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Professioni & Disruption

Notai gratis in Francia un giorno al mese: «Così spieghiamo la nostra funzione sociale»

07 Lug 2015

L’associazione #conseilducoin, creata dallo scrittore Alexandre Jardin e dal notaio Vincent Chauveau, offre consulenze gratuite nei caffè del Paese. Chauveau: «Il 35% dei nostri consigli è già gratuito: siamo utili alla società, ma pochi lo capiscono»

In Italia lottano contro la norma che dovrebbe introdurre la possibilità per le startup di evitare il ricorso alla loro prestazione, in Francia offrono consulenze gratuite il primo sabato di ogni mese. Sono i notai, categoria professionale che, insieme a molte altre, sta sperimentando in varie parti del mondo una fase di riflessione e ripensamento su modalità e finalità dell’esercizio della propria professione, innescata dalla disruption causata dall’innovazione tecnologica.

In Francia alcuni di loro hanno deciso di reagire così: fornendo occasionali consulenze gratuite dal vivo. L’iniziativa parte dall’associazione #conseilducoin, nata dall’incontro in un cafè tra Alexandre Jardin, scrittore e regista, e Vincent Chauveau, notaio di provincia. Come è spiegato nel sito dell’associazione, lo scrittore ha chiesto al notaio quale gesto compie più spesso quotidianamente nell’esercizio della professione e lui ha replicato: “Le nostre giornate sono piene di consigli gratuiti. Il 35% dei nostri suggerimenti al cliente non è seguito da un atto formale. Noi garantiamo una funzione sociale, ma pochi lo sanno”. Alexandre Jardin ha consigliato allora all’amico, e all’intera categoria, di “uscire dalle proprie mura” e “farlo sapere”. Da qui l’idea di accogliere le persone il primo sabato di ogni mese nelle varie città della Francia all’interno di popolari caffè e locali per dare loro suggerimenti e consigli. La lista degli appuntamenti è sul sito. L’organizzazione non risponde a email: l’incontro gratuito è solo ed esclusivamente offline, tra una tazza di caffè o tè e qualche pasticcino. 

Anche in Italia i notai sono tenuti a prestazioni gratuite, seppure in tutt’altro ambito e con altre modalità. Il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti ha introdotto la srl semplificata, variante della tradizionale società a responsabilità limitata, pensata soprattutto per startup e giovani imprenditori, che consente di aprire un’attività “con un euro”: in questo caso nulla è dovuto al notaio per la sua prestazione professionale al momento dell’atto costitutivo. E il professionista è tenuto per legge ad espletare questa attività gratuita quando gli viene richiesto.

Nei mesi scorsi a EconomyUp sono però arrivate segnalazioni relative a una presunta, scarsa disponibilità dei notai. Una startupper si è lamentata di non essere riuscita a trovare un notaio disponibile per un’operazione di questo genere e di essersi dovuta rivolgere al Ministero dello Sviluppo economico, che l’ha poi aiutata a risolvere il problema. Altri notai da varie parti d’Italia hanno replicato, assicurando di essersi dimostrati sempre ben disposti verso simili richieste.  

Di recente la  categoria è stata protagonista di una battaglia, non ancora conclusa, su una norma che prevede la possibilità di costituire una startup senza fare il ricorso al notaio, ma compilando un modulo standard “rinforzato” con firma digitale. La norma è contenuta nell’Investment Compact, legge approvata il 24 marzo scorso che battezza la categoria delle pmi innovative ma introduce cambiamenti anche per le loro sorelle minori. Per implementarla, però, serve un decreto attuativo del Ministero dello Sviluppo economico che ancora non ha visto la luce. Nel frattempo la categoria ha vivamente contestato la sua introduzione, rivendicando il proprio intervento come indispensabile, soprattutto in funzione anti-frodi, e mettendo in dubbio la sicurezza della firma digitale

D’altra parte il Notariato italiano ha da tempo avviato attività mirate a restare al passo con l’innovazione tecnologica. Per esempio di recente ha aperto un tavolo di lavoro con Microsoft, Google, Facebook e Università Bocconi per sviluppare un protocollo che permetta di risolvere la questione dell’eredità digitale in modo semplice ed economico, interagendo con gli operatori della rete. La soluzione italiana potrebbe rappresentare un caso pilota a livello europeo. 

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