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Lavoro

Start up, identikit del dipendente perfetto

06 Set 2013

Sa risolvere i problemi e non li crea, capisce che niente è dovuto e sa che ogni attività deve generare ricavi. Sono solo alcune delle caratteristiche che dovrebbe avere uno startupper. Jeff Haden di Inc Corp descrive i requisiti necessari per lavorare nel settore delle idee, diventando un dipendente modello

Se la start up è soprattutto innovazione, anche la forma mentis delle sue risorse, di conseguenza, deve essere elastica e sapersi  muovere in un territorio inesplorato e pieno di incognite. Ma quali sono le qualità ideali per quanti vogliono lanciarsi in un progetto di start up? Ecco il dipendente modello in pochi punti, secondo Jeff Haden di Inc Corp.

1.       Risolve problemi, non ne crea -A fare la differenza in una start up è proprio il punto di partenza: l’idea viene prima di qualsiasi cosa, le risorse che decidono di investire – perlopiù tempo – in essa riescono a fare a meno di molti “extra”, dalle figure di supporto all’ufficio, perché niente è fondamentale, ad eccezione della riuscita del progetto.

2.       Preferisce agire – Un business plan, come affermano molti imprenditori, è quanto di più distante possa esserci dal progetto reale. È giusto pianificare, avere una traccia del percorso che si intende intraprendere, ma più di tutto è essenziale realizzarlo. Per questo le risorse di una start-up spendono molto più tempo nella fase attiva, testando se stessi e la propria idea sul mercato.

3.       Gli occhi del cliente sono i suoi – Le risorse di una start up si giocano tutto sulla bontà del proprio progetto. Vendono idee nate per offrire quel quid in più, per apportare migliorie a servizi già esistenti, ma in ogni caso devono avere un impatto reale, chiaro, visibile. Proprio per questo sanno che il feedback del cliente è di vitale importanza ed esso non può basarsi – come molti prodotti – sul prestigio di un nome o sulla forza di una tradizione pluriennale. Il giudizio del consumatore costituisce non solo la fonte di ricavo primario, ma anche un’opportunità per far crescere il proprio business nella direzione delle esigenze del cliente stesso.

4.       Insegue la preda che può catturare – Il sogno di ogni imprenditore e dei suoi collaboratori è riuscire a far abboccare il famigerato “pesce grosso” al primo tentativo, rischiando così di affrettare i tempi e sprecare una buona idea, facendola affogare in un mercato non ancora del tutto pronto. Le risorse migliori di una di start-up sono quelle che sono consapevoli delle proprie forze così come dei propri limiti. Queste investono tempo e fatica cercando di perfezionare la propria idea partendo da una piccola base di mercato, destinata ad espandersi a macchia d’olio, con un naturale processo di crescita del progetto, ma anche con il passaparola dei  “piccoli pesci”. Dopotutto anch’essi possono arrivare a sguazzare nel vasto oceano.

5.      Capisce che niente è dovuto – Una start up è un progetto in divenire, può crescere rapidamente così come implodere con altrettanta facilità. L’idea richiede fatica, continuità e ogni risorsa è consapevole di questo. Un progetto non è buono in sé e per sé, sono le persone a fare la differenza. Chi lavora a una start up – ma forse la regola dovrebbe valere per chiunque – si adopera per guadagnarsi il proprio stipendio, non per mantenere il proprio impiego. E, si sa, la differenza c’è.

6.       Sa che ogni attività deve generare ricavi – In un progetto innovativo le incognite sono numerose. Le strategie per sfondare sul mercato possono essere molteplici, senza contare che difficilmente sarà possibile decretare il successo del “nuovo” con strategie tradizionali. Quello che deve sapere una buona risorsa è: il brainstorming direttamente sul mercato può essere utile per capire in quale direzione andare, ma anche per riconoscere il momento in cui fermarsi. È inutile agire tanto per creare rumore di fondo: le attività devono portare ricavi o, alla peggio, i costi devono rimanere più bassi possibile.

 

di Francesca Tommasi

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