, con lo stanziamento di alcuni finanziamenti a startup “giovani” più consistenti rispetto al passato, come nel caso di 1Control e Morpheos (nate entrambe nel 2015, finanziate rispettivamente con 500.000 e 800.000 euro) o come Xmetrics e Over Technologies (finanziate entrambe con 1 milione di euro nel 2014). (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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