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SHARING ECONOMY

L’Ue scommette su Sardex, startup milionaria che “batte moneta” sarda

16 Set 2014

Via all’accordo tra azienda e Regione per partecipare a Digipay4growth, progetto Ue per un nuovo sistema di pagamenti digitali: lo dice a EconomyUp l’ad Roberto Spano, che aggiunge: “Ottimo essere tra le 28 startup italiane sopra il milione di euro, ma siamo ancora troppo poche: servono azioni politiche e imprenditoriali”

Roberto Spano, ad di Sardex
Sardex, startup sarda ideatrice di un Circuito di Credito Commerciale regionale che l’ha resa milionaria, debutta in Europa, sia pure in forma di sperimentazione. La Giunta della Regione Sardegna ha appena dato il via libera alla partnership tra la Regione stessa e l’azienda su un importante progetto europeo, Digipay4growth,  mirato a implementare un nuovo sistema di pagamenti digitali che aiuti a contrastare la crisi economica.

Lo dice a EconomyUp l’amministratore delegato di Sardex, Roberto Spano, sottolineando questo ulteriore traguardo raggiunto dalla startup nata a Serramanna (Cagliari) ed entrata nel mercato nel 2010 per volontà – e visionarietà  – di quattro giovani cagliaritani con tanta voglia di fare qualcosa di produttivo per se stessi e il proprio territorio.

Adesso è l’Europa a coinvolgere Sardex, che in sostanza mette in circolo una moneta complementare,  per testare nuovi strumenti di ingegneria finanziaria. Oltre alla Sardegna, Digipay4growth prevede altre due sperimentazioni a Bristol e in Catalogna. Sarà un progetto triennale, che prevede il coinvolgimento di 10mila piccole e medie imprese e una circolazione di denaro nell’ambito del sistema pari a 34 milioni di euro.

Ma già Sardex in questi anni ha raggiunto numerosi obiettivi, fino ad entrare ufficialmente questo mese nel ristretto pantheon delle startup innovative italiane con oltre un milione di euro di volume d’affari l’anno. E questo grazie alla sua piattaforma, definita dallo stesso amministratore delegato “un ecosistema”. In pratica consente a piccole e grandi aziende selezionate e iscritte alla community di cedere all’interno di questo circuito beni e servizi che non riescono a collocare in euro (la loro capacità produttiva inespressa, per esempio i tavoli che restano scoperti in un ristorante); consente a individui o altre imprese, sempre iscritti al circuito, di acquistare quella capacità produttiva inespressa attraverso crediti; e finisce per consentire al ristoratore di cui sopra di acquistare vino, pane o di fare una vacanza spendendo qui crediti accumulati. Il tutto restando in loco, in Sardegna.

Chi si iscrive a Sardex stipula un abbonamento annuale. Gli abbonamenti sono proporzionati alle dimensioni dell’azienda, perché nel circuito c’è la multinazionale come la piccola associazione culturale. Dopodiché l’iscritto può fare tutte le transazioni che vuole e non deve più versare alcuna fee. I broker aziendali sono disponibili telefonicamente per agevolare gli associati negli acquisti e nelle vendite. A tutt’oggi gli scambi hanno superato i 18 milioni di euro.

Si può parlare di moneta virtuale stile Bitcoin? “Assolutamente no” si ribella Spano. “Bitcoin è una criptomoneta, Sardex è più reale del re”.  Baratto? “Nemmeno, perché il baratto è bilaterale. Io vendo il mio cavallo, tu mi dai le tue uova. Da noi invece funziona così: cedo le uova a un ristoratore, ne ho in cambio dei crediti e posso cambiare questi crediti con un cavallo. Semmai il nostro è un baratto multilaterale e multi temporale”. Sharing economy?: “Questo sì –  replica Spano – perché gli operatori all’interno della nostra comunità stanno convivendo e cooperando. Qui si istaura un rapporto che va oltre il mero rapporto economico. È una comunità che coopera e fa nascere nuove iniziative anche in base a una condivisione di principi. La relazione sociale precede e segue quella economica”.

Sardex è rapidamente cresciuta negli anni. Grazie al suo circuito di vendita di prodotti e servizi oltre 36 milioni di beni di 2500 aziende destinati a rimanere invenduti hanno mosso l’economia dell’isola e creato valore. E l’anno scorso l’azienda è arrivata a superare il milione di euro di volume d’affari, con un trend che si conferma tuttora in aumento. Peccato che le istituzioni se ne siano accorte…un anno dopo. “In realtà – spiega l’ad – il bilancio 2013, che ha registrato un fatturato di 1,2 milioni di euro, è stato pubblicato a giugno 2014, dopodiché ci sono stati i soliti tempi di aggiornamento dei dati, quindi a settembre siamo stati inseriti quale 28esima startup nella lista ufficiale delle Camere di Commercio  dove sono inserite le startup innovative italiane che hanno superato la cifra-simbolo di un milione di euro di giro d’affari nell’ultimo anno di vita. Per il 2014 contiamo di andare oltre il milione e mezzo ”.

Un successo? “Una tristezza” risponde un po’ provocatorio Spano. “In Italia attualmente ci sono soltanto circa 2500 startup innovative e solo 28 hanno raggiunto risultati apprezzabili. Abbiamo ancora moltissimo da fare. È una riflessione che deve indurre a fare qualcosa sia a livello politico sia a livello imprenditoriale”.

Ma come è nata questa idea in qualche modo rivoluzionaria? “L’idea nasce tra il 2007 e il 2009 – spiega –  poco prima del fallimento della Lehman Brothers, dello scoppio della bolla immobiliare  e del tracollo del sistema finanziario globale. I fondatori, 4 ragazzi dell’entroterra cagliaritano che studiavano fuori e riflettevano su cosa fare da grandi, si imbatterono in Wir, sistema di moneta complementare nato in Svizzera nel 1934, dopo la crisi economica mondiale del ‘29. Oggi si chiama Banca Wir e ha 65mila iscritti. Loro stessi ci definiscono persone che hanno saputo copiare bene”.

L’ingresso nel mercato non è stato semplice per i founder Gabriele Littera (oggi presidente), Giuseppe Littera, Carlo Mancosu, Franco Contu e Piero Sanna, peraltro all’epoca tutti giovanissimi.  “Bisogna immaginare – racconta Spano –  il gruppo che va dall’imprenditore locale, gli illustra il circuito creditizio, lui ne rimane entusiasta e chiede: quanti siamo nel circuito? La risposta era: per ora solo due (o tre, o quattro)”. Eppure la rete si è costituita, proprio grazie alla fiducia reciproca e alla fiducia nelle prospettive future. Ampiamente ripagata, per ora. Al punto che anche l’Europa si sta fidando di Sardex.

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di Luciana Maci

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