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Incentivi & crescita

Pmi, quella voglia di essere come le startup

06 Ott 2014

I Piccoli di Confindustria hanno chiesto al Mise di avere le stesse agevolazioni previste per le nuove imprese. «Sono 20mila le aziende sane che investono in innovazione», ricorda il presidente Baban. Il sasso è lanciato. Adesso resta da vedere gli effetti che sortirà. In politica e tra i “concorrenti”

Alberto Baban, presidente di Piccola Industria di Confindustria
Come dice un insider, “qui stiamo correndo il rischio che nella percezione comune gli imprenditori siano una cosa e Confindustria un’altra.  Da una parte chi fa e dall’altra parte chi chiacchiera su chi fa”. Ancora peggio se la bandiera dell’imprenditorialità, almeno nella visione generale, finisce in mano agli startupper, gli imprenditori di nuova generazione (non solo per dato anagrafico…). Sarà per questo che dalle zone più concrete della galassia confindustriale, i Giovani da una parte e le Piccole Imprese dall’altra, soffia un vento di rivalsa e di orgoglio, che si è sentito forte al Forum nazionale della PI tenuto a Napoli lo scorso weekend, non a caso dedicato all’innovazione.

«Ce la possiamo fare. Le imprese di successo ci sono. Innovare è comprendere che il paradigma è cambiato. Noi siamo convinti che in Italia le imprese che lo fanno sono tante», sono le parole d’ordine lanciate dal presidente Alberto Baban, che di suo conosce bene le dinamiche dell’innovazione e l’ecosistema delle startup, e su questa strada sta cercando di trascinare il sistema.

Il presidente Alberto Baban e le startup

Per rendere più interessante la fatica ha portato al Ministero dello Sviluppo Economico una proposta: estendere alle Pmi innovative i vantaggi oggi riservati alle startup. Il modello d’ispirazione è quello francese, il perimetro dell’intervento ancora vago ma Confindustria sta cercando di definirlo. «Da un nostro sondaggio interno il 54,2% delle Pmi investe in innovazione più del 5% del fatturato», ricorda Baban. Che dall’Osservatorio sulla competitività delle Pmi della Sda Bocconi estrae un altro dato: guardando alle aziende con un fatturato da 5 a 50 milioni, che sono 47mila, «abbiamo circa 20mila imprese con i fondamentali a posto e  potenzialmente solide, e queste imprese generano un fatturato complessivo di 400 miliardi di euro. Sono imprese pronte a reagire». Aspettano…un aiutino. Innanzitutto una modifica fiscale sugli ammortamenti: oggi per ammortizzare un macchinario innovativo occorrono otto anni, lamenta Baban. E poi l’accesso ai vantaggi previsti per le startup. Spiega Baban: «Come accade in Francia, le Pmi innovative devono essere identificabili in base a determinati requisiti, come l’incidenza delle spese in R&S sul fatturato, come il numero dei brevetti o dei ricercatori qualificati in organico. E per queste aziende, al pari delle startup innovative, occorre garantire un accesso prioritario ai finanziamenti europei, nazionali e regionali. Occorre poi prevedere agevolazioni automatiche sia per gli investitori e i private equity che scommettono su di loro, sia per le imprese stesse, come in primis il credito di imposta per ricerca e innovazione».

Come l’hanno presa in via Veneto? Hanno ascoltato e raccolto con attenzione. La policy sulle startup è considerata un’eccezione e la tendenza finora è stata non crearne altre, come si è visto nel caso della tassa sul capital gain, stata aumentata per tutti, startup comprese, nonostante per queste ultime sia previsto un incentivo fiscale per chi investe.

Gli incentivi fiscali per le startup

Adesso quindi si dovrà studiare una soluzione che tenga conto delle legittime richieste che arrivano dalle Pmi. Del resto lo stesso Baban sa che non sarà facile. «In Italia dire quanto tempo passerà quando si ha a che fare con la politica e l’apparato dei ministeri non ha senso». Ma sa che quello dell’innovazione è un vessillo importante sul quale poter appuntare richieste che altrimenti suonerebbero come l’ennesima questua di una parte sociale.

Che cosa ne pensa l’ecosistema delle startup? È lieto di essere diventato un modello a cui aspira il sistema economico tradizionale o teme di vedere insidiati i propri privilegi genetici? Nelle prossime settimane si capirà, specie se Babab e i suoi non demorderanno. 

di Giovanni Iozzia

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