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Agevolazioni

Legge di stabilità, sconti alla ricerca per le startup (come nella Ue)

24 Ott 2014

Previsto un credito di imposta fino al 50% per spese in R&D, compresi i contratti con startup innovative. Onetti (Mind The Bridge): “Ricerca concetto vago ma sulle neo-imprese: siamo in linea con l’Europa”. Barilli (Italia Startup): “Norme positive, ma l’innovazione non si fa per decreto”

Ricerca e startup “premiate” dal governo Renzi nella legge di stabilità. Nel testo firmato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano entra anche il pacchetto di bonus sulla ricerca. Il credito d’imposta per gli incrementi di investimenti in ricerca effettuati dalle aziende sarà del 25% (livello standard) e, qualora si tratti di spese per l’impiego di personale altamente qualificato o si attivino contratti di R&S con enti di ricerca ed università, il bonus passa al 50%. E tra le spese ammissibili per accedere all’incentivo ci sono quelle relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca ed organismi equiparati, e con altre imprese comprese le startup innovative.

Secondo quanto previsto dall’articolo 7 del disegno di legge ne potranno fruire tutte le imprese, senza alcun vincolo di fatturato, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, e dal regime contabile adottato. Sparisce quindi il vincolo, attualmente previsto con la legge 145/2013, che riserva il bonus alle sole aziende con fatturato annuo inferiore a 500 mila euro.

Nello specifico la norma proposta dal governo riconoscerà un credito d’imposta per il 25% degli incrementi annuali di spesa nel settore Ricerca e Sviluppo, registrati in ciascuno dei periodi d’imposta di applicazione dell’incentivo, rispetto alla media realizzata nel triennio antecedente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015. Il bonus potrà riguardare gli investimenti effettuati sino all’esercizio contabile che si chiude al 31 dicembre 2019.

Per accedere all’incentivo le imprese dovranno realizzare un investimento minimo annuale in attività di R&S pari ad almeno 30mila euro. Il massimo credito d’imposta conseguibile da ciascun beneficiario sarà pari a 5 milioni di euro annui.

Le spese ammissibili sono: a) personale altamente qualificato impiegato in attività di ricerca e sviluppo (come ad esempio dottori di ricerca con laurea magistrale in discipline tecniche);  b) quote di ammortamento delle spese di acquisto o utilizzo per strumenti e attrezzature di laboratorio, in relazione alla misure al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e con costo unitario non inferiore a 2mila euro; c) contratti di ricerca stipulati con università e organismi di ricerca ; d) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca ed organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative ; d) spese per competenze e di natura scientifica, tecnologica . Per le voci a) e c), indica la norma, il bonus è riconosciuto nella misura del 50 per cento delle spese medesime.

La vigilanza sul corretto utilizzo dell’incentivo fiscale sarà a carico dell’Agenzia delle Entrate. Le spese di ricerca dovranno essere rendicontate e supportate da idonea documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato alla revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro della revisione legale dei conti. La certificazione di tali spese dovrà essere allegata al bilancio sociale.

“Non sono mai stato un grande fan degli incentivi alla ricerca – dice Alberto Onetti, presidente di Mind the Bridge Foundation, organizzazione no profit italo-americana, e responsabile di Sep-Startup Europe Partnership, piattaforma per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese innovative – perché di fatto è sempre molto difficile qualificare, catalogare e valutare cos’è ricerca. Spesso l’impegno si va a infrangere sui criteri di ammissibilità dei progetti. D’altra parte, prevedendo tra le spese ammissibili anche quelle relative a contratti con startup innovative, il governo fa a mio parere una considerazione corretta: punta cioè a creare una sorta di fast track per le startup in linea con quanto si sta provando a fare a livello europeo a diversi livelli e su diversi sistemi. In pratica, con questa nuova norma, sarà più facile per le startup fare business, perché si incentivano le aziende a intraprendere rapporti commerciali con le realtà imprenditoriali nascenti. Mi sembra insomma che il governo abbia un occhio innovativo verso le startup in linea con quello che succede in Europa”.

“Le nuove norme introdotte dal governo sono certamente un incentivo ulteriore alle imprese a investire in R&D e in innovazione perchè nel credito d’imposta si includono anche le spese di startup innovative” è il commento di Federico Barilli, Segretario generale di Italia Startup. “Quando si parla di impresa – prosegue Barilli – concordo sempre con quello che diceva il ministro Stanca e cioè che l’innovazione non si fa per decreto. Però non c’è dubbio che un provvedimento del genere aiuta, anche se la prima leva dovrebbe essere il convincimento dell’azienda a investire in innovazione e a farlo anche tramite le startup innovative”.

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