Scaleup in Borsa: l’innovazione verso il mercato dei capitali | Economyup

L'APPUNTAMENTO

Scaleup in Borsa: l’innovazione verso il mercato dei capitali



Per la prima volta il Salotto di Italia Startup, lunedì 10 febbraio, entra in un’istituzione: Borsa Italiana. Perché il mercato dei capitali è sempre di più un’alternativa di finanziamento per le imprese innovative. «Il 2019 è stato un anno eccezionale», ricorda Fabio Brigante. «Ci sono le premesse per una crescita»

di Giovanni Iozzia

06 Feb 2020


Scaleup in Borsa. Il Salotto di Italia Startup, lunedì 10 febbraio, entra per la prima volta in un’istituzione: Borsa Italiana. E non è un caso. Il 2019 è stato un anno record per AIM Italia, il mercato dedicato alle PMI: 31 collocamenti che lo hanno portato a conquistare il primato in Europa.

Un segnale interessante in un Paese in cui il collocamento per troppo tempo non è stato considerato un obiettivo abituale per la maggioranza delle imprese. Con AIM Italia molte cose sono cambiate e con la nuova generazione di PMI, che sempre più spesso sono ex startup cresciute bene o, per dirla meglio, scaleup come CleanBnB, MailUp o Kolinpharma (gli ospiti del Salotto di Italia Startup). Se messo insieme alla crescita dell’equity crowdfunding, il boom diAIM Italia rivela una tendenza e una disponibilità a modificare il mix dei canali di finanziamento.

ScaleUp in Borsa, la crescita dell’AIM

“Il 2019 è stato un anno davvero eccezionale”, conferma Fabio Brigante, Head of Mid & Small Caps Origination, Equity Primary Markets di Borsa Italiana. “Non si vedevano tante ammissioni in Borsa dal 2001”. AIM Italia ha quindi festeggiato bene i suoi primi 10 anni, da 5 a 132 società in un listino che in molti casi è stato il trampolino di lancio verso il mercato principale (14 sono passate all’MTA). Per comprendere la svolta qualche numero torna utile. Le società quotate in Italia sono 369 e il 70% capitalizza meno di 500 milioni. A fine 1999, anno storico nell’andamento dei collocamenti, in listino c’erano 247 aziende. Come dire che da allora siamo andati avanti al ritmo di due quotazioni l’anno. Le PMI tradizionalmente guardavano con timore il mercato dei capitali e la Borsa non era abituata e attrezzata a confrontarsi con le small caps.

Fabio Brigante, Head of Mid & Small Caps Origination, Equity Primary Markets di Borsa Italiana

Le tech-company e il mercato dei capitali

In questo scenario la crescita di AIM Italia diventa ancora più significativa. Quali sono stati i driver di questo sviluppo? “Un regolamento creato ad hoc per le PMI che semplifica il processo di collocamento e riduce i costi, l’impatto rilevante dei PIR e poi un cambio culturale nell’apprezzare l’equity rispetto al debito”, osserva Brigante, che aggiunge: “In particolare le aziende di prima generazione hanno una propensione decisamente diversa verso il mercato dei capitali. Molte quotate su AIM Italia sono aziende giovani”.

Aumentano, quindi, le tech-company che scelgono la via del collocamento: delle 35 IPO (41 ammissioni) del 2019, 20 riguardano PMI innovative. La Borsa quindi può rappresentare un’interessante opportunità di finanziamento per le scaleup, proprio nel momento in cui è lontana la fase seed e magari non arriva come dovrebbe il venture capital. Con la quotazione, solo nel 2019, sono stati raccolti 117 milioni, a fronte di investimenti di venture capitali per 215 milioni (dato Osservatorio Startup Hi-Tech del Polimi). Si comprende quindi perché aumentino le società che guardano verso la Borsa, anche se la raccolta media è ancora molto lontana dai tagli di finanziamento ricevute da alcune startup europee (l’ultima in ordine di tempo Qonto con 105milioni): 6,7 milioni, che scendono a 4,7 nel caso delle PMI innovative.

Il modello inglese e le potenzialità per l’Italia

Il mercato ha ancora margine di crescita. Il Gruppo London Stock Exchange ha aperto alle società ambiziose le porte della piattaforma ELITE, il network che si propone di accelerare la crescita delle società attraverso un innovativo percorso di sviluppo organizzativo e manageriale volto a rendere imprese già meritevoli ancora più competitive, più visibili e più attraenti nei confronti degli investitori a livello globale.. Andare in Borsa non è per tutti, ed è certamente una scelta possibile per un sempre più alto numero di imprese innovative.

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In Europa le scaleup di solito non ci pensano, perché sono abituate a parlare con i venture capital o ritengono di non potersi fare comprendere da investitori abituati a loro volta a guardare le serie storiche e poco il futuro. Ma le cose cambiano, i segnali sono positivi e le esperienze statunitensi dicono che sul mercato ci sono anche capitali coraggiosi.

Tornando in Europa, Brigante ricorda: “Anche AIM in UK, principale mercato (finora) europeo per numero di società quotate e liquidità, ha sviluppato in questi anni la propria forza aprendo il mercato alle microcap (il 46%, oltre 400 aziende, ha una capitalizzazione inferiore ai 25 mln). Quindi non vedo motivi per cui sia possibile fare lo stesso in Italia. Ci vorrà tempo, ma abbiamo già cominciato e risultati sono incoraggianti”.

P.S. Nel 2019 in Gran Bretagna gli investimenti di venture capital hanno raggiunto quota 13,2 miliardi.

 

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.