Dopo il referendum

«Perché vogliamo quotare la nostra Pmi a Londra nonostante la Brexit»

Gianpiero Lotito è co-fondatore e ceo di FacilityLive, prima azienda innovativa italiana ammessa a Elite, programma della Borsa londinese che accelera le società intenzionate a sbarcare sui listini. A EconomyUp spiega perché gli investimenti verso il Regno Unito non caleranno: «Il Leave potrebbe creare opportunità»

Pubblicato il 28 Giu 2016

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Gianpiero Lotito, co-fondatore e ceo di FacilityLive

“Quando abbiamo scelto di presentarci alla Borsa di Londra in vista di una quotazione, lo abbiamo fatto pensando che l’Europa, per aziende italiane ed europee come la nostra, potesse essere una grande speranza per il futuro. Il ‘leave’ è stata una decisione drammatica, che come cittadino europeo mi addolora moltissimo. Ma non credo che dal punto di vista economico possa interrompere il legame tra Londra e il Continente: il rapporto andrà avanti e magari potrà creare anche nuove opportunità”.

Gianpiero Lotito, ceo e co-fondatore (insieme a Mariuccia Teroni) della Pmi innovativa FacilityLive, ha scelto di guardare con ottimismo agli scenari del post Brexit. La sua azienda, che ha sede a Pavia e uffici a Londra e Bruxelles, ha sviluppato un motore di ricerca semantico che ha è riuscito a riscuotere l’interesse di grandi aziende e di investitori internazionali anche grazie all’Europa. Sì perché anziché puntare sulla Silicon Valley, destinazione privilegiata per le aziende di software, lui e la sua socia hanno scelto di sviluppare il loro business nel Vecchio Continente e di intraprendere un cammino per portare FacilityLive alla quotazione sulla Borsa di Londra.

Nel 2014, quattro anni dopo la nascita della società, l’azienda è entrata nel programma Elite di London Stock Exchange (la società che gestisce il mercato finanziario londinese e che è proprietaria anche di Piazza Affari), un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale, ideato da Borsa Italiana nel 2012 ed “esportato” a Londra due anni dopo, per far crescere le Pmi non quotate e favorirne lo sbarco sul mercato dei capitali.

FacilityLive è stata la prima azienda non britannica a essere ammessa al programma Elite UK ed è riuscita ad accedervi anche presentando un fatturato di 300 mila euro nonostante il limite minimo sia di 5 milioni di sterline (6-6,5 milioni di euro). La notizia della Brexit è arrivata proprio al terzo anno, che di solito è l’ultimo step del percorso e coincide con la fase in cui le società si confrontano l’interesse da parte degli investitori internazionali. Con il Regno Unito fuori dall’Ue, la prima reazione di un imprenditore italiano che cerca di far crescere il suo business da Londra potrebbe essere il timore. Il sentimento di Lotito invece è quello contrario. Lui lo definisce “coraggio”.

“In queste situazioni – dice a EconomyUpbisogna avere coraggio e cercare di capire dove un evento drammatico come la Brexit può celare anche delle opportunità. Nel 2013, quando io e la mia socia Mariuccia, con brevetti in 44 Paesi, scegliemmo di non andare in Silicon Valley e preferimmo Londra come rampa di lancio, fu proprio perché credevamo che l’Europa fosse il futuro di aziende come la nostra, nate in Italia o in altri Paesi europei. Quindi andiamo avanti su questa strada e vediamo quali chance possono presentarsi. Anzi, cercheremo perfino di accelerare il nostro processo di fundraising – ora che siamo nella terza fase del programma Elite, quello in cui c’è più relazione con possibili investitori – e di avvicinamento alla Borsa. In un momento in cui qualcuno vorrebbe tagliare i ponti, noi vogliamo rinforzarli”.

Secondo Lotito, dalla Brexit potrebbero nascere importanti vantaggi per gli imprenditori: “Il Regno Unito potrebbe diventare ancora più accogliente per chi vuole andare a fare business hi-tech o chi, come noi, mantiene la sede in Italia ma vuole aprire unità di ricerca&sviluppo sul territorio britannico. Proprio nel mese prima del voto, abbiamo fatto un viaggio in Inghilterra per capire come sviluppare questo progetto. Erano tutti pronti ad accoglierci, e ora che c’è il rischio che le aziende vadano via, lo saranno ancora di più”.

A tranquillizzare il co-fondatore di FacilityLive sono alcuni segnali che arrivano dalle principali piazze finanziarie europee e la convinzione che il Regno Unito, anche se al di fuori dall’Ue, non possa rinunciare al mercato unico europeo e viceversa: “La Borsa di Londra e la Deutsche Börse di Francoforte hanno ribadito che vogliono continuare nel loro processo di fusione a prescindere dalla Brexit: fa pensare che un rischio del genere fosse previsto e che comunque l’attività finanziaria comune andrà avanti. L’establishment finanziario della City, del resto, ha abbastanza esperienza per sopportare quest’urto e continuare ad attirare investimenti. E credo che non possa esserci Single Market e Single Digital Market senza l’Inghilterra e che il Regno Unito non possa fare a meno del mercato unico: sono convinto che si troverà una strada per fare in modo che il ‘leave’ non crei una frattura tra Londra e il resto dell’Europa. Ho la sensazione che le reazioni emotive non prevarranno sul buon senso e che non basterà un voto, tra l’altro di una risicata maggioranza, a interrompere tutto con un colpo di forbici”.

Il problema, ammette Lotito, è più sociale che economico. “Da cittadino europeo mi dispiace moltissimo. I risvolti sociali potrebbero essere pesanti. Però l’Inghilterra, così come l’Italia, è un Paese che dopo le difficoltà è sempre riuscito a riprendersi. E alla lunga, se il Regno Unito resterà in stretto contatto con l’Unione europea, farà un enorme spot proprio all’Ue, mostrando a tutti quanto conviene stare insieme e non divisi”.

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