Panama Papers, ci sono anche gli startupper | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il caso

Panama Papers, ci sono anche gli startupper

11 Apr 2016

Nella lista pubblicata dall’Espresso con i primi 100 nomi degli italiani con conti all’estero appaiono alcuni imprenditori digitali: Giovanni Ciallella, co-founder di JobRapido; Alessandro Palmieri, founder e co-Ceo di DoveConviene.it; e Giulio Valiante, Ad dell’acceleratore Withfounders. Ecco chi sono

Ci sono anche gli startupper tra i primi 100 nomi degli italiani coinvolti nei Panama Papers, l’inchiesta internazionale sui conti off-shore condotta per un anno da cento gruppi di giornalisti nel mondo. Sono Giovanni Ciallella, co-founder di JobRapido, Alessandro Palmieri, founder e co-Ceo di DoveConviene.it, e Giulio Valiante, amministratore delegato di Withfounders, primo seed accelerator in Italia i cui fondatori sono tutti imprenditori startupper.

I 100 nomi sono stati pubblicati l’8 aprile dall’Espresso che, in esclusiva per l’Italia, ha avuto accesso alla banca dati (qui il link all’articolo online con tutti i nominativi dei coinvolti). Naturalmente è da dimostrare che questi conti fossero base di attività illegali, tanto più che molte delle indiscrezioni pubblicate in questi giorni sono state oggetto di precisazioni e smentite.

Ma vediamo chi sono i fondatori di startup presenti nella lista.

Già founder e Ceo di Astra Telecom Do Brasil dal 1996 al 1999, Giovanni Ciallella ha cofondato Jobrapido, dove è rimasto dal 2006 al 2013. Si tratta di sito attraverso il quale milioni di persone possono trovare le offerte di lavoro di oltre quaranta nazioni. Nel 2012 la società Evenbase del gruppo editoriale Daily Mail ha acquisito il 49% del capitale dai soci tedeschi e italiani, valutando la startup circa 60 milioni di euro. A ottobre 2014 Ciallella ha fondato con Massimo Lepore Ubiter, social network che permette di conoscere i migliori tutor per i propri interessi e le proprie competenze professionali, collegandosi con docenti, studenti o colleghi di corso per rimanere costantemente aggiornati su qualunque novità riguardante i propri interessi didattici. Nel momento in cui scriviamo, però, la piattaforma risulta offline. A marzo 2015 Ciallella ha co-fondato MagicPed, società costituita da un team di ingegneri e focalizzata sullo sviluppo di sistemi di trasporto personale a basso impatto ambientale. Nel sito dell’azienda si legge: “Stiamo realizzando una serie di articoli innovativi che, una volta immessi sul mercato, cambieranno presto il modo di muoversi, di vedere e di connettersi con il mondo”.

Un altro startupper che figura nei Panama Papers è Alessandro Palmieri, co-founder con Stefano Portu di DoveConviene, una delle poche startup italiane milionarie, ovvero che superano il milione di euro di giro d’affari. Si tratta di un’edicola digitale geolocalizzata che rende disponibili volantini e cataloghi dei principali retailer e brand di ogni categoria, dall’alimentare all’elettronica, dall’arredamento al bricolage, dai viaggi all’abbigliamento, e li propone agli utenti che si trovano nelle aree di riferimento dei punti vendita. I servizi offerti da DoveConviene sono accessibili, oltre che dal sito www.doveconviene.it, anche dall’omonima applicazione gratuita sviluppata per le principali piattaforme mobile: iOS, Android, WindowsPhone, Windows8, Amazon e BlackBerry. Già product manager di Buongiorno Spa dal 1999 al 2003, Palmieri ha fondato DoveConviene nel 2010. A settembre 2015 la società ha chiuso un nuovo funding da 10 milioni di euro con Highland Capital Partners Europe, primario fondo europeo con investimenti in altri leader internazionali tra cui Privalia ePhotoBox. È uno dei maggiori investimenti, se non il maggiore, di un Venture Capital straniero su digitale in Italia. DoveConviene, già partecipata da Principia SGR, attraverso il Fondo Principia II360 Capital Partners e Merifin Capital, ha raccolto così complessivamente negli ultimi 3 anni oltre 20 milioni di euro. Adesso l’obiettivo è arrivare a essere presente in 10 Paesi entro la fine del 2016.

Qui un approfondimento su DoveConviene, la startup dei volantini digitali

Il terzo (in ordine alfabetico) coinvolto nei Panama Papers è l’imprenditore-startupper Giulio Valiante, che, tra le altre cose, ha co-fondato Jobrapido insieme con Giovanni Ciallella. Dopo un’esperienza consolidata come manager in Italia e all’estero in Henkel, Johnson Wax e Barilla, nel 1999 Valiante ha iniziato la sua esperienza nella digital economy ”perché mi ero accorto che il mondo del largo consumo non dava più prospettive interessanti”, partecipando allo startup di Buongiorno Vitaminic. Oltre a JobRapido, ha contribuito alla nascita e finanziato startup come Mytv, Saldi Privati (co-founder), AutoXY (presidente e founder), Promoqui.it (presidente e founder). Startupper di lungo corso, è fondatore e amministratore delegato di Withfounders, seed accelerator che ha finanziato varie startup: da Jusp, che permette a chiunque in possesso di uno smartphone di accettare pagamenti con carte di credito e bancomat, a Brandon Ferrari, che porta il made in Italy nel mondo selezionando i più noti e promettenti marchi italiani noti e gestendo per loro le campagne di vendita online nel mondo; da Plannify, un motore di ricerca di iniziative, manifestazioni e spettacoli in Italia e all’estero, a New Vision, che progetta e realizza soluzioni e piattaforme internet-based per la gestione e la condivisione di dati e contenuti multimediali. Intervistato da EconomyUp a settembre 2014, Valiante diceva: “In Italia non manca la capacità imprenditoriale né la creatività, è il resto che è difficile: l’accesso al credito bancario, spesso impossibile se non si forniscono credenziali personali, una fiscalità eccessiva e un sistema di regole troppo rigido che spaventa e fa andare oltre confine, le grandi imprese italiane che non investono più in ricerca e sviluppo, come succede invece all’estero. Qui tutto è lasciato al singolo”.

di Luciana Maci

Articoli correlati