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Startup, il caso di tre aziende che hanno provato a copiare (male) Lemonade

12 Gen 2018

Geico, Liberty Mutual e State Farm sono le realtà imprenditoriali che hanno provato a replicare il modello di successo della startup insurtech che punta sui millennials. Una strategia che ha portato a risultati controproducenti avvantaggiando in certi casi la stessa Lemonade

In campo imprenditoriale, spesso, replicare un modello di business di successo può essere una strategia vincente. Nel gergo di settore questa metodologia viene definita Copycat, che definisce la capacità di copiare o imitare qualcosa. Nel campo delle imprenditoria digitale, la maggior parte delle startup sono copycat: Rocket Internet, ad esempio, ha costruito un impero seguendo questa strada, senza dimenticare la Cina, considerata la patria delle “riproduzione”.

Eppure, la percezione del copycat non è sempre positiva: in esso sembra mancare quella tensione creativa, l’intuizione, il coraggio che contraddistingue i first mover. Esistono strategie per difendersi da chi copia come i brevetti o gli IP difendibili per vie legali. Tuttavia in ambito digiatale non è sempre possibile seguire questa strada.

Come ha raccontato Startupbusiness, un esempio in tal senso è la startup newyorkese Lemonade. Lo scorso settembre Daniel Schreiber, uno dei fondatori, ha scritto un post intitolato ‘Who’s The #1 Lemonade Copycat?” sul blog della società, ridicolizzando con esempi specifici i tentativi d’imitazione di tre grandi compagnie: Geico, Liberty Mutual e State Farm.

Tutte e tre queste compagnie hanno promosso attività indirizzate a conquistare il cuore dei millennial, un target di clientela per loro difficile da ingaggiare e che rappresenta invece per Lemonade il principale segmento di riferimento.

Ciò che hanno fatto è stato cercare di copiare lo ‘stile’ Lemonade, facendo leva sul suo stesso nome, provando a ridicolizzarli, a mettersi in competizione, con effetti anche controproducenti.

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