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Investimenti&Incentivi

Se la startup non è innovativa, c’è evasione fiscale?

10 Feb 2014

Il rischio c’è se si scopre che le società iscritte ai registri speciali non sono sono come hanno dichiarato, avverte Marco Nannini, managing director dell’associazione dei business angel. È già successo con qualche onlus. Ma chi controlla?

Marco Nannini, managing director di Italian Angels for Growth
«Se si scopre che la startup non è innovativa, che cosa succede? E’ evasione fiscale per chi ha investito ed è andato in detrazione? E’ già successo con qualche onlus». Marco Nannini, 47 anni, dall’inizio dell’anno managing director di Iag (Italian angels for growth), l’associazione italiana dei business angel, ha una “specializzazione” che gli fa porre una questione sui nuovi incentivi fiscali a cui nessuno ha finora pensato.

Dopo importanti esperienze nella consulenza (Roland Berger, Boston Consulting) , tre anni fa ha cominciato a investire in startup. E siccome da consulente seguiva le telco, che sono l’industria più inquinante dopo l’aviation, da padre di due figlie adolescenti ha deciso di preoccuparsi della sostenibilità ambientale, di adottare un filtro etico per le sue scelte e di concentrarsi sull’innovazione sociale.  E’ quello che che fa quotidianamente in Hub, lo spazio di coworking e accelerazione di startup sociali che guida e che ha appena preso anche la gestione FabriQ, l’incubatore “sociale” lanciato dalla Regione Lombardia.

«Sì, è successo con qualche onlus che è stata cancellata dal registro e ha dovuto avvisare chi l’aveva finanziato per segnalare la necessità di modificare la dichiarazione dei redditi», riprende Nannini, segnalando anche il tema del controllo sulle startup iscritte negli speciali registri delle Camere di Commercio: chi fa il monitoraggio sulle nuove imprese che accedono a tutta una serie di incentivi e agevolazioni? Gli incentivi fiscali, comunque, sono meglio che niente. Quel che è importante, sottolinea il business angel, è che da oltre un anno di parla di startup, crowdfunding, venture capital molto di più che in passato. Ma il sistema resta ancora bloccato da un nodo: “il secondo round, l’investimento importante che permette la crescita e quindi l’exit”.

Adesso, sostiene, è importante evitare due rischi: gli interventi a pioggia e la sovrapposizione di iniziative degli enti pubblici. “Purtroppo la pubblica amministrazione ha una cultura quantitativa, tanti piccoli finanziamenti piuttosto che pochi, ben scelti, non fanno bene all’ecosistema”. E la sovrapposizione? “Faccio un esempio: la Regione Lombardia ha fatto la sua certificazione degli incubatori prima che arrivasse quella nazionale. E i criteri non sempre sono gli stessi”.

Impegnato a proseguire l’attività sviluppata da Iag nei suoi primi sei anni di vita, “istituzionalizzare la figura del business angel”, Nannini fa un bilancio parzialmente positivo dell’offerta di startup. “La qualità è certamente aumentata, anche se c’è il mito alimentato anche da film come The Social Network o Jobs che altrove sia più facile trovare i soldi. L’effetto? Molti si presentano impreparati. Basta partecipare a uno dei tanti eventi per rendersene conto. Ci sono giovani che magari hanno entusiasmo ma non fanno neanche una ricerca sul settore nel quale vogliono lanciare la loro impresa”.

 

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