La blockchain e il venture capital, opportunità e vantaggi. Il modello Seed Venture | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IMPRESA E FINANZA

La blockchain e il venture capital, opportunità e vantaggi. Il modello Seed Venture



Gli investimenti sulle startup aumentano ma restano pochi rispetto alla media europea. Eppure l’Italia ha una grande riserva di risparmio privato. Il crowdfunding cresce ma conserva alcuni limiti: la blockchain può aiutarli a superare, favorendo lo sviluppo del venture capital. La soluzione proposta da Seed Venture

di Concetta Desando

09 Lug 2019


In crescita ma ancora pochi. Soprattutto se ci si confronta con l’estero. Se dovessimo scattare una fotografia degli investimenti di venture capital nel nostro Paese, l’immagine sarebbe quella di un bicchiere ancora troppo vuoto. I segnali positivi ci sono e la crescita lo dimostra. Ma si può fare ancora molto, i protagonisti dell’ecosistema lo sanno bene e la blockchain può essere la tecnologia utile per lo sviluppo del venture capital in Italia.

Venture capital in Italia: i numeri

L’Italia recupera terreno, ma rimane nelle posizioni di retrovia in Europa quando si parla di startup. Il recente 360Entrepreneurial Index, realizzato dal centro studi di Digital360, ci colloca al 20° posto su 28 Paesi per quanto riguarda l’efficienza dell’ecosistema nazionale delle startup. Eppure per le startup italiane il 2018 è stato l’anno dei record, con investimenti in forte crescita rispetto agli anni precedenti.

Secondo i dati dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano gli investimenti sono arrivati a 598 milioni. Con un fortissimo incremento dell’interesse da parte degli investitori internazionali (soprattutto americani, ma con una piccola quota anche di cinesi), quasi raddoppiati rispetto al 2017. I numeri di  ScaleIt sono ancora più entusiasiamanti: nel 2018 gli investimenti di venture capital nel sistema italiano delle startup è cresciuto del 157%, arrivando a 603 milioni di euro dai 235 dell’anno precedente, nonostante il numero di operazioni sia rimasto quasi invariato (da 276 a 288).

Un esame più attento dei dati dell’Osservatorio evidenzia come, su circa 80 round di finanziamento, 12 incidono per la metà della raccolta complessiva (315 mln) mentre la parte restante fotografa una raccolta media che si attesta sopra i 4mln. per singolo round: trattasi quindi di finanziamenti principalmente riferibili a startup già nella fase inoltrata dell’accelerazione, grazie a precedenti raccolte che hanno permesso alle stesse di partire. Il limite sta proprio nel numero di startup finanziate: troppo poche, se consideriamo le10mila iscritte nell’apposito registro che fanno appunto innovazione per far crescere il Paese.

Analisi domestiche a parte, gli investimenti sulle startup italiane restano palesemente scarsi rispetto al panorama internazionale: basti pensare che la Spagna registra investimenti per 1,4 miliardi, la Francia per 3,7 miliardi, la Germania per 4,4 miliardi. Per non parlare della Gran Bretagna, che attrae investimenti per 7,7 miliardi di euro e di Israele, che ne raccoglie ben 3,3. Il nostro Paese è superato, gli investimenti arrivano dalla Svizzera e dalla Svezia, entrambe con 1,2 miliardi. Noi siamo arrivati al livello di Irlanda e Olanda.

Il risparmio italiano: grande ma congelato  

Il motivo per cui l’Italia fatica a recuperare terreno è un insieme di fattori, non ultimi quelli relativi all’incertezza politica ed economica, senza contare che il quadro normativo da un lato favorisce la nascita delle startup, ma dall’altro rischia di frenarne la crescita. Ecco allora che per stimolare gli investimenti il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha lanciato il Fondo per l’Innovazione. Ma per incrementare l’interesse dei VC, e di tutti coloro che vorrebbero sostenere l’innovazione,  nei confronti delle nostre startup è importante anche dare certezze: e in questo senso importante può essere determinante il contributo di una tecnologia come la blockchain, in grado di trasformare gli “intermediari” in attori principali, mentre le regole decise dall’incubatore (non dalla piattaforma, che nulla impone né fa controlli) rappresentare il loro modello di business, il tutto per favorire una partecipazione diffusa verso il futuro

Del resto in Italia i capitali non mancherebbero viste le importanti riserve di risparmio privato.

Consob, nell’ultimo report presentato a giugno in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario ne conferma i dati: gli italiani sono un popolo di risparmiatori, che però non investono e quindi lasciano nei propri depositi bancari o di risparmio, quindi liquidi, oltre 1.400 miliardi di euro. Una massa monetaria enorme che non finisce nel sistema produttivo e che, con attuali tassi a zero, non viene neppure remunerata.

E la conferma di un interesse e disponibilità a investire sull’innovazione, che pure una quota di rischio sempre mantiene, arriva dal successo del crowdfunding e in particolare dell’equity crowdfundig: sulle piattaforme attive sono sempre più frequenti le campagne che si chiudono con successo e in tempi brevi. Eppure il sistema ha alcuni limiti oggettivi, come la difficile liquidabilità delle quote o la stessa difficoltà nello scegliere startup tra le oltre 10mila presenti sul mercato, ma anche il fatto che diventare socio (soprattutto con investimenti minimi) crea una relazione diretta che può risultare alla lunga scomoda (dichiarazioni, accordi da sottoscrivere, formalità varie da osservare)

Che cosa può fare la blockchain per il venture capital

La caratteristica fondamentale dell’uso della blockchain nel venture capital è la trasparenza e la possibilità di rendere un mercato, per sua natura illiquido, liquido grazie alla tokenizzazione.
Tutte le transazioni su blockchain sono visionabili e inalterabili e l’utilizzo degli smart contract conferisce sicurezza sia nella gestione di fondi e token, sia nella loro trasferibilità. Ed è proprio questo il contributo della blockchain per gli investimenti di venture capital.

Ricordiamolo, con la blockchain nessuno può modificare i dati: questa tecnologia certifica che i dati tracciati non possono essere modificati in futuro. E questo vuol dire ovviamente sicurezza, elemento non secondario sia per un investitore non specializzato che per un venture capitalist.

Seed Venture, la piattaforma blockchain based per gli investimenti: come funziona

L’obiettivo di rendere più trasparente e più sicuro l’intervento sia dei piccoli investitori sia dei venture capitalist o grandi fondi sulle startup italiane è portato avanti da Seed Venture, novità in arrivo nell’ecosistema italiano nel corso dell’estate. Si tratta di una piattaforma aperta e decentralizzata, basata su protocollo Ethereum, che punta a fare incontrare senza intermediari investitori, incubatori e loro startup, che potranno interagire in un ambiente trasparente e con dati inalterabili, innescando vera competizione e riducendo così i rischi. L’idea è quella di attrarre sia gli investitori esperti e strutturati, che quelli non specializzati che oggi temono il rischio di mancati ritorni (quando non addirittura della perdita del capitale investito) e che con Seed Venture potranno diversificare ulteriormente il rischio.

Sulla piattaforma, svegli investitori possono scegliere su quale paniere di startup (proposti da diversi incubatori) investire decidendo, senza il coinvolgimento di intermediari, quanto finanziare e quando farlo. Una volta erogati, i finanziamenti sono detenuti da uno smart contract e sbloccati da parte degli incubatori man mano che le startup completano i diversi step di avanzamento del progetto, certificati dagli incubatori stessi e garantiti dalla blockchain pubblica; tale meccanismo risulterà tutelante per gli investitori in termini di impiego dei capitali per gli scopi dichiarati nei vari progetti

L’obiettivo di Seed Venture è, in definitiva, quello di avvicinare i piccoli e grandi investitori che oggi sono lontani dal mondo dell’innovazione a causa dell’illiquidità e la rischiosità di questo mercato (attraente per i potenziali ingenti guadagni).

Per operare sulla piattaforma viene utilizzato il Seed, un token di pagamento con cui gli investitori partecipano al finanziamento dei panieri di startup, ricevendone in cambio token di paniere che rappresentano il modello di business dell’incubatore e che fungono da veicolo di trasferimento del valore del paniere stesso.
Il token Seed sarà quotato negli Exchange centralizzati (vere e proprie borse digitali) per poter garantire una conversione di valore facile e immediata; valore che sarà influenzato dalla funzionalità della piattaforma, dalla quantità e qualità degli attori e dei panieri di startup e soprattutto dell’affiancamento da parte degli incubatori, ma che sarà sostanzialmente determinato dalla massa di capitali veicolati dagli investitori verso le startup, in definitiva il valore del token SEED di fatto rappresenterà, anche nel mero suo possesso, l’andamento di tutti gli incubatori.

Seed Venture, i vantaggi

Quella di Seed Venture è una metodologia win-win, perché le startup vengono finanziate e sostenute senza doversi preoccupare di continuare a cercare fondi e finanziamenti; gli incubatori sono incentivati a scegliere con cautela le startup da accogliere e sostenere nel loro paniere, perché solo così sono in grado di attrarre più facilmente capitali; e gli investitori ottengono attraverso questo percorso la garanzia di totale trasparenza sul capitale investito e sui suoi impieghi.

Seed Venture, inoltre, sarà un organismo totalmente autonomo e indipendente, il cui accesso e utilizzo avverrà attraverso il download di appositi applicazioni desktop e mobile. Rappresenterà uno strumento la cui adozione fungerà sia da stimolo alla crescita dell’innovazione e l’economia di un Paese, sia quale nuova educazione finanziaria assieme a una sana competizione, affinché sia i progetti che i capitali non vengano dispersi.

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network