Primo Round, gli startupper che hanno "vinto" Sochi | Economyup
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OLIMPIADI INVERNALI

Primo Round, gli startupper che hanno “vinto” Sochi

21 Feb 2014

Il team trevigiano ha fornito una piattaforma tecnologica per una conferenza stampa interattiva nella città russa. E ha sconfitto i problemi logistici: “Invece di spedire il materiale, ce lo siamo dovuti montare in loco. Le start up sono così: elastiche e pronte a tutto”

Ci voleva l’elasticità mentale e la capacità di adattarsi di uno startupper per arginare i problemi logistici e organizzativi delle Olimpiadi invernali di Sochi (Russia). Doti che hanno dimostrato di possedere i quattro trentenni di Primo Round, start up partita nel 2012 da Mogliano, in provincia di Treviso, e approdata al grande evento internazionale. Cosa si sono inventati? Per timore delle rigide dogane russe (che continuavano a rispedire al mittente materiali inviati dall’Italia),  hanno smontato pezzo per pezzo un loro tavolo interattivo, l’hanno caricato in valigia e se lo sono rimontati da soli, armati di chiodi e martello, una volta arrivati in città.

Ma andiamo per ordine. Primo Round si occupa di organizzazione eventi fornendo una piattaforma tecnologica in grado di suscitare l’interazione dei partecipanti che si collegano a questa piattaforma attraverso il proprio smartphone. In particolare il team ha organizzato lo scorso 8 febbraio presso Casa Italia, la cittadella italiana del villaggio olimpico di Sochi, una conferenza stampa di celebrazione dei prodotti italiani per lo sport. Collegandosi alla piattaforma con il proprio smartphone, i giornalisti intervenuti hanno avuto modo di veder apparire sul device in tempo reale immagini e testi relativi ai contenuti della conferenza stampa in italiano e in russo, e hanno potuto interagire postando commenti o digitando “like”.

“Questa tecnologia prevede la presenza di un tavolo digitale – spiega il founder e ceo Marco Regazzo – che è in sostanza la piattaforma da cui uno di noi, come se fosse una sorta di dj, dirige da remoto l’apparizione di immagini e contenuti sui device nel corso della conferenza stampa. Dovevamo spedirlo prima dell’inizio della manifestazione – prosegue – ma ci hanno detto che molto materiale veniva rimandato indietro dai russi per ragioni di sicurezza. Così lo abbiamo smontato, abbiamo avvolto la parte tecnologica in fogli di carta, abbiamo riempito le valigie di componenti e attrezzi da falegnameria, tanto da non avere quasi più spazio per i nostri indumenti  e, una volta giunti sul posto, abbiamo rimontato il tutto. Essere startupper significa anche questo: riuscire a trovare una soluzione alternativa”.

Non è l’unica difficoltà che i quattro hanno incontrato in territorio russo. Le camere dell’albergo che avevano prenotato sono state “requisite” all’ultimo momento per lasciare posto a non meglio identificati esponenti della nomenclatura, così si sono dovuti arrangiare nel trovare un altro alloggio.

Ma è stata comunque grande la soddisfazione di essere probabilmente una delle poche, se non l’unica, startup italiana a essere coinvolta nel grande evento. “Ci siamo arrivati grazie ad Assosport, che ha un’agenzia stampa, Idee Europee, con sede a Treviso”. La città veneta ha fatto da culla a questa startup nata grazie a un concorso per idee innovative lanciato da un’organizzazione territoriale che ha concesso loro i primi finanziamenti per partire.  Da allora il gruppo, composto, oltre che da Marco, da Moreno Balcon, Cto, Roberto Baldin, Back End Developer e Giorgia Galiazzo, Front End Developer, ha proceduto spedito. “La gente è stanca delle solite conferenze stampa e degli eventi tradizionali – dice Regazzo – e c’è un gran bisogno di far interagire il pubblico”. L’anno scorso Primoround ha organizzato una quarantina di eventi, per quest’anno ne sono in programma una sessantina e i risultati economici sono positivi. Quando poi c’è quella marcia in più, che consente di arginare gli inevitabili problemi con flessibilità e fantasia, il percorso si prospetta in discesa.